Una poesia di Francesco Barzetti, il poetico cantore del Sud

Franco Barzetti, il poetico cantore del Sud

Francesco Iodice Barzetti, in arte Tharumbò, è un volto musicale molto noto a Portico di Caserta e nel Casertano, intervistato sulla nostra testata da Mariagrazia Manna il 28 Aprile di quest’anno.

La musica gli scorre nelle vene, per dirla metaforicamente, tanto che nel 2016 ha creato il gruppo Bottarte Tharumbò (band composta da Giulio Papa alla batteria, Pietro Menditto alla tastiera, Ciro Scognamiglio al basso, Mariano Villano alla chitarra, Carmine Iodice alla tamurra e Antonio d’Amico capo battuglia), nato dalla vivace esperienza da ragazzo dei carri durante A fest ‘e Sant’Antuono.

La sua voce, accompagnata dalla base sonora delle botti, ha dato vita ad una lunga music experience in cui a farla da padrone è l’etno, apristrada per assidue collaborazioni, come ad esempio nel 2106 con i musicisti beneventani.

Proprio la piazza, le sagre e le manifestazioni culturali gli offrono la possibilità di far conoscere questo arcana tipologia musicale, capace di farci viaggiare nei secoli, di stare con gli agricoltori nei campi o con i briganti nei boschi. Caserta, Casertavecchia, Santa Barbara, Castel Morrone, Portico di Caserta, Teora, Teano sono stati estasiati dalla sua musica ma anche Fondi, dove vince il primo premio del Castle Fondi Music Festival nel 2019 con la Pizzica del Tharumbò o Bagnara Calabra dove gli viene riconosciuto l’apice della vittoria al Premio Mia Martini 25° edizione nella categoria Etnosong.

La beneficenza attraverso la musica è un suo leitmotiv: negli spettacoli, nelle canzoni, nelle poesie o nelle maratone istituzionali per la raccolta fondi, Franco Barzetti c’è sempre, come anche in questo momento, in cui tutti siamo angeli con  mascherine.

La voce di un popolo, angeli con le mascherine

La poesia del Barzetti è dedicata a tutti noi che stiamo affrontando, con forza interiore e col rispetto delle regole, questa terribile sfida. Il testo, nonostante sia così attuale, richiama idee ottocentesche che ancora scorrono dense nelle nostre vene di antichi agricoltori del Meridione: l’amore inscindibile per la nostra terra e la tenacia di un popolo. Temi rilevanti, quindi, tipico di quegli artisti, come Franco Barzetti, che si sentono ancora fortemente legati alle proprie radici e creano monumenti poetico-musicali molto incisivi, come il testo qui presentato.

Franco Barzetti
Francesco Barzetti

Tharumbò

Siamo angeli con mascherine,
in cerca di quiete per respirare.
Volando per i quartieri, piango pensando ieri.
Volo libero ppé dinte vico,
senza nisciuno ca’ caccià ’o dito.
Guarda ccà S.Gennaro, De Filippo, Troisi, Daniele sò santi nuovi nati cù mme.      
Tutti aieri.
Chistu Sud comm’aiere,
semplice curtese mai furastiero.
O Vesuvio e ò Padrone ffà curnice stù Paravise, sempe accussì, semplice e sapurito.
Si c’è vulite bene sìmme sempe accussì, e si cercate e c’è cagna’
jiateve a curca’
Tharumbò

A livello stilistico c’è enfasi su ogni parola ed immagine mentre sono da segnalare l’allitterazione (piango, pensando; sìmme sempe, c’è cagna’), la personificazione ed apostrofe del Vesuvio, il chiasmo, l’enumerazione dei grandi personaggi storici ed artistici, l’iperbole, le metafore e le similitudini.

Il componimento nella prima parte denota il forte cambiamento che le giuste misure restrittive hanno provocato in una città così vivace come Napoli, dove quotidianamente si viene investiti dal caotico ma gioioso vociare della popolazione e dei turisti.

Tutti noi siamo diventati angeli con mascherine, perché solo questo strumento ci permette di respirare o meglio di salvarci la vita; tutti noi ci siamo ritrovati da un momento all’altro in uno scenario completamente diverso, bombardati dal desolante silenzio di una città pietrificata mentre rientravamo a casa (volando per i quartieri/volo libero ppe’ dinte vico).

Ora solo gli occhi sembrano il mezzo di comunicazione più espressivo per comprenderci ma tristemente non hanno sempre altri occhi da guardare (senza nisciuno ca’ caccià ‘o dito).

Eppure la città è una riscoperta anche nella sua desolazione, bella come un monumento in miniatura rinchiuso in una palla di natale, con la neve artificiale che si muove, in cui è possibile rimanere estasiati notando i particolari: palazzi mai osservati, botteghe mai viste, alberi di cui non sentivamo più il profumo, gatti che non scappano per paura di essere investiti e le bellissime opere d’arte dei writer, che rappresentano le icone della napoletanità. Napoli ed il Sud a causa di questa pandemia hanno riscoperto gli antichi valori meridionali grazie a tutti noi, grazie agli angeli con le mascherine.  Alla prossima.