Gli uomini d’amore e libertà: il ricordo di Luciano De Crescenzo ad un anno dalla scomparsa

Il ricordo di Luciano De Crescenzo ad un anno dalla scomparsa

Un anno fa se ne andava Luciano De Crescenzo, all’età di 91 anni, in quel di Roma.

La sua figura di intellettuale poliedrico e vivace, nonché di brillante regista ed autore, la conosciamo tutti ed è per questo che cercheremo di porre l’accento non tanto sulla vicenda biografica, quanto piuttosto su una delle riflessioni più famose del libro che lo rese celebre nel mondo: Così parlò Bellavista.

E per forza, perché a Napoli ci sono le corde tese da palazzo a palazzo per stendere i panni, e su queste corde le notizie corrono e si diffondono – dice Bellavista – e già perché, se ci pensate bene un momento, per stendere una corda tra il terzo piano di un palazzo ed il terzo piano di un altro palazzo è necessario che le signore inquiline dei suddetti appartamenti si siano parlate, si siano messe d’accordo: ‘Signò, adesso facciamo una bella cosa, mettiamo una corda fra noi e voi, così ci appendiamo il bucato tutt’e due. Voi il bucato quando lo fate? Il martedì? Brava, allora vuol dire che noi lo faremo il giovedì che così non ci possiamo tozzare’. E’ nato il colloquio ed è nato l’amore.”

Sembrerebbe un passo al limite del farsesco, ma in realtà si incastra nel mosaico di un ragionamento molto più complesso di quello che si possa pensare, una vera e propria legge della morale: quella degli uomini di libertà e degli uomini d’amore.

L’analisi di questi due distinti approcci alla vita, di questa vera e propria dicotomia dell’etica parte da lontano, ma neanche troppo: da una grande capitale europea, Londra.

“…L’abitazione tipica dell’inglese ad esempio è costituita da un ingresso, da un viale d’accesso attraverso un piccolo giardino… là ognuno desidera il suo ingresso, il suo giardino, la sua scala personale interna, così che potrà vivere senza sapere come si chiama il vicino di casa, chi è… e, con eguale convinzione, desidera sopra ogni cosa al mondo che anche i suoi vicini lo ignorino e ricambino questa indifferenza nei suoi riguardi.”

Ben diverso, allora, sarà il metodo con cui l’inglese affronterà la vita.

Fermo restando che il peso morale di un uomo lo si deduce dalla capacità di assimilare i due istinti nel rispetto di se stesso e dell’altro, in che maniera si spiega questo fenomeno? Cosa c’è dietro differenze tanto marcate? Il clima? E’ una delle prime soluzioni che balzano alla mente, ma Bellavista fa notare come un irlandese od un russo siano più simili ad un napoletano pur vivendo condizioni atmosferiche più vicine a quelle di un londinese. Non saranno allora il caldo od il freddo a fare l’uomo più o meno d’amore o di libertà.

Forse la risposta si trova nella morfologia dei luoghi, più che nella loro geografia… Pensiamoci: riusciremmo ad immaginare una città come Napoli senza i fili del bucato che fungono da ponti fra palazzo e palazzo? Probabilmente no.

Sarà chiaro, allora, che il bisogno dell’altro non deriverà dalla pluralità: del resto, Londra ha molti più abitanti di Napoli eppure gli approcci alla vita sono diametralmente opposti, stando agli esempi del professore.

La trama delle vite si intreccia inevitabilmente nella condivisione delle stesse necessità: i fili del bucato, che oscurano il cielo, che formano una cappa quasi claustrofobica sugli stretti vicoli partenopei, sono il brulicante veicolo di un’essenza che necessità dell’altro, in una continua catena di umanità. La ricerca dell’altro deriva dal bisogno? E’ probabile, ma non è un’istanza necessaria. L’amore, del resto, proviene dalla conservazione di questo istinto atavico, a prescindere dalla condizione economica e sociale. La società d’amore, allora, si concretizzerà nella traduzione del rigorismo intellettuale nella pragmatica capacità di preservare un primigenio senso di comunità, forse più vicino a quello delle civiltà che furono che non a quella attuale.

I napoletani hanno deciso di estinguersi, restando fino all’ultimo napoletani, cioè irripetibili, irriducibili e incorruttibili… (Pier Paolo Pasolini)