Gianfranco Gallo porta in scena “Quartieri Spagnoli” al Teatro Ricciardi di Capua

Gianfranco Gallo
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Mercoledì 7 dicembre, ore 20.30 al Teatro Ricciardi di Capua Immaginando Produzioni presenta Gianfranco Gallo in Quartieri Spagnoli, scritto e diretto da Gianfranco Gallo. Con Gianni Parisi, Lisa Imperatore, Salvatore Esposito, Matteo Mauriello, Alessia Cacace, Giusy Freccia, Michele Selillo, Giovanna Di Vincenzo, Nello Nappi, Antonio dell’Isola. Scene Flaviano Barbarisi, costumi Anna Giordano, arrangiamenti Carmine Liberati e Paco Ruggiero, assistenti alla regia Ursula Muscetta, Alfredo Le Boffe.

Ritorna in scena il musical scritto, diretto e interpretato da Gianfranco Gallo, che ancora una volta, è pronto a riportare agli occhi dello spettatore una Napoli da favola dark, crudele e ironica, contraddittoria, appassionata, in cui la Camorra viene sconfitta dall’Amore.

la reggia della danza

Ed è così che, dopo il debutto di 25 anni fa, riprendono vita le storie di uomini e donne che diventano personaggi da Opera Pop, figure originali, nate dalla penna di Gianfranco, disegnate e posizionate sui “Quartieri Spagnoli”, un piccolo spazio che come dice l’autore, contiene la città intera.

Il musical conserva una forte attualità anche in questa ottava edizione, per il quadro in chiaroscuro che riesce a miscelare emozione, comicità, spunti di riflessione.

Lo spettacolo che ha totalizzato, dal 1998, oltre 500 repliche e migliaia di spettatori è ispirato alla Lysistrata di Aristofane, al posto degli ateniesi e degli spartani ci sono due famiglie dei Quartieri Spagnoli.

Sullo sfondo, il mondo dei neomelodici e tutto ciò che gravita intorno. Per quanto riguarda lo stile drammaturgico dell’opera posso dire di aver volutamente mischiato le carte: echi di spettacolo leggero sullo sfondo di un destino da tragedia, momenti di commedia musicale pop inseriti in una struttura che sfugge alle definizioni.

I personaggi, dal protagonista “Tonino ‘ tedesco” al neomelodico Ciro California, al ridicolo impresario Franco Palermo, sono tutti delineati ed autonomi da poter uscire dal testo all’improvviso per fuggire in un teatro di varietà o sulla pedana di una sala da assoli, nel loro piccolo sono un po’ come quelli dell’Opera dei Mendicanti di John Gay o come i “tipi” del Teatro di Viviani per la loro libertà.

Le battute che gli ho messo in bocca sono sincere, scoperte, senza fronzoli, quasi pensate e dette come le parole di un popolo basso che ho voluto rappresentare. Ho messo in scena Napoli per quella che è: un amalgama di Bene e Male, di commedia e di tragedia, di sceneggiata e del più raffinato Kabaret.

Mai più attuale poi il tema della violenza sulle donne che nel mio spettacolo è quella che opprime le giovani dei “Quartieri Spagnoli”, violenza nella quale i loro stessi uomini nascono, vivono e costruiscono le loro vite sbagliate.

Certo è che la cronaca ci dice altro, ci dice che le donne sono a volte i Boss, che hanno ruoli di comando nelle associazioni a delinquere e che forse sono più spietate degli uomini ed allora alle definizioni da poter dare alla mia Opera se ne aggiunge un’altra, quella di Favola”.