Emergenza Covid: stesse regole per ristoranti e locali per cerimonie? L’ultimo DPCM tra confusione dei clienti e paure degli operatori

Emergenza Covid: stesse regole per ristoranti e locali per cerimonie? L'ultimo DPCM tra confusione dei clienti e paure degli operatori

Ha generato confusione l’ultimo dpcm, firmato nella notte del 13 ottobre dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

Direttive, valide fino al 13 novembre, che hanno cambiato le regole per bar, ristoranti, pub, pasticcerie e gelaterie non solo con l’anticipazione degli orari di chiusura, ma anche per quanto avviene all’esterno dei locali.

Disposizioni che riguardano sia ristoranti, bar, pub, gelaterie, e pasticcerie, sia i locali pubblici dove si svolgono feste private.

E occorre fare un distinguo tra ristoranti “alla spicciolata” e ristoranti per cerimonie:

Questi ultimi sono chiamati a consentire cerimonie, come matrimoni e battesimi, con un limite massimo di 30 partecipanti. Ed è qui che si concentra il grosso delle criticità per un comparto che già a stento era riuscito a risollevarsi dal lockdown dei mesi scorsi. Locali, tarati per dimensioni e personale su eventi da centinaia di persone, oggi rischiano di chiudere definitivamente mandando tutti in cassa integrazione.

Un’allarme lanciato dalle associazioni di categoria che fanno notare un dettaglio semplice da considerare: 30 invitati ad una cerimonia non potranno mai coprire le spese necessarie ad un ristorane per garantire lo stipendio a tutto il personale di sala e di cucina che fino a ieri serviva per centinaia di invitati ad evento.

Non solo: molti che avevano programmato di sposarsi nei prossimi mesi, hanno preferito rimandare. Ed è soprattutto in Campania e in provincia di Caserta che la pioggia di disdette sta minacciando la chiusura dei grandi ristoranti e la conseguente cassa integrazione per centinaia di lavoratori

Diverse, invece, sono le disposizioni governative previste per i ristoranti alla spicciolata, bar, pub,  gelaterie e  pasticcerie:

chiuderanno alle 24 e potranno restare aperti fino a quell’ora solamente in caso di servizio al tavolo.

Per le attività che non prevedono il servizio al tavolo, invece, la consumazione in piedi può avvenire fino alle 21.

Con l’obiettivo di evitare assembramenti, niente consumazioni al bancone dopo le 21, quindi, ma solo ai tavolini. Così come all’esterno non si potrà bere o mangiare in piedi davanti ai locali.

Resta la possibilità della consegna a domicilio e dell’asporto, con la consumazione che non deve però avvenire nelle adiacenze del locale.

Altro discorso vale per le feste in casa: è raccomandato, e non imposto, di non organizzare cene o eventi con più di 6 persone