Giornata della Legalità: il ricordo dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”.

La strage di Capaci fu un attentato di stampo mafioso compiuto da Cosa Nostra il 23 maggio 1992 nei pressi dello svincolo autostradale di Capaci (sul territorio di Isola delle Femmine). L’organizzazione di questo avvenne con lo scopo di uccidere il magistrato del pool antimafia Giovanni Falcone. Gli attentatori fecero esplodere un tratto dell’autostrada A29 (Palermo- Mazara Del Vallo), alle ore 17:57, mentre vi transitava sopra il corteo della scorta con a bordo il giudice, la moglie e gli agenti di Polizia.

Si era appena concluso un periodo buio per la società italiana, caratterizzato dai numerosi omicidi ad opera delle Brigate Rosse, in quelli definiti come gli anni di piombo, quando anche  le organizzazioni mafiose diedero il proprio contributo. Nonostante l’essere umano con il passare del tempo si sia evoluto, il suo comportamento appare ancora influenzato dagli istinti primordiali: uccidere dei propri simili per dei tornaconti personali è un comportamento ignobile che si perpetua solo negli animali, e talvolta neppure fra questi,  poiché è l’unico strumento che possiedono per potersi garantire la sopravvivenza. Sembra che le persone che ancora oggi uccidono i propri simili non si siano mai evolute e somiglino più ad animali piuttosto di ad esseri umani.

L’assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha sconvolto l’immaginario collettivo e rappresenta ancora oggi un punto nevralgico per la popolazione italiana. I due giudici rappresentano, ad oggi, il simbolo della tenacia lavorativa e dell’incuranza nei confronti della morte; quando si è pervasi da un così forte sentimento di giustizia, neppure l’impulso alla sopravvivenza biologica può combatterlo.