Proseguono, con grandi disagi per i cittadini e per i viaggiatori, i lavori di ammodernamento alla stazione ferroviaria di Caserta. Lavori per i quali sono stati stanziati circa due milioni di euro e la cui durata prevista è di 320 giorni ma che, nel frattempo, creano troppe difficoltà e disagi agli utenti. Difficoltà che colpiscono in particolare le fasce più deboli di viaggiatori quali gli anziani, i disabili e gli eventuali turisti che, non avendo dimestichezza del luogo, non sanno come districarsi nel dedalo della provvisorietà.
I disagi iniziano già molto prima di mettere piede in stazione, con l’asfalto di viale Ellittico gravemente malmesso e la carreggiata ristretta che non basta a far defluire sia i mezzi privati che gli autobus, ciò non solo negli orari di punta. Ancor più grave è la totale assenza di spazi per la sosta regolare dei veicoli privati che, dunque, parcheggiano in maniera selvaggia tra le impalcature, gli autobus in transito e i (pochi) taxi.
Accompagnare una persona in stazione è difficilissimo, parcheggiare in maniera regolare impossibile. Persino i monopattini elettrici sono parcheggiati alla rinfusa. E così, il traffico all’esterno della stazione diventa selvaggio, con grande stress soprattutto per gli autisti degli autobus.
Se è accettabile che l’ingresso principale sia interdetto a causa dei lavori, non lo è il fatto che l’accesso ai binari non sia adeguatamente segnalato: il cancello e i cartelli che lo indicano finiscono costantemente per essere coperti dagli autobus pronti a partire, con il risultato che sa dove entrare soltanto chi conosce già bene lo stato attuale della stazione di Caserta.
E qui arriva un altro, grande ostacolo: i dissuasori di metallo verniciati di giallo, che rendono scomodo – se non impossibile – il passaggio ai disabili, alle carrozzine e a chi trasporta un bagaglio ingombrante. Il tutto mentre sullo sfondo si staglia l’eterna bellezza della Reggia di Caserta, ciò che dovrebbe essere il biglietto da visita della città.
Riusciti finalmente a entrare all’interno della stazione di Caserta, cartelli posticci indicano laconicamente le modifiche alle tratte, i servizi, gli ingressi e le uscite. Tra tanti cartelli, nessuno con la scritta “ci scusiamo con i viaggiatori dei disagi” ma almeno due o tre, posti in bella vista, inneggiano alla futura e avveniristica infrastruttura in via di realizzazione.
Con un poco di spirito di adattamento è possibile cavarsela fino al prossimo ostacolo: se l’ascensore dal lato del binario 1 funziona, rimane fuori servizio l’ascensore in corrispondenza dell’uscita di via Vivaldi, appena dopo il binario 6. Un cartello avvisa che l’ascensore sarà riattivato a maggio 2025. Ma siamo a marzo 2026 e, mentre lo leggiamo, un signore anziano impiega interminabili minuti per affrontare la scalinata.
I pendolari abituali, che già conoscono bene la situazione, riescono ad affrontare facilmente gli ostacoli e i disagi causati dai lavori in corso. I tassisti e gli autisti degli autobus, interpellati, si trincerano nervosamente dietro frasi di circostanza.
Soltanto il ragazzo che lavora al bancone del bar, dopo averci servito un buon caffè, si concede a una chiacchierata informale. Ci racconta che l’introito è calato di almeno il 50% da quando sono iniziati i lavori: “Soltanto i pendolari abituati a fare colazione con caffè e cornetto continuano a venire. Con i lavori in corso, l’ingresso del bar nemmeno si vede, chi passa per la prima volta da qui non sa che c’è il bar.
Prima avevamo i turisti mordi e fuggi che si fermavano qui per un panino, per comprare la mozzarella da portare a casa come souvenir. E poi gli studenti che compravano gli snack. Adesso, di queste due fasce di clientela, è rimasto un 30% scarso”.
Infine, ci sono i giovanissimi: gli studenti che ogni giorno viaggiano in treno tra casa e scuola. Agili, sani e forti, con la mente rivolta ognuno ai propri sogni, almeno in apparenza nemmeno si accorgono della bolgia infernale nella quale viaggiano, ne sopportano speditamente gli ostacoli. Abbiamo provato a farci raccontare da loro i disagi che affrontano quotidianamente in stazione, ma senza grandi risultati. I ragazzi minimizzano, dicono che, in fondo, al treno si riesce ad arrivare. E che sia tutto sommato normale il fatto che chi è disabile, anziano o forestiero abbia qualche difficoltà in più.
Probabilmente è proprio questo il pericolo più grande: rischiare di insegnare alle prossime generazioni che un’infrastruttura carente e disattenta ai bisogni delle fasce più deboli faccia parte della normalità.















































