I fratelli De Filippo di Sergio Rubini: fedele ritratto di una triste, ma necessaria, frattura

I Fratelli De Filippo
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Il nuovo lavoro di Sergio Rubini è ambizioso: presentare sul piccolo schermo la decennale ed intricata esperienza di uno dei gruppi artistici più famosi ed importanti del teatro contemporaneo, i De Filippo.

La genesi di questa storia affonda le proprie radici in un terreno pregno di difficoltà e controversie: i giovani fratelli Titina, Peppino ed Eduardo, faranno una scoperta traumatica: lo “zio” Eduardo Scarpetta (Giancarlo Giannini), il commediografo più popolare di Napoli, altri non è se non il padre che non credevano di avere!

A tal proposito, è utile spendere una parola per chiarire tale intrigo: i tre fratelli sono sì figli di Scarpetta, ma illegittimi, perché nati da una relazione extraconiugale tra il commediografo e Luisa De Filippo, nipote di Rosa, legittima consorte dell’autore comico.

AUTOMORRA

Così si spiega l’esterrefatta reazione del piccolo Peppino dinnanzi allo spettacolo della madre che si bacia con lo “zio”: ma quindi lo zio è papà!

La consapevolezza dell’illegittimità, il dolore che ne consegue e l’umiliazione di vedersi preferiti sempre i figli legittimi alimenteranno quella spaccatura da cui scaturirà l’effervescente materia prima alla base del “trio De Filippo”.

Vivere all’ombra di Vincenzo Scarpetta, impersonato magistralmente da un grande Biagio Izzo, non è possibile: i tre hanno bisogno di esprimere un’arte nuova, che esuli dagli stantii dettami della farsa.

Sergio Rubini, Mario Autore, Anna Ferraioli Ravel e Domenico Pinelli
Sergio Rubini, Mario Autore, Anna Ferraioli Ravel e Domenico Pinelli

Come fare per evadere? L’iniziativa parte da Eduardo (Mario Autore), che risulta il più intraprendente. Sta per nascere qualcosa di nuovo, qualcosa di mai visto, che necessita di tempo per superare il severo vaglio di critica e pubblico. Nel terreno dell’incertezza, forte è la tentazione di tornare alle comode origini, specialmente per Peppino (Domenico Pinelli), probabilmente l’unico vero erede di Scarpetta: guitto, sagace e visceralmente comico.

Diverso è Eduardo: filosofico e pirandelliano; umoristico e tragico. Rivoluzionario, in una parola. Nell’ambito di questo atavico scontro tra tradizione e novità, si colloca il ruolo mediatore di Titina (Anna Ferraioli Ravel): disposta, con scarsi risultati, a fare la soubrette, e, tuttavia, capace di impersonare personaggi carichi di umanità. Filumena Marturano su tutti.

Arriverà il successo per i tre coraggiosi protagonisti di questa splendida parabola: Sik Sik l’artefice magico (1929) e Natale in casa Cupiello (1931) consacreranno i tre nel firmamento dello spettacolo.

L’anelata popolarità, tuttavia, cela in sé i germi del disfacimento: Peppino ed Eduardo sono due personalità grandi, quasi ingombranti; il palco è troppo piccolo per ospitarli insieme e finiscono per pestarsi i piedi. Dopo tredici anni di mai idillica collaborazione, la Compagnia teatro umoristico: i De Filippo si scioglie.

Questa sarà la seconda frattura che coinvolgerà i tre: ognuno doveva seguire la propria strada ed esprimere al meglio la propria personalissima arte. Titina rimarrà con Eduardo, condividendone alcuni straordinari successi, mentre Peppino diverrà uno dei più amati attori comici della storia teatrale e cinematografica italiana. Giusto così, allora. Così come fu giusta e necessaria la frattura che li separò dalla famiglia di origine, così lo è stata questa.

La ripida strada per il successo è un irto sentiero di rinunce e sacrifici. Sembra paradossale, ma può capitare che per essere se stessi occorra rinunciare ad una parte di sé. A volte la più cara.

Mo’ simmo nuje! Ma a che prezzo?