Il giardino dei ciliegi, l’ultimo lavoro teatrale di Anton Čechov

Anton Čechov
Anton Čechov

Il Piccolo Teatro di Milano, con l’omonima compagnia stabile del teatro, ha rappresentato il 13 gennaio del 1955, la commedia in quattro atti di Anton Čechov “Il giardino dei ciliegi” con la versione italiana di Virginio Puecher e Barbara Parfiliev; la regia era di Giorgio Strehler, gli interpreti principali furono: Tino Carraro, Pina Cei, Luigi Cimara, Sarah Ferrati, Valentina Fortunato, Franco Graziosi, Giancarlo Sbragia e altri.

In questa pièce si narra di un’aristocratica russa e della sua famiglia che ritornano nella loro proprietà, che comprende anche un giardino dei ciliegi, da cui la tragedia prende il titolo. Per riuscire a estinguere l’ipoteca, il famoso giardino è messo all’asta e la trama ruota quindi intorno alle possibilità escogitate per mantenere la tenuta, ma la famiglia alla fine, invece di lottare, è costretta a lasciare la proprietà; la commedia finisce con l’immagine della famiglia che lascia casa mentre il rumore sordo degli alberi che stanno per essere abbattuti, fa da sottofondo.

Il tema centrale dell’opera è la futilità culturale. A mio parere la rappresentazione del teatro di Čechov non si descrive, è impossibile. L’incanto non sta nel dialogo, ma in ciò che il dialogo nasconde, nei silenzi, negli sguardi degli attori, nello splendore della loro vita interiore. Gli oggetti inanimati, i suoni, la scena, l’aspetto fisico del personaggio, tutto concorre a creare lo stato d’animo che ne deriva dallo spettacolo. L’intuizione e il senso artistico hanno né “Il giardino dei ciliegi” la parte principale.

Per entrare nell’opera di Čechov, bisogna procedere con una sorta di “scavo introspettivo”. Ciò è vero per ogni opera d’arte di alto livello spirituale, e lo è particolarmente per Čechov. Non esistono altri mezzi per avvicinarlo e gli studiosi del teatro, registi, attori, ecc., hanno compreso che Čechov è uno scrittore a parte.

La portata poetica di una commedia di Čechov non si rivela subito. Accade anche che una conoscenza più approfondita dell’opera deluda il lettore. Ma, ecco cosa c’è di strano: la commedia vi possiede, e più ci pensate, più volete pensarci. La si rilegge una volta, due volte e si comincia a scoprire il valore nascosto. Si può recitare centinaia di volte la stessa parte in una commedia di Čechov, e ogni volta si scoprono profondità e sfumature insospettabili.

Čechov è inesauribile: sembra che rappresenti le misure quotidiane, ma in realtà, al di là delle circostanze e del particolare, è l’umano ritratto ad alti livelli, che egli rappresenta. E’ per tale motivo che la sua concezione della vita futura del mondo non è né meschina, né borghese, ma al contrario vasta, grande, illuminata d’ideale; Anima Universale a disposizione dell’uomo, con tutto il mondo, in tutta la sua bellezza. E tutto ciò appartiene al dominio dell’eterno teatro, e non ci si può avvicinare senza commozione.

(*) Direttore Artistico del Piccolo Teatro Cts di Caserta