Helix, le sculture di Mario Ciaramella all’Eremo di San Vitaliano di Casola

Inaugurano la rassegna di Settembre al Borgo e comunicano un intenso messaggio fatto di simboli, sogni e memorie

Casola, Caserta – E’ stata presentata il 4 settebre, per la 46° edizione di Settembre al Borgo, “Helix natura, scultura, vita” la mostra dello scultore Mario Ciaramella. Sarà visibile presso l’Eremo di San Vitaliano fino alla fine della rassegna che ha fissato la data di chiusura per il 10 settembre, ma l’artista lascerà le sue opere nel meraviglioso scenario per un mese.

L’Eremo di San Vitaliano dal 2000 con un’ Associazione ONLUS, dopo un restauro conservativo è stato trasformato da deposito per gli attrezzi e rifugio per le pecore in un laboratorio spirituale e culturale, dove oltre a celebrarsi le sante messe le domeniche  e nei giorni di festa, vengono accolti eventi artistici, teatrali e un festival della scrittura. Inoltre dal 12 ottobre 2016 è diventato anche luogo della memoria realizzandosi il Primo Sacrario della memoria di tutti i caduti militari e civili nelle missioni internazionali di pace. A poche centinaia di metri abita l’unica medaglia d’oro esistente in Italia, Medaglia d’oro al valor militare Gianfranco Paglia.

Parroco della chiesa è il sacerdote prof. Valentino Picazio, parroco della chiesa di san Marco Evangelista. Segretario e responsabile dell’Eremo Luigi Picazio

Oltre il cancello d’entrata dell’Eremo si è immediatamente calamitati dalla gigantesca croce in legno, “Lo Spinoso-la grande Croce”, che volge il suo asse maggiore, creando un angolo di quasi 45° col piano dell’ampio prato, verso il paesaggio dominato dai monti del Tifata e il suo asse minore inclinato a seguire il profilo montuoso che digrada verso est. Nel richiamo alla forma utilizzata più frequentemente nell’arte e nella tradizione cristiana per rappresentare il Cristo crocefisso e le piante delle chiese, l’artista ha espresso qui la sua personale interpretazione della croce ricoprendola di spine a rappresentare la sofferenza dell’uomo. Ai suoi piedi c’è una lacrima che è anche un seme, rosso cadmio, brillante rispetto al rosso mattone scuro della croce; è la trasformazione di una spina che anela, dalla passione, a diventare qualcos’altro. Chissà, forse germoglio.

Le opere di Ciaramella sono ricche di simboli e ogni opera finita diventa per l’artista ispirazione per la successiva, in un’incessante evoluzione.  Possiamo immaginare che il prossimo crocefisso possa diventare un ramo fiorito.

Il percorso espositivo continua dal seme rosso alle grandi chiocciole di terracotta che paiono arrampicarsi su per il piccolo dislivello verso il viale principale, attraversarlo e andare al di là quasi accompagnandoci lentamente verso il resto delle sculture disseminate con cura, facendo attenzione a non invadere l’architettura ma a dialogare con la natura circostante.

La chiocciola richiama al simbolo dell’elica, potente propulsore di energie presente in tutto l’Universo: nelle galassie, nel mondo animale e nel mondo vegetale.  La chiocciola che si muove lentamente invitandoci a rallentare il passo del nostro correre spesso troppo frenetico e distratto, rappresenta il procedere con gradualità ma sicurezza verso una meta-obiettivo. Legata all’elemento Terra, l’elemento della stabilità della sicurezza e delle ricchezze nascoste che non hanno necessità di apparire con ostentazione, ma che maturano aspettando i tempi giusti come i contadini aspettano la semina nei campi, che certamente darà buoni frutti. L’ helix, dunque, simboleggia il mistero profondo della vita, l’unità di tutto ciò che esiste, il percorso che compie l’anima nella sua infinita evoluzione attraverso i movimenti concentrici di rotazione nell’uno e nell’altro verso. Con rotazione destra, dal centro verso l’esterno, in una rotazione-evoluzione senza fine, indicando che il cambiamento può avvenire solo attraverso un movimento.  E così da fuori il movimento può volgere all’interno permettendo così al processo di reiniziare con una rotazione a sinistra che indica un ritorno all’unità e all’interiorità.

Panta rei, tutto scorre, tutto nasce da un centro. Questo simbolo ha la forza di un tornado, è un potente campo magnetico. Rappresenta l’origine della vita ed è il simbolo per eccellenza del cambiamento. Helix richiama anche alla danza dei Dervisci Rotanti altamente emblematica, spirituale espressione della realtà divina e della realtà fenomenica, in un mondo in cui tutto per sussistere deve ruotare, come gli atomi, come i pianeti e come il pensiero.

In questo continuo navigare nel mare aperto della creatività dell’artista, in questo richiamo di simboli significanti e camaleontiche forme, la chiocciola ora si trasforma esplodendo in materia magmatica schiudendosi dalla sua corazza bianca sovrastata da una foglia (“Helix”) e ora si richiude in un circuito opposto ritrovando vigore per una nuova foglia-natura che rinascerà (Helix-naturale).

Preghiera-la casa delle nuvole” fatta di mattoni assemblati e scolpiti, rappresenta il concetto di preghiera e  del donare/ricevere legato a quel mondo ormai scomparso del lavoro dei contadini. Qui appaiono simboli semplici come il gallo, il topo, il tridente, il treppiedi, il coltello, l’aratro che evocano anche ricordi infantili dell’artista che da piccolo giocava e costruiva attrezzi in campagna col padre e col nonno originando in lui quell’amore per i materiali che ora fanno parte del suo linguaggio artistico.

“Nel rispetto dei punti di vista religiosi, credo che la preghiera più che a Dio vada fatta all’uomo.”, dice Mario Ciaramella. Cioè dall’uomo verso l’uomo che anteponendo le parole “ti prego” esorta al fare o non fare, aiutare, comprendere invitando l’altro ad un’azione salvifica  per gli esseri umani che dovrebbero venirsi incontro anziché essere in contrasto e in guerra e rendersi conto, come diceva Jorge Luise Borges, che “ La terra è un paradiso. L’inferno è non accorgersene”.

Mario Ciaramella racconta per simboli consapevole della loro importanza perché certi fenomeni tendono a dissolversi se li avviciniamo senza cerimonie. Il sacro, il sublime, il compassionevole, sono argomenti inafferrabili se cerchiamo di definirli direttamente. In virtù della sua obliquità il simbolo conserva suggestioni recondite che un’affermazione semplice e chiara elude o dissolve; per questa ragione un’affermazione metaforica è spesso la più precisa. Ed è anche la più compatta, perché una metafora condensa e contrae laddove la definizione letterale è costretta a dilungarsi. Ciaramella parte dunque da una simbologia legata al territorio dove vive, immerso nella natura, in cui piccoli segni come una piuma, una foglia, una nuvola racchiudono grandi significati che lui elabora, sviluppa in temi, restituendoli in varie declinazioni tecniche attraverso il materiale legno, pietra, argilla, carta, marmo o ceramica. Ciaramella dimostra di essere un maestro di tutti i materiali che tra le sue mani si concedono, cosicchè lui possa impossessarsi della loro energia e forgiarli secondo le sue intenzioni-creazioni conferendone armonia, leggerezza, coerenza attraverso un gioco interessante e faticoso che conduce dandosi “un rigore che non è autocensura”, bensì quel fare che non si distrae e non si sottrae all’immensa fatica e alla concentrazione necessaria per produrre un’arte autentica oggi ormai purtroppo rarissima.

Il “Muro del pianto” (mattoni assemblati e scolpiti) è la rappresentazione concettuale del muro che si trova a Gerusalemme dove le persone vanno ad infilare nelle fessure piccoli fogli contenenti  le loro preghiere, i loro messaggi nella speranza che vadano a buon fine. Da queste fessure di questo simbolo-muro l’artista fa uscire stille di sangue a significare che queste richieste non esaudite trasudano dolore. Sopra questi mattoni ci sono due blocchi sferici attorcigliati come fogli di carta appallottolati e accartocciati che rappresentano quei propositi, quelle richieste, quei messaggi inascoltati e trascurati.

Affianco c’è il “Fuoco” inteso non in senso negativo bensì in senso catartico che con le sue volute, generando energia, crea un seme rosso che è il rosso che si va a ricollegare poi col rosso della croce  di spine.
Nei luoghi più nascosti dell’Eremo, nelle due nicchie laterali all’entrata della chiesa, sono posti “Sogno 1” e “Sogno 2”: due concetti di sogno. Nel primo una testa adagiata su una nuvola da cui nasce un alberello-pensiero-nascente-nuvola su un pilastrino di mattoni scolpiti e disegnati con linee curve che si intrecciano ad indicare forse percorsi possibili futuri che si realizzeranno. Nel secondo una testa adagiata su radici da cui sorgono alberelli, su un pilastrino di mattoni con altri simboli inneggianti alla campagna, come foglie, attrezzi da lavoro ed insetti; dedicato al padre boscaiolo che gli ha trasferito i preziosi insegnamenti grazie ai quali sicuramente ha spiccato il volo dal mondo della campagna al mondo dell’arte senza per questo rinnegarlo, ma esaltandolo sempre e ritrovandone sempre quei valori e quel senso profondo legato alle cose semplici della vita.

E poi c’è “Energie” (trittico)  dove in ognuna è rappresentata la specularità delle forze, il sotto e il sopra: il sottosuolo e le colline, l’albero e le radici, la Luna come spazio e il soffio di vento che muove fili d’erba o onde d’acqua. Ritorna ancora il simbolo del colore rosso: concetto di energia interna che viene fuori da tutte le cose.

Nell’ineffabilità di tradurre il significato pieno delle sue sculture, le sue opere non sono solo da guardare con gli occhi e da sentire sfiorandone le forme, ma sono opere da ascoltare, opere sonore che risuonano nell’animo di chi sa percepire i canti silenziosi della materia che si esprime in poesia.

E’ intervenuto all’inaugurazione della mostra il direttore artistico della rassegna di Caserta Vecchia, il maestro Enzo Avitabile esprimendo grande interesse ed entusiasmo per le splendide opere immerse nello spettacolare scenario dell’Eremo. E’ seguito anche un ottimo buffet e brindisi servito presso l’agriturismo adiacente.