Grande successo per “I Menecmi” di Plauto al Teatro Jovinelli di Caiazzo

SANCARLO50-700
glp-auto-700x150
previous arrow
next arrow

Ieri sera è andato in scena lo spettacolo “I Menecmi” al Teatro Jovinelli di Caiazzo. Questa commedia, scritta da Plauto, scrittore latino nato tra il 255 ed il 250 e morto nel 184 a.C., è stata riproposta dal regista Fabio Pisano con una compagnia di attori che comprendeGennaro Morrone, Enzo Varone, Pina Giarmanà, Antonio Vitale, Elena Fattorusso, Tina Gesummaria, con la regia di Enzo Varone.

Breve viaggio nel mondo di Plauto

lapagliara
LORETOBAN1
previous arrow
next arrow

Per chi non conoscesse il commediografo latino, il suo teatro si incentra sulle seguenti caratteristiche:

  • la beffa (Asinaria “la commedia dell’asino”, 211-207 a.C., Persa ” Il Persiano”, 186 a.C., Casina “La fanciulla del caso”, 184 a.C.).
  • il romanzesco (Mercator “Il mercante”, 207-200 a.C., Stichus “Stico” 205-200 a.C., Mostellaria “La commedia del fantasma” 194-191 a.C., Trinummus “Le tre monete”, 187-186 a.C.).
  • l’agnizione, in cui dopo anni di lontananza vi è il riconoscimento di una figlia o un figlio, smarriti da neonati, attraverso un oggetto o un segno particolare (Cistellaria “La commedia della cesta”, 205-200 a.C., Poenulus “Il piccolo carteginese”, 191 a.C., Curculio “Il gorgoglione”, 194-191 a.C., Epidicus “Epidico”, 190 a.C.).
  • lo scambio di persona (Menaechmi “I due Menecmi”, 186 a.C., Amphitruo “Anfitrione”, 187-186 a.C., Bacchides “Le Bacchidi”, 189 a.C.).
  • la caricatura (Pseudolus “Pseudolo”, 191 a.C., Truculentus “Lo zotico”, 187-186 a.C., Miles Gloriosus “Il soldato fanfarone”, 206-204 a.C.).
  • diversi temi (Aulularia “La commedia della pentola”, 194-191 a.C., Captivi “I prigionieri”, 189-188 a. C., Rudens “La gomena”, 189-188 a.C.)

Le commedie, come le leggiamo oggi, sono composte da un argumentum (uno o anche due, di scrittori posteriori a Plauto, acrostici e contenente l’argomento della commedia); da un prologo (scritto da Plauto o da autori successivi, recitato da un personaggio detto Prologo o da un dio); dall’azione, suddivisa in parti cantate (cantica) e parti dialogate (diverbia), con pause in cui vi erano danze e musiche di flauto. La produzione teatrale plautina ha caratteristiche proprie, sebbene si possano individuare alcuni riferimenti alla Commedia Nuova del mondo ellenico, che ha il suo apice tra il IV ed il III sec. a.C. L’intento del commediografo era quella di risum movere, indurre gli spettatori a ridere seguendo le peripezie dei protagonisti, anche attraverso il mescolarsi di un linguaggio di registro elevato e basso.

Rappresentare Plauto nel 2019: una sfida?

Rappresentare le commedie plautine nel 2019 può essere una sfida. Se un rinnovato interesse per il mondo teatrale plautino si è avuto durante l’epoca umanistica-rinascimentale, nei secoli successivi si è andato perdendo, anche a causa della nascita di nuovi generi di comicità e innovativi influssi culturali. A tal proposito, ho chiesto il parere della prof. ssa Antonella Borgo, docente di Letteratura Latina alla Federico II di Napoli. Alla domanda sulla ripresa non sempre continuativa del teatro latino su scena contemporanea, la studiosa ha risposto:

Come tutti i ‘classici’, antichi e moderni, credo che Plauto abbia ancora molto da dire al suo pubblico che infatti si mostra in grado di capirlo in primo luogo perché sono ancora vivi e diffusi nel nostro territorio quello spirito e quella vivacità che costituiscono il carattere principale della sua scrittura comica. A Plauto però il pubblico è vicino anche per un altro motivo, in senso lato ‘culturale’: in lui giustamente riconosce l’archetipo di una parte importante della storia del teatro comico, non solo quello dei grandi nomi italiani ed europei, di Goldoni e di Molière, ma anche quello locale di Scarpetta e di Peppino De Filippo, per fare solo qualche nome, nel quale può riconoscere figure e situazioni legati al proprio ambiente e alla propria esperienza di vita.



Risposta esaustiva che ci illumina, finalmente, su una questione importante: non bisogna far morire i classici del teatro antico. Anche se spunta spontanea un’altra considerazione: nonostante i secoli che ci separano da Plauto, autore ancora oggi rappresentato, si può ancora offrire il “Plauto” genuino agli spettatori oppure c’è sempre bisogno di un “Plauto” rivisitato, come spesso accade, per avvicinarlo ancor più al pubblico. La docente ci ha chiarito anche questo motivo di riflessione:

Naturalmente un classico, per essere tale, deve in qualche modo morire: si intende che una traduzione intelligente del suo testo, che proceda ad aggiustamenti e ad avvicinamenti alla realtà che viviamo, sortiscono il giusto risultato di eliminare quanto oggi non sarebbe più comprensibile al grande pubblico.

Un ringraziamento alla prof.ssa Borgo per i suoi interventi chiarificatori ed al regista Fabio Pisano insieme alla sua compagnia teatrale, che, con grande abnegazione e con l’incognita della riuscita, sfida il contemporaneo per riproporre ma anche salvare il teatro antico.