“Femminicidio: Emergenza da codice rosso” incontro ieri al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

Santa Maria Capua Vetere – “Femminicidio: Emergenza da codice rosso. Analisi del fenomeno: istituzioni a confronto” è il titolo di una due giorni di incontri, svoltosi ieri mattina al Teatro “Garibaldi” di S. Maria C.V. ed oggi all’Università Vanvitelli.

Il tema, come si evince, è il grave problema dell’uccisione delle donne da parte dei mariti o compagni e la nuova ed importante misura antiviolenza denominata, appunto, Codice Rosso.

A discuterne, dopo i saluti del Sindaco sammaritano, Antonio Mirra, sono intervenuti esperte del settore, come la Presidente del Tribunale di S. Maria C.V. Gabriella Maria Casella, la Procuratrice Capo della Repubblica del Tribunale di S. Maria C.V. Maria Antonietta Troncone, la Deputata Lega Salvini Premier Pina Castiello, la Senatrice Movimento Cinque Stelle Vilma Moronese, la Senatrice Fratelli d’Italia Giovanna Petrenga, la Presidente Provincia PD Camilla Sgambato.

A moderare con molto tatto, chiarezza e professionalità l’Assessore alle Pari Opportunità Gabriela Gatto, che ha parlato anche della simbolica panchina rossa, iniziativa posta in essere dall’Avv. Pasquale Sticco, presente al convengo, che vuole essere un ricordo delle donne vittime di violenza ed un monito alle generazioni future; ma la Gatto ha anche fatto riferimento ad un centro antiviolenza che nascerà in un bene confiscato.

Il Salone degli Specchi, per questo dibattito così importante era gremito di personalità del mondo giurisprudenziale, tra cui l’avv. Giuseppina Castaldo, sempre in trincea per la difesa dei diritti dei deboli; dall’importante presenza dei giovani, ragazzi e ragazze; partecipazione importante, infine, quella degli uomini, che hanno voluto far comprendere che essi prendono le distanze dall’ingiustificabile maschio che compie atti di barbara violenza sulle donne.

Il Codice Rosso

Il Codice Rosso è un ddl mirante a tutelare, in modo più incisivo, le vittime di violenza, specialmente domestica, approvata da tutte le forze politiche, come ha dichiarato la Sen. Petrenga, prodotto dalle idee dai ministri Giulia Bongiorno ed Alfonso Bonafede, che come ha teso a sottolineare il premier Giuseppe Conte e le relatrici dell’incontro di ieri, è un primo passo importante ma ancora da migliorare.

Leggendo i 21 articoli che lo compongono, si evince che, alla base, c’è la volontà che si giunga alla morte della donna per il ritardo delle segnalazioni o delle indagini, come ha voluto sottolineare la Deputata Castiello mentre la Senatrice Moronese ha voluto evidenziare come, per anni, si sono avuti femminicidi perché la donna non veniva o ascoltata o creduta ed era costretta a ritornare nel luogo delle violenze, come a Milano il caso di Adriana Signorelli o Vincenza Avino a Terzigno o a Bergamo la moldava Zinaida Solonari o la sarda Federica Mannu e l’elenco potrebbe continuare…

Ecco quindi che il primo step, contenuto nei primi tre articoli, è l’avviso al pm, tramite denuncia orale o scritta, da parte della polizia giudiziaria, di atti di violenza che le sono state segnalati, in modo che entro tre giorni si possano attuare tutte le misure atte ad evitare un femminicidio.

Si prevede anche l’incarcerazione fino a tre anni per chi disobbedisce al divieto di avvicinamento, dopo l’allontanamento giudiziario dalla casa condivisa col coniuge maltrattato.

Colui che si macchia di maltrattamento e di atti persecutori si vede aumentare la pena detentiva a seconda della gravità del fatto persecutorio, che va dalla lesione alla morte del soggetto leso; è resa ancora più severa se contro donna minorata o gravida, come si legge nell’articolo 9; lesioni permanenti come quelle povere donne che vengono devastate dall’uso dell’acido, come Lucia Annibali e Gessica Notaro ma anche donne comuni, vengono punite con pene che vanno dagli 8 ai 14 anni. Si parla anche di ergastolo in casi di omicidio o grave condotta contro la donna con cui si aveva una relazione anche e non solo di ambito matrimoniale.

Gli orfani di femminicidio, altro argomento che finalmente ha avuto la giusta considerazione, verranno seguiti e sovvenzionati, ha ribadito la Castiello.

Un altro argomento, di cui non si parla tanto ma che rientra tra le cause di violenze contro le donne, sono i cosiddetti matrimoni forzati, in uso specialmente tra gli stranieri ma non ne sono esenti i nostri compatrioti; le ragazze anche minori di età e le donne sono costrette, con maltrattamenti fisici e psichici, a contrarre un matrimonio.

La diffusione di immagini erotiche o video pornografici ad insaputa del soggetto su piattaforme digitali, come accadde alla povera Tiziana Cantone, suicida perché i suoi video intimi furono diffusi su diversi canali di siti pornografici e gruppi di messaggeria istantanea. A farne le spese, col Codice Rosso, saranno sia i responsabili, come mariti, ex mariti, compagni ma anche chi condivide, puniti con una pena da uno a sei anni con aggravanti.

Per le forze dell’ordine, nostri angeli custodi, come spesso vengono menzionati dal popolo che difendono, sono attuati corsi specifici per questo tipo di violenza che sfocia nel femminicidio.

Il Femminicidio

Come ha giustamente evidenziato la Presidente Casella, il femminicidio è un problema culturale quindi è necessario una mobilitazione nel campo della cultura, attuato dalle associazioni e da tutti gli organi competenti sul territorio. Basta con l’idea della mascolinità superiore alla donna ed al mondo femminile, atavicamente legato ancora alle cause d’onore e mentalità rurali del marito/padre padrone.

Proprio il Tribunale, infatti, deve diventare, assieme ai Commissariati, un presidio della legalità dove le donne possono essere protette, una sorta di servizio-giustizia per l’interesse della cittadinanza. Inoltre ha voluto sottolineare il gravoso problema delle risorse sia tra le Forze dell’Ordine sia negli Uffici Giudiziari, dove, purtroppo, si devono affrontare quotidianamente tutta una serie di reati gravi propri di un territorio martoriato.

A livello dei dati sul femminicidio, purtroppo, fa segnalare un aumento molto alto in Campania, sebbene il reato di stalking sia diminuito. La debolezza della donna, incapace di aprirsi, è dovuto anche all’inferiorità sociale che ancora permane in molti luoghi, in cui ella non può neanche lavorare ed essere indipendente, ha dichiarato la Procuratrice Troncone, che ha parlato di disvalore culturale delle donne come la principale forma di violenza odierna.

Il Codice Rosso, per quanto ottimale, pone dei problemi, specialmente di ordine operativo, nonostante ci sia, però, velatamente un altro punto problematico: la presunzione legislativa che mira alla libertà del giudice. In tre giorni, infatti, bisogna dare spazio all’ascolto, senza dover riascoltare la vittima, fare in modo che tutta la macchina giudiziaria sia abbastanza oleata e abbia una corsia preferenziale sempre libera per questo tipo di reato, tutto questo cozza con la realtà esistente, tra mancanza di organico e di risorse. Il Tribunale di S. Maria C.V. era già un luogo dove le donne si potevano sentire sicure, ha ribadito la Troncone, in cui c’è la Sezione per la Protezione delle Fasce Deboli accompagnato dall’ascolto delle persone offese. Bisogna che anche le forze di Polizia Giudiziaria e Penitenziaria siano formate, adeguate al compito, culturalmente pronte. Bisognerebbe attuare un percorso legale, psicologico, medico, economico per le donne vittime di violenza. Bellissima l’enunciato della Troncone: Con la violenza non si creano relazioni sociali ma col confronto, l’inclusione e l’accettazione.

La Deputata Castiello ha voluto sottolineare che il femmenicidio è un reato globale, perché non riguarda nessuna area geografica particolare ma tutta l’Italia e non è economica, perché colpisce sia le famiglie benestanti che quelle deboli. Un reato che nasce dalla diseducazione al rispetto, che prima si manifesta come violenza psicologica, sfocia in quella verbale e si conclude con quella fisica, in una vorticosa rapidità impressionante, col fine di creare la disistima nella persona offesa.

La scuola è la parola d’ordine per educare i bambini e gli adolescenti a comprendere come il rispetto per l’altro sesso sia fondamentale per combattere il pregiudizio; questo l’obiettivo della Presidente Provincia PD Camilla Sgambato. Molti progetti che mirano anche a far comprendere come una famiglia non si tiene insieme con la paura o con la violenza, in cui le botte agli occhi dei bambini diventano da scene di paura portatrice di lacrime a momenti di alienazione e disinteresse, che in realtà nascondono un trauma profondo. Nei maschietti diventa una imitazione del futuro padre padrone capace solo con le botte di farsi rispettare; nelle femminucce l’idea che la sottomissione è amore. Tutto questo deve scomparire…

Speriamo che l’incontro di ieri serva davvero a capire che, come hanno fatto comprendere tutte le interlocutrici, il Codice Rosso va migliorato perché mentre si discute da qualche parte un angelo rosa sta morendo…