Hamadoum Issébéré e “L’Intruso”, la poesia racconta i viaggi degli immigrati

Care lettrici e lettori, siamo in un periodo di grande travaglio, dove i diritti dell’uomo combattono con l’indifferenza ed il pregiudizio. Quando ero piccolo e durante l’adolescenza, sui libri di scuola, c’era sempre la lezione sul razzismo, questo fenomeno che in passato era dilagante ed oggi è strisciante. Se nel passato, in spiaggia, mentre ci crogiolavamo al sole, passava un negro pieno zeppo di merce, che camminava, ondeggiante, sulla spiaggia scottante, coperto o di un cappello o di una bandana bianca, sempre sorridente, che si fermava dinanzi a ogni ombrellone, a volte ansimando, era per noi non una persona ma un nomignolo ‘Vu cumprà’; non ci interessavamo come era arrivato in Italia, che lavoro faceva nel suo paese natio, se vi aveva lasciato dei figli. A volte rispondevamo Ne viene un altro e così era diventata un’abitudine.

Oggi, come ieri, questi fantasmi sono aumentati: li chiamo così non perché non si vedono, anzi li vediamo benissimo….li definisco così perché per molti sono come invisibili mosche fastidiose, che assillano volendo lavarci i vetri delle nostre macchine, quasi sempre sporchi confessiamolo, o volendo farci acquistare dei fazzoletti, che il più delle volte non abbiamo. Il problema è che sono diventati gruppi, a volte anche pericolosi, il che ci tramortisce l’animo e ci difendiamo. Perché sono quotidiane le notizie di africani che hanno discussioni anche violente contro chi passa con l’auto….almeno così racconta chi è stato aggredito o offeso sebbene non si dice, come posso testimoniare, che a volte alcuni automobilisti si fanno lavare i vetri e partono senza dare loro soldi o li offendono pesantemente o a volte giocano facendo finta di avanzare mentre lavano.

Dinanzi ai bar, ai ristoranti, ai panifici, ai supermercati ci sono loro, con il cappello in mano, che aspettano ore e ore che una buona anima dia una moneta. Commenti del tipo  sono dappertutto, pure qua ed altre rivelano una esasperazione ormai palese.

Esci, vai in campagna, dove vedi tantissimi africani che lavorano la terra, il tabacco, i pomodori, i broccoli ed altro. Li vedi chini, veloci, sembra che non sentano la stanchezza. Qualcuno commenta almeno fanno qualcosa, se non ci fossero loro non avremmo frutta e verdura; qualcun altro rubano il lavoro agli italiani.  Peccato che per la maggior parte sono sottopagati o vengono ancora medievalmente pagati col baratto. Se qualcuno si fa male…be’ fatti suoi….basta che non vada in ospedale.

Negli autobus ci sono molti africani che viaggiano e li ho visti sempre pagare il biglietto. A volte carichi di merce in buste verdi-azzurre. Vedi alcuni autisti che urlano muoviti o senza gentilezza li redarguiscono perché i carichi non vanno sul bus. Mi ricordo in passato che dove si sedevano, qualcuno, di solito ragazze, cambiava posto c’è aria viziata, che puzza. O la donna incinta africana che chiese durante il tragitto all’autista se poteva fermarsi perché doveva fare pipì ed in tutta risposta fu rimproverata in malo modo dall’autista che nel corso del viaggio, forse pentitosi, chiedeva come stava….

Oggi non so se l’appellativo vu cumpra c’è ancora ma ho sentito appellativi migliori, come Ehi Africa. Gli africani hanno imparato la lezione e rispondo, pacificamente ma con malizia, My friend.  

Tutto questo perché, nonostante tutto, ci battiamo ancora per aiutare i poveri africani che spesso una volta salvati sono comunque oggetto di pregiudizio, lavoro nero e sfruttamento. La poesia di oggi è di un autore straniero, Hamadoum Ibrahima Issébéré, poeta vivente del Mali. Non sforzatevi di cercare notizie, Google non è interessato e trovereste solo scarne notizie e nessuna foto….viva l’uguaglianza ! La sua poesia riguarda proprio il fenomeno di cui ho parlato partendo dal viaggio della speranza e si intitola L’intruso.

L’Intruso
Che cosa è venuto a cercare
All’incrocio dei continenti alla deriva
Questo fanciullo gracile allattato
alle mammelle affamate di mondi deformi?

La sua fama si perde nella notte dei tempi
Poiché amaro è il latte nel seno dei popoli
Che niente altro hanno da offrire Che odio
e violenza mediocrità e compatimento!
Quale avvenire! Dei quale avvenire!

Vittima inerme in un mondo di rapaci
L’uomo ferito di questo secolo
Sarà sepolto dall’uomo.

Il componimento si commenta da solo ma è giusto, ogni tanto, ricordare che tutti gli uomini sono uguali dinanzi alla terra, tutti gli uomini dovrebbero avere un futuro, tutti gli uomini avere la possibilità di una casa e non di una baracca facilmente incendiabile. Allora mi domando….l’Italia è ancora il paese dell’accoglienza o sta inevitabilmente andando nella terra dell’indifferenza e del pregiudizio? Cosa ne pensate?

Voglio ricordarvi che se anche voi scrivete poesie e vi piacerebbe inserirne una in questa  rubrica basta inviarcela all’indirizzo email poesia2019@virgilio.it, riportando: titolo e testo della poesia, nome autore e breve nota di commento.