Il tè è una tazza di vita, tra gusto, proprietà nutritive e poesia

Il tè, tra gusto, proprietà nutritive e poesia

Sabato pomeriggio, mentre la città era sferzata da quella terribile bufera di vento, ero seduto nel salotto a leggere Il nome della rosa del compianto Umberto Eco, sorseggiando un tè alla pesca e sgranocchiando dei dolcissimi biscottini, quando mi venne in mente di scrivere questo articolo. Sin da ragazzo ho iniziato ad apprezzare questa bevanda, che è molto diffusa ed ha tante specialità. Così per conoscerla meglio mi sono rivolto ad una esperta del settore e ad una nutrizionista.

La signora Annamaria Ferrante, una commerciante molto cordiale e preparata, ha un tea shop nel centro storico di Caserta e mi ha parlato via skype di questa amabile bevanda. “Il tè è come una donna misteriosa che non finisce mai di stupire e di insegnarci qualcosa. La mia passione è nata dal rito familiare che si svolgeva a casa nostra, durante gli anni 70-80, quando non c’erano ancora gli aromatizzati. Oggi, grazie ad essi, la clientela comune, specialmente i giovani, lo sta riscoprendo, in quanto è una bevanda molto versatile, che si può accompagnare ai cocktail, agli analcolici ed agli alcolici, come il famoso prosecco al tè al gelsomino”.

Con mia grande meraviglia chiarisce che il tè accompagna in via sperimentale anche dei piatti molto interessanti, come le tagliatelle al tè nero o meglio drago nero (tiè guan yin) ed il gustosissimo salmone al tè verde.  “Il tè non è solo un prodotto estero”, mi spiega, “in quanto la sua produzione in Italia ebbe inizio nel 1846 ad opera di Giovanni Briosi per poi portare la coltivazione anche sul Lago Maggiore ed in Sicilia, un tentativo venne fatto anche a Napoli ma il clima si rivelò inadatto; l’Università di Pavia sta cercando di introdurlo come prodotto locale. La sfida è difficile in quanto ci vogliono condizioni pedoclimatiche particolari; anche in Sicilia stanno tentando, anche perché il tè è un toccasana per la salute.”.

Dopo aver salutato la signora e su suo suggerimento ora mi interesso delle proprietà curative del tè: recentissima la scoperta pubblicata sulla rivista Cancer Prevention Research che il tè bianco Pai mu Dan risulta utile per la prevenzione dei tumori. Noi siamo forse più abituati alle proprietà salutari del tè verde, come ha chiarito la dott.ssa Roberta Madonna, sammaritana, biologa nutrizionista, farmacista e specialista in Biochimica Clinica, che ho contattato telefonicamente: “Il tè rappresenta la fonte alimentare più ricca di epigallocathechina gallato (o EGCG), composto appartenente al gruppo delle catechine, ovvero flavenoidi facenti parte a loro volta della grande famiglia dei polifenoli. La varietà di tè più ricca di EGCG è senza dubbio quella verde; il composto rappresenta un vero e proprio farmaco naturale, vantando difatti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antitumorali, nonché capacità protettive e modulatorie in numerose patologie endocrino-metaboliche e cardiovascolari.”. Il tè quindi fa bene è gustoso ma può anche essere oggetto di poesia. Scopriamolo insieme.     

Un’insolita poesia

La poesia che vi presento fu scritta dalla poetessa romena René Annie Cassian-Matӑtӑsaru, classe ’24. Libera dagli influssi ideologici del regime comunista, visse a New York fino alla sua morte. Su Facebook potete trovare una pagina a lei dedicata per chi fosse interessato. Il testo qui presentato è tratto da C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007 del 2013:

Se tu potessi vivere
le ore del tè, del caffè,
il tintinnio indolente delle tazze,
se potessi concepire le soavi ore ramate
nel pomeriggio di una vecchia famiglia di un secolo vecchio
che si è crogiolato in una memoria romantica,
se potessi non spaventarti quando
nella tazza colma di tè vedi il tuo volto
dalla fiamma dell’inferno intensamente illuminato.

Una nostalgia decadente rivive in questi versi, in cui i gesti quotidiani richiamano una vita vissuta e stravolta dalla barbarie che hanno sconvolto un’epoca (di un secolo vecchio che si è crogiolato in una memoria romantica), con riferimento a mio parere  allo stravolgimento causato dalla terribile distruzione apportata dalla Seconda Guerra Mondiale. Come scrive la poetessa, a volte capita che mentre sorseggiamo il tè o il caffè, durante un momento di relax pomeridiano (le ore del tè […] le soavi ore ramate [..] nel pomeriggio), attuando quel rituale vivo da secoli (il tintinnio indolente delle tazze […] di una vecchia famiglia di un secolo vecchio) i nostri occhi vaghino, portando la mente oltre la fisicità del salotto, proiettando immagini del tempo che fu, che è e che sarà.

I ricordi affettivi (memoria romantica), la nostalgia, la gioia, i resoconti di una vita ed il conseguente prezzo da pagare (se potessi non spaventarti quando…) danzano dinanzi agli occhi della scrittrice, che scopre un volto stanco, provato ma ancora con un animo che ha la forza di cambiare, alzarsi ed andare avanti (dalla fiamma dell’inferno intensamente illuminato). Eppure questo è solo un aspetto del sorseggiare un tè, perché di solito lo si fa in compagnia, ridendo, giocando a bridge o chiacchierando del più e del meno, come spero facciata adesso, mentre leggete queste righe. Alla prossima!