Ernesto Solari e “Leonardo Neoplatonico”, si parla della Gioconda oggi da Terre Blu

La misteriosa Gioconda era una dama napoletana? Quali tracce ha lasciato il da Vinci del suo passaggio in Campania? E soprattutto: Leonardo era solo scienza e tecnica o anche misticismo e simbolismo? Quale testamento nascosto ha lasciato nelle sue opere?

A questi e ad altri affascinanti interrogativi, su cui gli studiosi dibattono da secoli, cerca di rispondere lo storico dell’arte ed esperto leonardesco Ernesto Solari con il suo ultimo libro  “Leonardo neoplatonico. Gli arcani occultati”, edito da Colibrì in occasione dei 500 anni dalla morte del grande artista e scienziato, che viene presentato oggi alle 19.30 presso l’Associazione Culturale Terre Blu, in via San Nicola 27 (località San Benedetto), alla presenza dell’autore e del prof. Luca Ferrara.

Solari propone ai lettori un da Vinci inedito e stupefacente, che non mancherà di stimolare ulteriormente il dibattito mai esaurito intorno a questa importante figura: non più solo genio della scienza e della tecnica ma, soprattutto nell’età matura, artista e pensatore intriso di spiritualità, esoterismo e simbolismo. Secondo la tesi del volume, Leonardo utilizzava le sue conoscenze in questi campi per lasciare nei propri dipinti una traccia apparentemente invisibile e quasi subliminale del suo testamento spirituale.

Grazie a trent’anni di indagini appassionate, ricostruzioni, prove scientifiche e nuove scoperte inedite, Solari svela la formazione neoplatonica del Vinciano e i sorprendenti significati nascosti delle sue opere, rilette sotto la lente di strumenti mai presi in considerazione prima: dalla Kabbala ebraica al Vangelo di Giovanni, dall’interpretazione dei Tarocchi delle corti cinquecentesche alla numerologia del pensiero pitagorico. In questa lunga e complessa esplorazione del lato filosofico e spirituale del fiorentino, Solari è stato incoraggiato da due dei più grandi esperti di Leonardo, Carlo Pedretti e Federico Zeri, ai quali il volume, che contiene le loro lettere, è dedicato.

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Il testamento spirituale di Leonardo. Secondo la tesi innovativa dell’autore, il genio fiorentino e i suoi lavori non possono essere racchiusi in una visione esclusivamente “aristotelica”, tecnica e scientifica. «Inquadrare Leonardo in questa cornice ristretta significherebbe dare un’immagine parziale e falsata di uno dei più importanti talenti della storia dell’uomo», argomenta Solari, secondo il quale la pittura di Leonardo dimostra di essere il frutto della cooperazione tra l’emisfero cerebrale destro, artistico, sfumato, mutevole, intuitivo-spirituale e femminino, e quello sinistro, geometrico, rigido, schematico, razional-materialistico e mascolino. Nel libro l’autore spiega come Leonardo stesso nei suoi dipinti proponesse al giudizio dell’osservatore il suo metodo sacro-artistico-scientifico attraverso la forza del colore e la struttura geometrica invisibile ed esoterica dell’intera composizione pittorica. «L’obiettivo di Leonardo, che considerava la Bibbia come testo storico di esoterismo applicato – spiega Solari – era lasciare un testamento spirituale, una sorta di indottrinamento biblico subliminale in chi si immerge nei modelli geometrici alla base delle sue opere, nella ricorrenza dei numeri, nello sfumato dei contorni, nell’intensità e impenetrabilità dei volti».

La biblioteca del genio e l’indagine sui misteri della creazione. Questo incredibile viaggio nella mente mistica di Leonardo ci porta a conoscere un uomo alla ricerca di risposte ai molti interrogativi legati ai misteri della creazione: un pensatore, oltre che artista e ingegnere, che per questo teneva e consultava, nella sua fornita biblioteca personale, – che non era costituita solo da opere letterarie e scientifiche – oltre al Timeo di Platone, utilizzato quasi come un “breviario”, anche i testi di filosofi, astrologi, teologi e umanisti come Agostino, Alberto Magno, Alcabizio, Ficino, Landino, Pelacani, Sacrobosco, Scoto, Trismegisto e Gioacchino da Fiore.
Una tesi che trova riscontro anche in due celebri ritratti eseguiti dall’amico Raffaello, che ha raffigurato Leonardo nella “Scuola di Atene” nei panni di Platone con il Timeo sotto braccio e nella “Disputa del Sacramento” nella veste di Re Davide che suona la cetra.

La data dell’Ultima Cena e altri misteri. Numerose e inattese le interpretazioni e le scoperte che emergono dal volume riguardo opere di fama universale ma anche dipinti meno conosciuti: dalla Gioconda costruita secondo le proporzioni di una chiesa a croce latina (pagg. 86-88), alla Dama con l’Ermellino in cui ricorre la numerologia del Paradiso dantesco (pagg. 67-68) fino all’Ultima Cena, dedicata al mistero della creazione e realizzata secondo gli insegnamenti di Platone, Enoch (personaggio biblico antenato di Noè), e Giovanni Evangelista, in cui la struttura geometrica e il colore riportano a elementi che ricorrono nella Kabbala, nel Vangelo di Giovanni, nella fenomenologia celeste (come la ruota dello zodiaco e la precessione degli equinozi), e che consentirebbero anche di datare la cena di Gesù con gli apostoli entro il giorno 20 marzo (pagg. 95-104).

La Gioconda napoletana e i paesaggi lecchesi. Studiando approfonditamente questi e altri dipinti, Solari si è imbattuto in indizi e prove che svelerebbero anche altri misteri custoditi nell’opera leonardesca, che potrebbero sciogliere interrogativi su cui gli storici dell’arte dibattono da 500 anni: secondo la tesi bene argomentata del libro, infatti, Monna Lisa sarebbe una dama napoletana, Isabella d’Aragona, mentre sullo sfondo della stessa Gioconda e del Cenacolo sarebbero riconoscibili i paesaggi del lecchese: il ritratto della misteriosa protagonista sarebbe stato infatti concepito fra le colonne del Santuario della Rocchetta di Airuno (pag. 89) mentre il campanile dell’Ultima Cena viene identificato dall’autore con quello dell’Abbazia di Piona (pag. 190).

La sigla di Leonardo sulla quadrella d’eterna vernice. Interessante, all’interno del volume, anche lo studio sugli autoritratti di Leonardo, che Solari rinviene nel Musico (il genio del resto si presentò a Milano come musicista) e nell’Uomo Vitruviano (pag. 66), ma anche nell’Adorazione dei Magi (pag. 60) e soprattutto nella quadrella d’eterna vernice raffigurante l’arcangelo Gabriele (pag. 49), uno dei primi lavori del giovane Da Vinci, in cui compare anche la sigla LDV, opera sottoposta a termoluminescenza e periziata dalla stimata grafologa Ivana R. Bonfantino, come riportato nel libro, a cui è seguito un successivo expertise effettuato da Giuliana Gardelli, fra i massimi esperti di ceramica rinascimentale.