Inter-Napoli, tra ululati, malafede ed accoltellamenti: e questo lo chiamano sport?

Ieri sera prima della partita Inter – Napoli in programma allo stadio San Siro di Milano, vi sono stati violenti scontri fra i tifosi delle opposte fazioni. Quattro tifosi napoletani accoltellati durante gli scontri, il più grave è un 43enne accoltellato all’addome e ricoverato all’ospedale Sacco. Un tifoso interista di 35 anni è morto, era stato investito da un van su cui c’erano i tifosi del Napoli prima della partita.

Riesce difficile parlare di calcio quando un evento sportivo viene caricato, appositamente, al punto da sembrare una guerra.

Riesce difficile analizzare una partita, a tratti gradevole, influenzata da errori tecnici e comportamentali da entrambe le parti.

Riesce più facile analizzare quanto di assurdo è successo sugli spalti prima, dopo e durante.

Con Inter-Napoli è morto lo sport. Ancora una volta.

A partire dalla provocazione da parte della FIGC nel designare come arbitro Silvio Mazzoleni, direttore di gara storicamente avverso ai partenopei, il quale però, ad onor del vero, mai come durante la gara in questione, ha assunto un metro di giudizio equo.

Giuste le espulsioni di Koulibaly, forse il migliore in campo fra gli azzurri, e di un evanescente Insigne, reo di aver rifilato un calcione, gesto sicuramente figlio della grande frustrazione, a Keita Baldè.

Dunque, tecnicamente, il signor Mazzoleni della sezione di Bergamo è stato ineccepibile.

Allora qual è il problema?

Lo stesso Mazzoleni, tramite uno dei propri profili social, si era reso disponibile a sospendere la partita in caso di cori discriminatori.

Dati i continui ululati di stampo razzista subiti da Koulibaly, perché il direttore di gara non ha preso la fatidica decisione?

Paura, forse? O malafede?

Va assolutamente precisato che a rendersi partecipe di questi gesti vergognosi non è stata certo una minoranza del pubblico interista, ma una buona parte dei 64.000 presenti a San Siro.

A rendere ancora più surreale la cosa è la presenza di diversi giocatori africani nelle file dell’Inter, squadra il cui nome era destinato a descriverne l’apertura mentale che la caratterizzava e che, in teoria, dovrebbe caratterizzarla ancora.

La verità è che, purtroppo, questo paese non solo non cambierà mai, per inettitudine e per malafede, ma è destinato a peggiorare sempre più, a meno che non arrivi il tanto agognato cambiamento della mentalità in seguito a Dio solo sa cosa.

Dulcis in fundo, a fine partita sono avvenuti degli scontri che hanno portato all’accoltellamento di quattro tifosi napoletani, di cui uno in codice giallo.

Non si tratta certo dell’unica manifestazione di inciviltà da parte del “correttissimo” tifo milanese, in maggioranza costituito da terroni dentro e fuori sede.

Già nel 1990, durante un Inter-Napoli, la Curva Nord, cuore pulsante del tifo nerazzurro, espose un vergognoso striscione che recitava: “Hitler, insieme agli Ebrei… Anche i Napoletani”

Ma d’altronde, di che scandalizzarsi…

Non bastò il caso Ciro Esposito a far aprire gli occhi circa l’odio legato al calcio che predomina ormai dentro e fuori gli stadi, figuriamoci se quattro accoltellamenti e “qualche” ululato possano fare le differenza.

Ormai quello italiano è diventato un popolo talmente cieco da non rendersi conto di essere trascinato verso il baratro dalla propria follia, follia che, in questo caso, ha portato la gente ad andare allo stadio armata di coltelli e intenzionata a fare del male ad altre persone.

In merito a quest’ultimo punto, emblematica è la frase di Winston Churchill: “Gli Italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e le guerre come fossero partite di calcio

Ci beiamo di aver compiuto grandi progressi e di essere in continua evoluzione.

E questa sarebbe l’evoluzione?

Se progredire significa raggiungere queste “vette”, tanto valeva rimanere scimmie.

Loro, quantomeno, si rispettano.