Inaugurata la mostra fotografica “Sguardi Sensibili”, curata da Luca Sorbo, presso Cose d’Interni a Capua

Sabato 12 ottobre a Capua è stata inaugurata la mostra collettiva  Sguardi Sensibili, curata dal professore e fotografo Luca Sorbo presso Cose d’Interni.

La mostra nasce da un progetto di Luca Sorbo che ha voluto cercare, aggregare, ispirare, selezionare e condurre un gruppo di giovani fotografi non professionisti, affinché realizzassero  liberamente e spontaneamente degli scatti fotografici su un tema da sviluppare: la provincia di Caserta. Dunque un tema vastissimo, visto che la provincia casertana comprende cento comuni:  luoghi eterogenei e complessi in cui scovare e riconoscere elementi di interesse sociale, architettonico, artistico,  scegliendo tra il territorio del Matese, quello dell’Agro Aversano, il litorale Domizio,  la terra di Lavoro, il Caiatino, il Vairanese e il Cassinate.

Luca Sorbo, Roberta Pirozzi

La fotografia è un mezzo accessibile a tutti con cui  si può provare ad interloquire con ciò che ci circonda e a dare  un’ opportunità alla propria sensibilità di esprimersi.  Sguardi  Sensibili nasce senza nessuna presunzione di essere approdati ad un risultato definitivo ed immutabile, anzi piuttosto è l’inizio di un percorso  perfettibile, come un banco di prova in progress dove domande, risposte, verità affiorano come pretesti di confronto con le potenzialità degli autori e di dialogo congiunto tra loro.

Dieci sono gli autori della mostra ed ognuno ha affrontato l’invito all’osservazione sensibile  realizzando tre scatti ciascuno, sintetizzando così, in modo personale e sentito, l’incontro-scontro tra il pensiero e la realtà:

Mariateresa Marrese,  Calvi Risorta –Sull’uscio di casa
Salvatore De Maio, Oltre
Gian Maria Capuano, Marginalised
Luana Ermili, Le età della vita
Angelo Veltre, Campania Felix – Il sipario della miseria- Stracci e macerie
Imma Aldi, Tra il dentro e il fuori
Mariano de Angelis, Eredità borbonica
Giuseppe Baccaro, Caserta tra luce ed ombra
Marilena Notaro, Muri
Simona Sansi, Settimana Santa

Sensibili gli sguardi, ma certamente sensibili anche i bersagli che sono stati scelti. Lo sguardo sensibile, come freccia, coglie-raggiunge la realtà fissandola in un fotogramma che a sua volta diventa sensibile perché conoscibile.

Obiettivo sensibile, come luogo pericoloso ed esiziale diventano le foto di Salvatore De Maio che colgono le carcasse di ciò che resta del sogno anni ‘60 dell’area industriale Saint Gobain. 4600 mq abbandonati di vetro e cemento, luogo simbolo del fallimento della società industriale che ormai fa parte del paesaggio urbano di Caserta. Si coglie il senso di rifiuto di questo momento storico in cui l’uomo ha raggiunto uno sviluppo che non sempre corrisponde al progresso. Come dimenticare il disastro ambientale causato da quest’insediamento,  (noto in quegli anni ‘60 e ‘70 come “ la piscina rossa”)  ed il recente sequestro di 12 pozzi contaminati da arsenico?

Obiettivo sensibile-inaccostabile, perché invivibile ed inquinato, diventano anche le foto di Angelo Veltre che si sofferma su scorci della terra dei fuochi, mimetizzati sotto campagne apparentemente fertili e sulle condizioni di degrado dei campi profughi a Capua.

Giuseppe Bellone, Sonja Antuono, Roberto Branco

E ancora, negli scatti di Mariano de Angelis, lo sguardo sensibile  si posa su luoghi sensibili perché strategici come i luoghi che fanno parte del patrimonio borbonico.

Lo sguardo di Gian Maria Capuano ha mirato invece su altre realtà: sensibili perché emotivamente forti e dalle quali è impossibile sottrarsi  e venirne fuori senza restare profondamente attoniti e turbati. Riprendono infatti il tema delle migrazioni di africani degli anni ‘80 che giunsero nel territorio di Castel Volturno occupando case semi crollate in cui continuano a vivere in ghetti emarginati e fatiscenti. La scelta del bianco e nero così netto delinea mani come carte geografiche che raccontano percorsi e storie di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese in cerca di fortuna. Ancora mani che mostrano pochi centesimi: misero guadagno di un lavoro insufficiente per vivere con dignità. Quella dignità che però rimane integra, seppur nell’espressione smarrita e stanca, dell’uomo che siede in una stanza disadorna e allestita con mobilio rimediato.

Sull’uscio di casa di Mariateresa Marrese,  Le Età della Vita di Luana Ermili,  Muri di Marilena Notaro, Settimana Santa di Simona Sanzi, sono sguardi sensibili verso bellezze sensibili da cui emergono il calore e la ricchezza  delle tradizioni, dei sentimenti, dell’essenza delle  quattro  età della vita e della cultura rurale.

Ne Tra il dentro e fuori  di Imma Aldi e in Caserta tra luce ed ombra di Giuseppe Baccaro, lo sguardo sensibile si posa su un’ entità sensibile: nel primo espressa con un tema spirituale da cui si eleva, tra contrasto e mistero, la vita terrena attraverso simboli e visioni di anime e santi, nel secondo espressa con un tema in senso letterale da un lato e in senso metaforico dall’altro. Cioè da un lato è rappresentata la luce reale che esce dall’ombra come quella della Basilica di Sant’Angelo in Formis  e del Cristo dell’Altare del Duomo di Caserta Vecchia,  e dall’altro c’è la luce metaforica di cui gode di riflesso la Reggia di Caserta, protetta dall’ombra del simbolo forte del Vesuvio e di quello di Napoli.

Luca Sorbo, classe 66, inizia ufficialmente la sua carriera fotografica nel 1994 collaborando con l’agenzia fotogiornalistica Graffiti di Roma seguendo festival e varie manifestazioni. I suoi viaggi dal 1994 al 1999 lo porteranno in Palestina ed in Libano e da queste esperienze nascerà un reportage sui campi profughi, pubblicato dall’Università Orientale con il titolo “Sguardi di pace, segni di guerra”. Comincia poi ad occuparsi di storia delle tecniche fotografiche e sperimenta molti procedimenti fotografici dell’Ottocento, dalla cianografia alla carta salata. Tra l’altro si specializza in restauro della fotografia presso gli Alinari e l’Opificio delle pietre dure. Insegna fotografia dal 1994 ed è docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli dal 2006. Ha scritto saggi, libri e numerose recensioni e studi sulla storia della fotografia e sul linguaggio fotografico. E’ anche autore di alcuni progetti collettivi che provano ad interagire con il territorio attraverso la fotografia come quello su Scampia e Ponticelli, coinvolgendo alcuni dei suoi numerosissimi allievi. Inoltre è consulente per numerose gallerie per la promozione di giovani autori.

Cose d’Interni progetti-arredo-arte-libri è un luogo in cui le persone si incontrano per condividere interessi, passioni, progetti, idee e in cui si coniuga sotto il segno della cultura l’intento di essere uno spazio dove centrifugare linguaggi, esperienze, professionalità e competenze. Gestito impeccabilmente da Roberto BrancoGiuseppe Bellone e Sonja Antuono, si trova nel centro storico di Capua, corso Gran Priorato di Malta 88.

La mostra rimarrà allestita fino al 10 novembre.