Il grazie di Tony Laudadio ai Salesiani: successo a Caserta per “Di un’infanzia felice non ti liberi mai” (Intervista)

Tony Laudadio

Caserta – Tra applausi e commozione, sabato 27 novembre 2021 è andato in scena lo spettacolo scritto diretto ed interpretato da Tony Laudadio dal titolo “Di un’infanzia felice non ti liberi mai” presso il Teatro “Don Bosco”, all’interno dell’Istituto dei Salesiani di Caserta.

Lo spettacolo è stato una prima assoluta ed ha rappresentato anche la riapertura del Teatro Don Bosco, un’anteprima rispetto all’apertura della stagione teatrale.

Sul palco niente orpelli, nessuna scenografia, soltanto uno sgabello, una chitarra, un leggio ed un microfono. Tanto basta a Tony Laudadio per raccontare agli spettatori, in 45 minuti, la propria infanzia felice e la propria formazione di uomo e di artista diventato poi famoso.

Un’infanzia felice e fruttuosa perché vissuta nell’Oratorio dei Salesiani di Caserta, luogo grazie al quale Laudadio ha scoperto la propria vocazione per la recitazione e per la musica avendo l’opportunità di iniziare a praticare queste arti sin da piccolo. Ma anche il luogo degli affetti e della crescita sia personale che spirituale.

Con la sua sensibilità di artista, Tony Laudadio riesce ad esplicitare un sentimento condiviso da tante persone in tutto il mondo: la gratitudine nei confronti dei Salesiani per l’educazione ricevuta. Lo spettacolo scorre insospettabilmente leggero, si alternano momenti di riflessione profonda ad ironia e musica.

Al momento non sono previste repliche ma, visto il successo di sabato sera, è probabile vengano programmate altre date. In occasione della prima dello spettacolo “Di un’infanzia felice non ti liberi mai” Tony Laudadio ci ha concesso un’intervista esclusiva:

Il senso profondo di questo spettacolo è il grazie. Può spiegarci il perché?
Sì, tutto nasce da questo: dal desiderio di restituire, almeno in minima parte, un debito che sento profondamente mio: il debito della mia formazione. Di solito è difficile individuare in un unico vettore nella formazione di un artista e di una persona. Nel mio caso, invece, devo dire che gran parte della mia infanzia e della mia adolescenza si è svolta tra queste mura, specialmente in questo teatro.

A chi è rivolto il testo di questo spettacolo?
Ad una giovane generazione che si affaccia a questi spazi, perché capiscano quali privilegi hanno e li sappiano sfruttare. Allo stesso tempo è anche una riflessione rivolta ai mei coetanei, perché la gratitudine per quello che abbiamo avuto a volte ci sfugge. Invece va preso un tempo di silenzio per chiedersi “Da dove vengo? Da dove sono nato?” Per chi ha avuto questa fortuna è importante saperlo.

Il mondo di oggi è molto più laico e secolarizzato rispetto anche a pochi anni fa. I Salesiani hanno ancora senso? Forse hanno un senso diverso rispetto a qualche anno fa?
Hanno sicuramente senso perché, esattamente come quando io ero piccolo, innanzitutto i Salesiani si sono preoccupati della completezza della crescita del bambino a prescindere dalla sua fede, e questa è una peculiarità dei Salesiani. Sono sempre stati un esempio di accoglienza, di apertura.

Naturalmente la crisi della fede e delle vocazioni, per parlare di una cosa concreta, è indubitabile. Credo che non sia un problema solo dei Salesiani ma diffuso e credo che tra tutti i Salesiani lo affrontino meglio: tengono aperte le strutture, cercano di accogliere tutti, cercano di mantenere ancora lo spirito di Don Bosco.

I Salesiani hanno senso per la vocazione di fondo che hanno. Ovviamente anche loro devono tenere conto di quanto sta accadendo intorno a noi, soprattutto della tecnologia. Però Don Bosco c’è da un secolo e mezzo e continuerà ad esserci.

Che emozione è recitare oggi, con i capelli bianchi, su questo palco come quando era piccolo?
Enorme! Enorme! Pensare che ho fatto i miei primi spettacoli in questo stesso luogo quando avevo 8 o 9 anni ed oggi ci torno da professionista è come chiudere un ciclo. È come un corto circuito temporale per cui mi sembra di tornare bambino. Questo è impagabile, è un’emozione straordinaria.

Questo spettacolo è rivolto a chi fa parte della famiglia salesiana oppure può essere godibile anche per chi non ha mai conosciuto Don Bosco?
Questa è una questione interessante. Ovviamente chi conosce i riferimenti diretti che faccio ne subisce di più il fascino. Anche perché c’è, inevitabilmente, una componente di nostalgia che molti colgono.

Credo che certe riflessioni siano un po’ più alte, più generiche e possano interessare chiunque. Poi, a mio parere, se le storie sono ben raccontate riguardano sempre tutti a prescindere dal luogo e dal soggetto.

Tony Laudadio al Teatro “Don Bosco” di Caserta.