Emergenza scuole materne a Caserta, in città un solo asilo comunale. Indagine “Il Sole 24 Ore”

I dati sulla collocazione delle scuole materne pubbliche in Italia sono disarmanti: il 51% degli asili comunali si trovano al Nord, il 37% al Centro e solo il 12% al Sud. E poco importa se nel Meridione le rette delle scuole pubbliche sono mediamente più basse, tanto gran parte delle famiglie affida i propri figli a quelle private.

Caserta – Una riflessione sulla condizione e sul numero delle scuole materne pubbliche a Caserta spinge a preoccuparsi non poco. A fronte della presenza di 4200 bambini circa in età compresa tra gli zero e i sei anni, sull’intero territorio comunale è presente infatti un solo asilo pubblico: quello di viale Cappiello, dotato di tutti i servizi ma “vittima” di una manutenzione assente o saltuaria.

L’unica struttura comunale per la formazione dei bambini mette a disposizione 60 posti, ma il paradosso è rappresentato dal fatto che gli iscritti sono solo 28 e i bimbi che frequentano quotidianamente l’asilo si riducono a una ventina. Un calo numerico drastico rispetto a qualche anno fa. Questo perché la maggior parte dei residenti o non è nemmeno a conoscenza dell’esistenza di una scuola materna pubblica in città o non si fida e preferisce quindi, pur pagando di più, affidare i propri figli alle strutture private, ben otto in città. L’assenza di scuole pubbliche per l’infanzia è una grave lacuna che ha contribuito al tracollo di Caserta, precipitata fino all’ultimo posto della graduatoria relativa alla qualità della vita nelle province italiane.

Ovviamente il problema vissuto a Caserta è comune praticamente a tutte le regioni del Sud (in particolare Calabria e Campania) ma il capoluogo di Terra di Lavoro rappresenta l’esempio forse più lampante di questa grave situazione. Nei prossimi anni, dice il sindaco Marino rilasciando una dichiarazione a “Il Sole 24 Ore” che si sta occupando della vicenda, dovrebbero nascere altri 4 asili comunali di cui tre realizzati con finanziamenti della Regione Campania e del Governo.

Sarebbe sbagliato però addossare tutte le colpe alle amministrazioni regionali e comunali dal momento che le risorse sono distribuite in maniera quantomeno discutibile dallo Stato, che assegna meno denaro alle regioni meridionali. La ripartizione del Fondo Nazionale 2017 è stata effettuata in base a tre diversi parametri, tra cui quello principale (e che vale di più ai fini dell’assegnazione del denaro) è relativo al numero di iscritti per regione all’anno 2015. Metà delle risorse va quindi alle regioni più virtuose ed il resto viene diviso tra le altre: considerando che la Campania è la regione italiana con meno iscritti alle scuole materne pubbliche, è facile capire che ha ricevuto meno fondi rispetto alle altre nonostante le enormi difficoltà nel garantire il servizio alle famiglie, spesso costrette a rinunciare ad uno stipendio pur di accudire i propri figli.

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