Giornata mondiale della lingua greca: l’importanza e l’attualità dell’antico

Giornata mondiale della lingua greca

La Giornata mondiale della lingua greca è stata istituita dal parlamento ellenico e si celebra ogni 9 febbraio. La scelta del giorno non è casuale: Solomon Dhionìsios, poeta nazionale greco, morì il 9 febbraio 1857.

Prima di introdurre il lettore al fulcro dell’articolo riteniamo doveroso spendere qualche parola a proposito dell’ispiratore di questa manifestazione.

Solomon Dhionìsios nacque l’8 aprile 1798 a Zacinto (oggi Zante), patria di Ugo Foscolo. Trascorse infanzia e gioventù (1809-1818) tra Venezia e Cremona, dove subì la forte influenza letteraria dell’illustre conterraneo. Tornato in patria, cominciò a comporre in greco demotico (vernacolo ellenico dal 1976 lingua nazionale) e scrisse l’Inno alla libertà (Imnos is tìn elevtherìan). Importanti nella sua produzione romantica gli elogi a Lord Byron (caduto nel 1824 a Missolungi, dove si era recato per sostenere la causa indipendentista greca) ed all’amato Foscolo.

Ma, nello specifico, cosa è avvenuto oggi? Le classi 5°E, 3°A, 3°B, 3°C, 3°E e 3°F del Liceo classico Pietro Giannone di Caserta, insieme a più di 400 fra docenti e studenti, liceali e non, tramite collegamento zoom, hanno avuto la possibilità di celebrare una giornata tanto importante per gli studi classici e non solo.

Perché evidenziare il “non solo”? Lo spiega Dimitrios Fessas, presidente delle comunità greche in Italia. Ecco, in una frase, il contenuto del suo intervento: siamo tutti un po’ greci. Non si può prescindere dalla grecità in quanto essa è l’asso portante delle arti e delle scienze occidentali: dalla matematica con la costante pi greco, alla teoria eliocentrica di Aristarco di Samo, passando per i grandi delle arti e senza dimenticare i mostri sacri del pensiero filosofico.

Non dimentichiamo che se Roma ha conquistato la Grecia, l’Ellade ha conquistato l’Urbe. Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio: “La Grecia sottomessa ha conquistato il selvaggio vincitore ed ha esportato le arti nel Lazio contadino” (Orazio, Epistole, II, 1).

Si può dire senza tema di smentita che la piccola Grecia abbia “ingentilito” il grande impero romano nella stessa misura in cui, come notava il filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz, la debole e divisa Italia ha “addolcito” i conquistatori francesi e tedeschi. Nello specifico, il pensatore parla della dolcezza di una vita migliore (Die werke von Leibniz)

Hanno successivamente preso la parola il professor Mario Capasso, docente ordinario di Papirologia all’Università di Salento, e la professoressa Sotera Fornaro, docente di lingua e letteratura greca all’Ateneo di Sassari, la quale ha presentato un interessante power point incentrato sulla letteratura greca, soggetta ad un’analisi ad ampio spettro, che ha spaziato dall’epica, teatro d’azione, eroi e capovolgimenti di fronte animati dall’onnipresenza degli dei, alla tragedia, quadro delle umane virtù e delle umane miserie, nonché fonte di purificazione per lo spettatore (chiaro riferimento alla Poetica di Aristotele).

Grazie al prezioso lavoro di mediazione della professoressa Jolanda Capriglione, docente di estetica al dipartimento di architettura della Luigi Vanvitelli di Caserta, l’incontro si è concluso con un interessante dibattito fra i professori che hanno presentato la conferenza e gli alunni ed i docenti che vi hanno assistito.

Vastissima la gamma dei temi toccati: dal ruolo della donna e della violenza sulla scena alle potenzialità catartiche della commedia, da questo punto di vista equiparabile al dramma, e tanto altro.

La conferenza, terminata alle 13:00, ha lasciato tutti soddisfatti: gli alunni, che hanno ricevuto risposte alle proprie curiosità a proposito di temi tanto importanti, ed i docenti, i quali hanno avuto modo di constatare il sempreverde interesse dei giovani per argomenti che solo ad occhi poco attenti possono sembrare antiquati.

Volendo chiamare in causa il già citato Foscolo, se la poesia è fonte di eternità, allo stesso modo valori della classicità come  la pietas virgiliana od il pathos del dramma non potranno mai essere scissi dall’animo dell’uomo, sinché questi manterrà la propria natura.