Giornata Mondiale del Teatro: la festeggiamo con Shakespeare

Jury Monaco
L'attore capuano Jury Monaco

Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Teatro, che ebbe gli albori a Vienna nel 1961. Sin da bambini, ci siamo divertiti a interpretare un personaggio di un racconto o di un romanzo oppure ad imitare qualcuno. Questo gioco è sempre esistito ed è stato inventato dai Greci, che l’hanno professionalizzato, indicandolo con un termine, thèatron, che indicava il pubblico, l’edificio ed il genere.

Essi volevano rappresentare mimeticamente la realtà umana, come spiega Aristotele nella Poetica: con la tragedia mitica i problemi storico-sociali e con la commedia i temi civici e politici. Si mirava, infatti, ad educare il pubblico, formato da cittadini, a compiere la scelta migliore per il bene della polis.

Breve storia del teatro

Se la Grecia ci ha lasciato le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide e le commedie di Aristofane e di Menandro, la civiltà romana, invece, i testi comici di Plauto e Terenzio ma anche i frammenti di Ennio, Pacuvio ed Accio.  Di tradizione medievale, sono il dramma liturgico, musicato, rappresentato nelle chiese e le sacre rappresentazioni, in singole scene, recitate nei cortili. L’Umanesimo, riscoprendo Plauto e il De architectura di Vitruvio, si dedicò molto alla commedia, alle sale di spettacolo (il sipario è una invenzione inglese mentre il Wagner creò la platea), alle macchine teatrali per gli effetti scenici ed alla professionalizzazione dell’equipe teatrale.

Nell’Ottocento, il Wagner introdusse la sceneggiatura storica mentre la compagnia del duca di Meiningen la distribuzione delle parti dei personaggi. Il teatro europeo ebbe grandi nomi: in Francia il teatro tragico di Corneille e di Racine si fondava sull’introspezione psicologica mentre le commedie di Moliere e Diderot sulla critica sociale come in Spagna i capolavori di Lope de Vega e Calederòn de la Barca; in Italia, invece, Goldoni introdusse il testo scritto, i caratteri dei personaggi legati al proprio linguaggio sociale ed Alfieri attuò dei rinnovamenti nelle tragedie. Nell’Ottocento, il teatro si fuse con la letteratura: il Naturalismo generò il regionalismo, rappresentazione dialettale dei problemi sociali delle singole regioni, con Verga, Capuana e Pirandello, ad esempio, per la Sicilia e con Di Giacomo per Napoli; il Simbolismo, invece, si teatralizzò con D’Annunzio, sebbene legato anche al regionalismo.

Il teatro psicologico o Intimismo o Teatro dell’Inespresso o Teatro del silenzio, nato nel dopoguerra, dava voce alla tragicità di un’Europa da ricostruire; l’Espressionismo diventa la rappresentazione teatrale della voce critica e ribelle di una nuova generazione contro la vecchia; infine Bertold Brecht ed il suo teatro epico, in cui l’attore è un narratore, alla guisa di Omero, della Storia.

 

Tra archeologia e storia: alla scoperta dei nostri teatri

Il nostro territorio è ricco di teatri da visitare: quelli greci erano all’aperto, con posti pubblici a semicerchio, la sede per il coro, l’orchestra e la scena; nel tempo ridotti di dimensioni e coperti. Teatri romani, alla greca, si conservano a Pietravairano, del II-I sec. a.C., scoperto solo nel 2001; a Teano, con le gradinate originarie; a Sessa Aurunca, con gli edifici interni colonnati; a Calvi Risorta, con la sua monumentalità.

Quelli moderni, invece, sono il Teatro Ricciardi di Capua, del ‘500, ristrutturato nel ‘700, con la facciata neoclassica dell’architetto ottocentesco Antonio Gaspari; il settecentesco vanvitelliano Teatro di Corte della Reggia di Caserta, elegantissimo, a ferro di cavallo; il maestoso Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, progettato dall’architetto Luigi della Corte e realizzato nella seconda metà dell’800 da Antonio Curri: inaugurato il 12 aprile 1896 con La forza del destino di Giuseppe Verdi in onore di Garibaldi; infine, l’ottocentesco Teatro Cimarosa di Aversa, inizialmente all’aperto, edificato nel ‘900, famoso per gli affreschi dei maggiori musicisti aversani.

 

La poesia nella commedia: l’unicità di Shakespeare

Il grande scrittore teatrale William Shakespeare fu il primo a legare la poesia al teatro. Nella famosa commedia pastorale As you like o Come vi piace del 1599-60, fece recitare a Rosalinda, in vesti maschili, una poesia dedicata a sé stessa (il testo dal sito Shakespeare il testo, la traduzione di Gabriele Baldini dall’edizione Bur del 1983).

ROSALINDA
From the east to western Ind,
No jewel is like Rosalind.
Her worth, being mounted on the wind,
Through all the world bears Rosalind.
All the pictures fairest lined
Are but black to Rosalind.
Let no fair be kept in mind
But the fair of Rosalind

ROSALINDA
Dall’est all’ovest dell’India
Non c’è gioiello pari a Rosalinda.
Del vento a cavallo s’è spinta
Ovunque la fama di Rosalinda.
Pittura con maestria dipinta
È sgorbio nero accanto a Rosalinda.
Non lasciate che memoria attinga
beltà diversa da Rosalinda

Una breve poesia comica che ha reso famosa questa commedia. Divertiamoci, allora, a guardare i grandi attori teatrali come Albertazzi, Eleonora Duse, i De Filippo, Dario Fo, Gigi Proietti, Toni Servillo e Franca Valeri o tanti altri, come due a me cari, l’attrice pugliese Michela Diviccaro, prima poetessa di questa rubrica, nonché l’attore eclettico e cabarettista capuano Jury Monaco. Infine un plauso alle compagnie teatrali, professionali ed amatoriali, che, con i bambini, gli adolescenti, i diversamente abili (tra cui quella di Lamberto Giannini) ed i carcerati (il Teatro Carcere), creano degli spettacoli che veramente ci cambiano l’anima ed il modo di pensare.