Giorno del Ricordo: a 74 anni dalla tragedia delle Foibe si tenta ancora di occultare le stragi

Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio di ogni anno cadono due giornate commemorative che celebrano due grandi orrori: la Shoah ed i massacri delle Foibe. Il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle Foibe e dell’esodo istriano-fiumano-dalmata. Sulla falsariga dell’olocausto, gli eccidi delle Foibe sono quelli che si sono abbattuti tra il 1943 e il 1945 su italiani, fascisti e non fascisti, con lo scopo di epurazione etnica e politica.

Ciò che rende la tragedia ancora più grave, però, è la manipolazione storiografica che è succeduta agli orrori veri e propri. Carlo Azeglio Ciampi la definiva “la congiura del silenzio”, e infatti, al velo di silenzio che fu steso sulla tragedia delle foibe, si aggiunsero tesi negazioniste che tentavano addirittura di dissimulare testimonianze, documentazioni e prove concrete. Si trattava di una sedicente storiografia che fondava le proprie tesi su propagande prettamente politiche che facevano delle foibe non tanto una strage, quanto degli avvenimenti episodici da collocare in un contesto drammatico.

I massacri, però, sono avvenuti davvero: disgustosi, terribili e numerosi. Centinaia di migliaia di italiani furono perseguitati e gettati vivi in fosse comuni ai confini orientali della Penisola, con la sola colpa di essere italiani. Di fronte ad una tragedia del genere, dunque, è inconcepibile negare ciò che è successo, sminuirlo, né tantomeno ignorarlo del tutto.

Il Giorno del Ricordo fu istituito soltanto nel 2004 a quasi sessanta anni dalla tragedia, per mettere finalmente tutti a conoscenza dell’orrore che ha caratterizzato un capitolo nero della storia contemporanea italiana. Nonostante i numerosi passi fatti in avanti, però, questa giornata commemorativa rimane ancora oggi un pretesto di polemica politica. Ogni anno, infatti, riemergono le tesi negazioniste di una volta insieme ai tentativi di speculazione politica, in nome dell’antifascismo.

È grave, però, che nel 2019 si tenti ancora di rivendicare quel “falso storico” che evidentemente è impossibile dimostrare a fronte degli orribili ritrovamenti e delle numerose prove. Non si tratta di condividere una certa ideologia, ma di riconoscere una “verità storica”.

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