I fantasmi casertani tra leggende e poesia, nei versi di una donna, Velia Titta

Gli spettri fanno parte del nostro folklore quotidiano e sono presenti in molte tradizioni. A Caserta c’è la leggenda del fantasma di Ferdinando IV che s’aggira ancora a San Leucio: lo si vede passeggiare per le stanze e andare perfino in carrozza! E che dire dello spirito della suora di Viale Lincoln? La religiosa dell’antico monastero del luogo partorì un figlio che morì giovane; per il dolore la donna si suicidò e ogni notte il suo spirito vagherebbe disperato per commemorare la tomba del figlio.

Presenze paranormali sono presenti anche in altri luoghi del Casertano. Conoscete la Casa Stregata di Raviscanina? Bene lì si aggirerebbe lo spettro di un bambino morto cadendo per le scale; invece nel bosco di notte udrete la lamentosa voca di una bambina deceduta di fame e di freddo invocante il vostro aiuto! Nelle selve di Valle Agricola, sarete terrorizzati dalle urla di rabbia di un uomo vissuto nel medioevo, ammazzato per aver ucciso il proprio padrone, reo di voler giacere con la moglie del malcapitato per lo ius primae noctis.

Il fantasma regale di Carlo II lo Zoppo, invece, dimora nel castello di Vairano Patenora ma nella Villa detta di Donna Giulia siamo scossi dai brividi se nel silenzio percepiamo la disperazione della padrona, trovata morta in un pozzo, che reclama ancora vendetta. Ad Aversa il primato di presenze dall’aldilà deve essere concesso alla chiesa di San Domenico Maggiore, dove addirittura tre fantasmi starebbero nel complesso a far sentire la loro presenza. Sarebbe prezioso preservare queste nostre leggende territoriali e non perderle per sempre.

Una poesia sui fantasmi

È una rarità trovare una poesia sui fantasmi, protagonisti di solito di romanzi e racconti. Fantasmi Notturni è stato scritto da Velia Titta, moglie di Giacomo Matteotti, inserito nei Primi Canti o Primi Versi del 1906. La scrittrice diede alle stampe anche un’altra silloge poetica È l’alba ed il romanzo L’idolatra con uno pseudonimo maschile. Ecco il testo del componimento:

Fantasmi notturni

Era un’ora di notte
d’un epoca lontana
quando m’avvertì l’eco
il suon d’una campana.                                                                                                              
C’eran sull’aria strane
ombre dubbiose, su’ venti
lunghe storie d’affanni
e lugubri lamenti!

E c’eran processioni
Di forme barcollanti
Di profili invecchiati
Di grami sguardi spenti,
e c’erano acquattati
fra’ tremolanti abeti
fantasmi paurosi
di tenebre assetati.

Le braccia disperate
vidi levar nel buio
delle croci più alte
delle più acute antenne
e un’aquila feroce
fra la greve penombra
della più eccelsa croce
larghe, spiegò le penne.

Le assonanze, le allitterazioni (lugubri lamenti, sguardi spenti, acute antenne), le anafore (di, di, di; delle, delle) e la metafora (braccia disperate) danno un tono lugubre ai versi. La scena, ricca di pathos, seguendo l’analessi, descrive l’apparizione notturna dei fantasmi visti dalla poetessa in un giorno passato (d’un epoca lontana). Il cupo suono di una campana, allegoria del Cristianesimo, introduce la processione di ombre dubbiose, incerte nel da farsi, le cui lunghe storie d’affanni e lugubri lamenti ci pervengono attraverso il vento. Gli spettri appaiono barcollanti, invecchiati, dai tristi sguardi privi di vita, impauriti ma non spaventosi, tanto che si nascondono dietro gli alberi.

Queste povere anime levano le braccia verso il cielo pronti ad accogliere un’aquila che, alzandosi in volo dalla più alta croce, li resusciterà: il rapace è un simbolo egiziano-cristiano legato all’Oltretomba e rappresenta l’anima, Dio stesso, un cavaliere dell’apocalisse o la Resurrezione, come in questi versi. Una poesia bellissima ed empatica… chissà se vi farà dormire stanotte… Alla prossima!