“Foglia appassita” di Hermann Hesse

Foglia appassita di Hermann Hesse
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Il trepestio fragoroso dei gitanti che passeggiano lungo i sentieri dei boschi, calpestando il tappeto di fogliame secco è uno dei rumori più particolari che ci sia. Come lo sciabordio del mare, capace di creare un incantesimo eterno, la stessa sensazione si percepisce quando pestiamo le foglie. Ancora più poetico è vedere la loro danza, mentre si staccano dal ramo e lievemente toccano il suolo. Forse la poesia di Herman Hesse che vi presento oggi è stata scritta proprio passeggiando in una selva in autunno.

Herman Hesse

Bruno-Cristillo-Fotografo
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Herman Hesse nacque in Germania nel 1877 e la sua formazione è basata sul pietismo paterno, corrente religiosa protestante che esaltava la vita interiore ed il raccoglimento,   unito all’amore per l’India trasmesso dalla madre. Altra caratteristica dello scrittore è la mancanza di nazionalismo, quindi il sentirsi di non appartenere alla nazione che lo ospita. Il suo difficile rapporto con i genitori lo porta quasi al suicidio.

Iscritto al Partito Socialdemocratico e da autodidatta si avvicina al mondo della letteratura, sia grazie alla biblioteca del nonno che all’apprendistato presso una libreria. Nel 1901 viaggia in Italia e nel 1904 sposa Maria Bernoulli, che lo avvicinerà al mondo della musica, dal quale trarrà ispirazione. Intanto inizia a pubblicare sillogi poetiche, romanzi e racconti che hanno subito un grande successo, Nel 1911 viaggia in India. Spesso ricade in depressione.

Un altro tema presente nel corso della produzione è l’arte pittorica mentre nella vita privata divorzia dalla moglie e si sposa con la cantante Ruth Wenger, con cui divorzierà dopo breve tempo. Conosce Eliot ed inizia a scrivere romanzi filosofici. Con l’avvento del Nazismo, ospiterà a casa sua molti intellettuali tedeschi, proteggendoli. Alla sua morte sarà ricordato come uno degli intellettuali più poliedrici dell’umanità.

Foglia Appassita di Hermann Hesse

Connessa al tema autunnale è Foglia appassita di Herman Hesse. Ecco il testo:

Foglia appassita

Ogni fiore vuol diventare frutto,
ogni mattino sera,
di eterno sulla terra non vi è
che il mutamento, che il transitorio.

Anche l’estate più bella vuole
sentire l’autunno e la sfioritura.
Foglia, fermati paziente,
quando il vento ti vuole rapire.

Fai la tua parte e non difenderti,
lascia che avvenga in silenzio.
Lascia che il vento che ti spezza
ti sospinga verso casa.

Il ciclo vitale. Già dal primo verso fino all’ultimo vengono descritti due topos filosofici: nascita e morte unito alla lotta per la sopravvivenza. Il Panta rei di Eraclito, il tutto scorre, tutto cambia o anche il celebre aforisma che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, viene richiamato, forse anche con accento critico contro l’idea della vita eterna del cristianesimo, dai vv 3-4 di eterno sulla terra non vi è/che il mutamento, che il transitorio.

Per spiegarlo meglio, Hesse descrive le stagioni ma non come una contrapposizione, idea troppo spesso abusata dai poeti e dagli scrittori nel binomio oppositivo estate/autunno uguale vita/morte. Nel caso della poesia in questione, infatti, anche l’estate più bella vuole/sentire l’autunno e la sfioritura, c’è l’idea che l’uomo ha bisogno di vivere seguendo le proprie sensazioni biologiche, semplificando in maniera psicologica, se hai bisogno di piangere anche quando sei felice fallo.

Si passa, quindi, dal generale al particolare: l’apostrofe alla foglia. Essa, metafora del genere umano, deve accettare il destino ma non drammatizzarlo. Quando il vento, altra simbologia indicante gli eventi esterni, ti spezzano, lasciati trasportare verso casa, verso la morte per la futura rinascita. Lascia che avvenga in silenzio, come giusto che sia, come quell’atto millenario che tu, fragile foglia, non puoi fermare.

Nonostante ciò, ancora si sente il fremito della lotta biologica tanto cara a Darwin nei versi, perché la foglia tenterà in tutti i modi di essere più forte del vento, un Davide perdente al principio contro Golia. C’è molto anche della filosofia epicurea ed indiana, ricordati che sei nato a sorte mortale ed a finito tempo di vita, diceva Epicuro mentre nella religione dell’India si accetta la morte per rinascere. Ancora una volta la maestria di Herman Hesse, che ha legato concetti molto complessi ad immagini comuni, denota il suo intellettuale cosmopolitismo.