Intervista esclusiva ad Antonello Salzano, dalla presidenza di Aci Caserta al programma TV “Affari a quattro ruote Italia”

Antonello Salzano alla guida della sua Ferrari 250 Spider Pininfarina del 1960. Foto di Achille Cortellessa PH

“Non ho mai posto l’economia come prima istanza nella scelta di una macchina, l’automobile ti deve innanzitutto piacere, ti deve emozionare quando la guidi” è il pensiero di Antonello Salzano, un personaggio molto noto nel casertano, in particolare tra gli appassionati di automobili. Originario e residente a Santa Maria Capua Vetere, avvocato penalista, sagace collezionista di auto d’epoca, ha ideato ed organizzato grandi eventi quali la Coppa dei Borbone, la Rievocazione Storica del Circuito di Caserta ed è Presidente dell’Automobile Club (ACI) di Caserta. Recentemente è stato tra i protagonisti del programma TV “Affari a quattro ruote”, andato in onda sul canale DMax.

Per questa intervista l’avv. Salzano mi accoglie in casa sua, in un palazzo del centro storico, una casa arredata con grande gusto e raffinatezza con quadri, mobili d’epoca e ricordi di famiglia. Ma la mia attenzione ricade sulle numerose locandine e foto di auto d’epoca usate come quadri, parti di motori di Ferrari antiche esposte come sculture moderne. Non c’è dubbio, questa è la casa di un vero appassionato di macchine!
Dopo pochi convenevoli ci sediamo su due poltroncine accanto ad un balcone, fuori piove forte ed intorno a noi c’è la quiete, in mano abbiamo entrambi un caffè caldo, lui ha anche un buon sigaro ed il suo cane a fargli compagnia. Non riesco ad immaginare un lavoro più gradevole per questo piovoso lunedì mattina.

Chi è Antonello Salzano? Avvocato, Presidente Aci, personaggio televisivo, qual è la sua vera identità, il suo principale lavoro?

E chi lo sa? MI chiedo ancora cosa farò da grande. Rientra nell’evoluzione dell’uomo arrivare a cambiare ritmi di vita che possono essere monotoni o stereotipati. A volte ci sono delle occasioni che si presentano all’improvviso per cui si arriva a fare dei cambiamenti di rotta. A volte possono capitare fatti traumatici o si possono fare delle scelte. Comunque credo che sia molto importante seguire le proprie attitudini.

Com’è nata in Lei la passione per l’automobile?

Ho vissuto in una famiglia in cui, quando tornavo a casa, sentivo il profumo dello scarico della Porsche 911 S appena spenta di mio padre. La domenica andavamo a Vallelunga a vedere le gare con Jakie Ickx; A casa mia non si guardava il calcio ma i Gran Premi, i nostri idoli erano Mario Andretti, Ronnie Peterson e Niki Lauda. A 10 anni mi hanno scattato le prime foto in braccio a Juan Manuel Fangio, Maria Teresa De Filippis, Gigi Villoresi. Mio padre è stato il primo a capire il valore dell’auto storica, a quei tempi le Porsche 356 e le Alfa Romeo Giulietta erano considerate ferro vecchio, lui ebbe l’intuizione di restaurarle e conservarle molto prima fosse di moda. Ho sempre vissuto questa passione, poi con il tempo l’ho perfezionata.

Antonello indossa la coppola sul set di “Affari a quattro ruote”

Com’è nata l’idea del programma TV?

Non è nata da me ma dallo scherzo di una mia amica. Io ero a Milano per inaugurare la fiera di auto classiche del 2018 perché il Presidente Angelo Sticchi Damiani mi aveva incaricato di sostituirlo in quanto lui era impegnato altrove. Una signora che lavora in Aci nonché mia amica, Lina Montemurro, mi ha chiamato in uno dei padiglioni con la scusa di un’intervista. Dopo più di mezz’ora che ero davanti alla telecamera e stavo facendo tutto da solo mi è stato detto che ero stato scelto per l’edizione italiana del programma “Affari a quattro ruote”, cosa che non potevo immaginare.

Come sono nati il soprannome “Il Principe” e l’iconica coppola?

Prima di girare il programma andai a fare un provino a Roma ed indossavo, come mio solito, la coppola. Mi chiesero di toglierla ma mi rifiutai di farlo perché avevo la febbre a 40. Poi, inaspettatamente, la coppola piacque così tanto da diventare un elemento quasi iconico. Il soprannome “Il Principe” deriva dal fatto che una delle prime volte mi presentai alla troupe con i miei abiti usuali, quelli della sartoria tradizionale napoletana, che loro trovarono principeschi. Nella serie, invece, indosso degli abiti da lavoro, forniti dallo sponsor tecnico.

Soddisfatto del successo del programma? Ci sarà una seconda serie? Me lo può dire?

Il programma ha avuto un super successo, l’ho tastato ora che sono stato alla Fiera di Padova.
Alla fiera dovevo comprare dei ricambi per me ma mi sono ridotto all’ultimo momento perché mi chiedevano in continuazione autografi, selfie ed interviste, persino mentre ero a pranzo.
Abbiamo avuto circa 180 mila spettatori a puntata ed eravamo in prima serata, concorrevamo con programmi come X Factor, quindi ottimi numeri.
Molti chiedono della seconda serie, dipende dalla rete e dagli sponsor, che sono stati contentissimi, ma sono questioni di palinsesto… La prima serie è stata sperimentale.

“Nello il Principe” insieme agli altri due coprotagonisti di “Affari a Quattro ruote” Riccardo e Donald

Com’è andata fino a questo momento l’esperienza da Presidente Aci? Quali sono le iniziative che è riuscito a mettere in atto per gli automobilisti, per gli appassionati e per il territorio di Caserta?

La mia elezione è stata salutata da molti con favore, molti in me hanno visto una persona giovane (avevo 45 anni quando sono stato eletto nel 2016) ed un vero appassionato di automobili, non una figura prettamente burocratica. Abbiamo portato Caserta ad essere il secondo Aci Storico in Italia per numero di tesserati. Abbiamo curato la segnaletica stradale con particolare riferimento ai monumenti, infatti abbiamo donato i cartelli stradali che indicano il Real Sito di Carditello, San Leucio e Casertavecchia. Per quanto riguarda la sede di Caserta a via Sauro, per renderla riconoscibile, ho provveduto a far installare gli stemmi e la nuova illuminazione. Ho sistemato l’archivio storico e fatto restaurare gli antichi trofei. Ricordiamo che l’Aci è un ente pubblico e non un club privato, siamo riusciti a riportare un ente che sul territorio era politicamente e socialmente quasi morto ad essere influente nelle scelte sia politiche che imprenditoriali. Abbiamo organizzato la Rievocazione Storica del Circuito di Caserta, supportato mostre di auto, eventi culturali anche oltre il mondo dell’automobile ed anche sportivi come i rally.

Antonello Salzano insieme ad Angelo Sticchi Damiani

Personalmente, immediatamente dopo la mia elezione, ho curato i rapporti con Roma e stretto amicizia con l’ing. Angelo Sticchi Damiani (Presidente nazionale dell’Aci e vice presidente della FIA, la Federazione Internazionale dell’Automobilismo n.d.r.) infatti aver portato alla Reggia di Caserta la premiazione dei Campioni CSAI 2016 è stato un grande riconoscimento. Il Presidente percepisce soltanto 3000€ netti all’anno per la sua attività, quindi lo si fa soltanto per passione. Non voglio auto-celebrarmi ma credo che il momento storico della presidenza Salzano abbia portato molto.

Antonello Salzano nella sua veste di Presidente di Aci Caserta

Cosa sta succedendo adesso in Aci a Caserta?

Purtroppo ad un certo punto alcuni membri del Consiglio hanno deciso di dimettersi, forse non condividendo più la mia linea, nonostante i risultati raggiunti e nonostante il bilancio economico fosse in ordine e fosse stato approvato all’unanimità. Le dimissioni dei tre consiglieri, che non hanno motivato questa loro scelta, sono irrevocabili per cui il Consiglio è decaduto e l’Aci di Caserta sarà commissariata. Tuttavia credo che questo commissariamento durerà poco perché i conti sono in ordine e l’ente gode di ottima salute, poi ci saranno nuove elezioni alle quali non so ancora se mi candiderò. Nel frattempo ho continuato a portare avanti le attività che ci eravamo preposti.

Coppa dei Borbone e Rievocazione Storica del Circuito di Caserta, a quando le prossime edizioni? Avranno un futuro?

Chi lo sa? Vedremo, spero di sì.

Perché qualcuno dovrebbe sottoscrivere la tessera Aci?

In primis l’Aci è un ente pubblico ed è un ente di garanzia. La tessera Aci non serve solo per il soccorso stradale ma copre i settori più ampi, è una rete infinita di convenzioni: musei, ristoranti, alberghi ed è valevole anche all’estero. Aci si occupa del sociale, di cultura, ambiente, disabilità, mobilità. Essere tesserato Aci significa ricevere la rivista “L’automobile”, poter partecipare al Gran Premio d’Italia di Formula 1 ed a tante iniziative.

La Campania non è considerata Terra dei Motori, e ci sono pochi appassionati di motori. Questo è vero? Può essere un limite?

Questo assolutamente non è vero.  La Campania è terra dei motori, molti grandi della storia dell’automobile provengono dalla Campania: l’ing. Nicola Romeo (fondatore dell’Alfa Romeo n.d.r.) era di Casandrino. Caserta aveva uno dei più grandi tra i piccoli costruttori, Antimo Minutolo oggi dimenticato. Minutolo costruiva le macchine che tra gli anni ’40 e ’60 partecipavano ad i grandi eventi. Il grande pilota ufficiale della Maserati, Mennato Boffa, era napoletano. In Campania ci sono molti collezionisti che hanno tante macchine, anche importanti.

Qual è stata la sua prima macchina? Quale macchina le è rimasta di più nel cuore?

Avevo meno di 12 anni e rubai la Fiat 500 C Belvedere a mio nonno. A 18 anni, appena conseguita la patente, condividevo con mio padre una Fiat Uno Diesel Super, poi lui mi comprò una Peugeot 205 GT 1600 con cui arrivai fino in Spagna. Poi ho avuto sempre macchine particolari alle quali apportavo sempre qualche “miglioria” al motore: BMW, Jaguar… La mia prima auto storica è stata una Alfa Romeo Spider Touring 2000 del 1959 il cui primo proprietario fu Enzo Fiermonte, campione di boxe e star del cinema di Roma. Ero innamorato di quella macchina ma era davvero pesante nonostante la carrozzeria realizzata da Touring Superleggera. Ho avuto due De Tomaso Pantera GTS, Maserati 3500… La macchina che più porto nel cuore… è quella che verrà.

Antonello alla Fiera di Padova, padiglione Aci Storico, sullo sfondo una Lancia 037 Rally

La macchina dei sogna? Quella che vorrebbe e non ha ancora avuto?

Il mio più grande rimpianto è stata la Lamborghini Miura. Una P400 di colore arancio con gli interni bianchi e targa italiana. Stavo per comprarla ma non lo feci perché ascoltai il consiglio di una persona. In tema di automobili è una cosa che non ho mai fatto e che non andrebbe mai fatta.
Ora sono innamorato della Lancia Delta HF Integrale, quell’auto rappresenta la mia gioventù.

Sogni per il futuro?

I sogni sono qualcosa di evanescente. Per quanto riguarda il mondo dell’automobile, sogno che la Lancia torni a vincere nei rally, che l’Alfa Romeo torni ad occupare il ruolo che le spetta e che la Ferrari in Formula 1 sia guidata da un pilota italiano.

Lei guarda la Formula 1, la MotoGP e gli altri campionati in TV?

Sì, guardo la Formula 1. Mi piace ma tanti anni fa era tutto più bello…

Un commento su Cars & Coffee che recentemente ha tenuto un evento in Campania?

Meraviglioso! Davvero un evento meraviglioso, complimenti a tutti i ragazzi che hanno lavorato per organizzarlo.

Perché qualcuno dovrebbe possedere un’auto o una moto d’epoca? Cosa c’è di bello?

Perché sono la nostra storia e la nostra cultura, da trasmettere ai posteri. Il profumo che puoi sentire in una macchina d’epoca non lo sentirai mai in un’automobile moderna. Le sensazioni, ciò che una macchina d’epoca mette in evidenza del pilota, sono tutt’altra cosa rispetto all’auto moderna. Per comprare una macchina moderna basta avere i soldi, invece le auto antiche sono in numero limitato, per sceglierne una occorrono cultura, sensibilità e ricerca. Una moderna berlina sarà anche comoda e sicura ma svaluta ancor prima di uscire dalla concessionaria, il gusto di esibire l’ultimo modello è pacchiano. Al contrario, le vetture d’epoca che hanno un valore, non solo economico, da trasmettere ai nostri figli.

Il collezionista Antonello Salzano tiene le sue macchine custodite gelosamente oppure le usa?

Le guido quotidianamente, mi piace usarle e condividerle. Io non sono geloso delle mie macchine, sono oggetti importanti e, seppure con le dovute cautele, bisogna farle vivere facendogli fare ciò per cui sono nate, cioè camminare su strada. Tenerle nascoste significherebbe non farle vivere, non far godere agli altri, soprattutto ai bambini, della loro bellezza e della loro storia. L’automobile va goduta, la vita è breve per poter godere di tutto.

Antonello Salzano alla guida della sua Ferrari al Circuito di Avezzano. Al suo fianco Antonella Mosetti, madrina dell’evento. Foto di Achille Cortellessa PH.

Le domande sul mio taccuino sono finite ma la nostra chiacchierata non lo è affatto, stiamo toccando i massimi sistemi del mondo dell’automobile. Non smetterei mai, conversare con un appassionato di automobili autentico ed esperto come Antonello Salzano è un piacere raro, ad un certo punto ci pensa lui a dare la svolta alla mattinata: “La pioggia è passata, dai, andiamo a fare un giro sulla mia Ferrari”.

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