Eugenia Ricciardi, una benefattrice dalla parte degli emarginati e degli ultimi

Incurabili Napoli
Real Casa degli Incurabili di Napoli

Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio. (Alessandro Manzoni)

Gli stereotipi su coloro che festeggiano o meno la festa della donna sono ormai ridondanti; a partire da coloro che idolatrano la figura femminile esclusivamente in onore di tale festività,  a coloro che giudicano e  combattono  l’adorazione sfrontata in occasione del solo 8 marzo. Lo scopo principale di questa ricorrenza dovrebbe essere quello di ripescare dal nostro passato le grandi figure femminili, affinché queste e le loro gesta rimangano impresse nella memoria di ognuno di noi.

Eugenia Ricciardi è per la maggior parte della popolazione campana, ma soprattutto casertana, una qualunque donna la quale per un qualche merito ha ricevuto l’intestazione di una strada cittadina. Eugenia Ricciardi è una nobildonna distintasi per la sua attiva partecipazione nella realtà sociale e culturale settecentesca della città di Santa Maria Capua Vetere e dell’intera regione. Nacque nella città del Foro nel 1750 e morì nel 1800. Sposata con Tommaso Messore, abitò nella Contrata del Riccio, una delle zone principali dell’allora Santa Maria Maggiore,  abitata in primo luogo dalla nobiltà sammaritana. Rimase vedova dopo pochi anni e si risposò con il furiere Raffaele Salzano.

La sua impronta come filantropo è riscontrabile nel proprio testamento. Alcuni anni prima della propria morte, avvenuta il 9 ottobre del 1795, ordinò di lasciare l’intero patrimonio a disposizione della Real Casa degli Incurabili di Napoli con l’obbligo di prestare assistenza gratuita anche a tutti gli ammalati del Comune di Santa Maria Capua Vetere e del casale di Sant’Andrea dei Lagni. Lo scopo della donazione della nobildonna sammaritana era quello di non isolare gli allora definiti “incurabili” al di fuori del nucleo cittadino, in un secolo in cui il problema degli anziani e dei malati era molto serio e preoccupante.

Nei primi del ‘900 il comune di Santa Maria Capua Vetere, intentò una causa all’ospedale napoletano, con lo scopo di riportare in città il patrimonio, utilizzabile per l’ospedale cittadino. Un patrimonio notevole che si estinse solamente nel 1964, utilizzato sia per i pazienti napoletani che i concittadini della Ricciardi.

Alla benefattrice, la quale dedicò la propria intera esistenza ai meno abbienti è stata dedicata, nel 1835, dal comune di Santa Maria Capua Vetere una lapide nell’atrio del palazzo comunale.