Il filosofo contemporaneo Galimberti riflette sulla questione Coronavirus

Umberto Galimberti

Nella puntata del programma Tv7, andata in onda il 28 febbraio su Rai1, è stato intervistato il professor Umberto Galimberti, filosofo e sociologo contemporaneo, il quale si è espresso sulla tanto discussa questione Coronavirus.

Galimberti pone una differenza fondamentale tra paura ed angoscia.

La paura è a tutti gli effetti un meccanismo di difesa dall’estraneo, mentre l’angoscia si sviluppa dal momento in cui è impossibile difendersi da ciò che non è possibile osservare.

Il Coronavirus, spiega Galimberti, genera prevalentemente angoscia poiché agli occhi dell’uomo si manifesta come una dimensione indeterminata,  priva dell’opportunità di riconoscere il pericolo.

Tutto ciò deriva dall’errore iniziale commesso dallo Stato Italiano, ovvero l’aver effettuato un numero esorbitante di tamponi, questi sono stati l’arma per eccellenza utilizzata dai paesi stranieri affinché potessero riconoscere l’Italia come il focolaio occidentale dell’epidemia: l’Italia si è trasformata a tutti gli effetti nel “luogo espiatorio” da cui difendersi. Gli stati stranieri hanno, al contrario, tradotto l’angoscia in paura e di conseguenza i cittadini italiani sono diventati “untori”.

La Milano deserta che egli ha osservato nei giorni immediatamente precedenti al DPCM dell’11 marzo, era una Milano bipartita: da un lato si presentava in queste condizioni in quanto vi era una palese preoccupazione dovuta alla diffusione del virus, dall’altra tale immagine rende chiara la precaria consapevolezza di sé e delle proprie azioni.

Citando Zygmunt Bauman, Galimberti afferma “noi siamo quella parte di umanità che nella storia è stata più al sicuro di tutti”, questo accade poiché risulta la più assistita soprattutto dalla tecnologia.

Un altro grande padre della filosofia, Aristotele, sostiene che la condotta degli uomini non è deducibile come quella dei teoremi matematici, pertanto bisogna usare non tanto il sapere, quanto il buonsenso, ovvero la saggezza.

Infine il professore asserisce che il tempo passato in casa potrebbe definirsi come “tempo di riflessione”: un momento per poter fuoriuscire dalla quotidianità per tornare ad avere un vero e proprio rapporto con la propria interiorità.