I giovani e il teatro

Carnevale Caserta La Mansarda
Nuvoletta Lucarelli e Emilio Bianconi de La Mansarda Teatro Dell'orco
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Quando si parla della relazione tra teatro e giovani, si deve immediatamente chiarire che l’argomento spazia di là dai facili limiti, investendo la tematica delle nuove generazioni in tutti i suoi aspetti; e senza rischiare, con eccessiva facilità, un’analisi limitativa, circoscrivendo tale discussione in un contesto avventato, e autolesionistico.

Un modo plausibile per relazionare i giovani con il teatro, sarebbe quello di riuscire a comprendere la loro “sete culturale”, con l’ausilio del prestigioso ruolo che ha l’analisi dei loro codici o segnali che volontariamente o involontariamente esprimono.

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Non a caso la studio della semiologia ha avuto un peso fondamentale nella mia formazione accademica e non a caso il compianto storico del teatro, autore di diversi libri, nonché mio docente e caro amico Franco Carmelo Greco (casertano di adozione), agli esordi della mia professione di attore, mi suggerì lo studio del libro “Segno” di Umberto Eco.

Per questi e per altri motivi la semiotica non è solo una teoria ma una pratica continua. I segni sono dunque una forza sociale e non semplici strumenti.

Questa tematica del teatro e i giovani, deve avere il compito di proporre la discussione su tutta la materia e di condurla avanti senza arrestarla per eventuali particolarismi politici o per interessi e contrasti di varia natura.

Se si vuole un teatro che possa finalmente avere un futuro radioso, si avverte certamente la necessità di una simile discussione, è indispensabile affrontare le diverse questioni, volta per volta, per poterle riconoscerle fino in fondo e approfondirle nei termini dovuti. E’ importante stabilire quale sia il ruolo che la gioventù gioca nello sviluppo creativo ed estetico del nostro teatro.

Non basta dire, infatti, che i giovani vanno a teatro, che una buona percentuale del pubblico teatrale è costituito da loro, per aver risolto tutto. Anzi, è proprio partendo da questo dato di fatto che va approfondita l’analisi, perché il giovane tende a presentarsi non più unicamente come consumatore di spettacoli, ma addirittura come parte integrante di essi, influendo sulle scelte sia di testi, sia di moduli interpretativi, etc.

La nostra società giovanile si trova assediata, bombardata dai ritrovati più moderni, tecnologici, rivoluzionari, spregiudicati della teorica della cultura e del divertimento. La massificazione del gusto, secondo la terminologia adoperata dai cosiddetti apocalittici, la televisione e il suo prodotto corrente e di facile consumo, l’ignoranza e l’indifferenza verso spettacoli che, come il teatro, conservano ancora un sia pur esteriore abito cerimoniale, costituiscono tanti ostacoli al diffondersi di quelle conoscenze culturali, che sono garanzia per la prosperità del teatro.

Il teatro ci guida a ravvisare un nuovo e più suadente itinerario della socialità, per il quale la storia come comunemente s’intende non è che un fondale inerte nei suoi paramenti vistosi.

In una nota breve come questa, non si può certo illustrare come si dovrebbe risolvere una problematica così vasta, né d’altra parte si vuole secondare la pigrizia del lettore indicandogli i punti dov’essa tocca i vertici più luminosi. Basta aver fatto capire perché “questo teatro”, prezioso per l’intelligenza, costituisce un punto cruciale della nostra cultura.

(*) Direttore Artistico del Piccolo Teatro Cts di Caserta