Una poesia in ricordo dei partigiani caduti della Provincia di Caserta

Liberazione 25 aprile
Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini. (Piero Calamandrei)

Resistenza e Liberazione, sono tornati in auge in questi giorni, poiché, proprio come allora, stiamo di nuovo resistendo contro un nemico, stavolta invisibile, il Coronavirus, per poter essere di nuovo liberi.

Nell’uomo della Resistenza di Renato Gattuso in Got Mit Uns (1944) rivedo i partigiani del casertano: il com. Giuseppe Florio, di S. Maria C., detto “Napoli”, tenace combattente, morto nei bombardamenti; quelli del Monte Tifata, di S. Prisco e S. Maria, Federico Iannotta, Giovanni Santoro, Domenico Visconti, Giovanni Monaco, Domenico Monaco, Salemme Alessandro, Domenico Nuzzolo, Bernardo La Cioppa, Antonio Ricca, alcuni deceduti negli scontri, altri in imboscate; Pippo, Manrico Ducceschi, di Capua, trovato impiccato a Lucca, dove combatterono anche due giovani partigiani Aniello  Giametta e Francesco il Napoletano di S. Cipriano.

L’antifascista Saverio Merola, di Marcianise, che perse molti cari per la sua scelta; la staffetta Angelina Gioconda di Nardo di Grazzanise vissuta per testimoniare; i due civili sammaritani morti da partigiani: il sedicenne Santagata Carlo, sparando, da solo, contro i Nazisti, fu torturato ed impiccato e Castaldo Giuseppe, già ribellatosi alla prepotenza fascista, per difendere i civili dagli ultimi attacchi, fu crudelmente mitragliato. A tutti loro ed a quanti sono rimasti ignoti un profondo e caloroso ringraziamento.

“Compagno morto” del poeta partigiano Tito Balestra

Tito Balestra, classe ’23, romagnolo, insignito dagli Americani del Certificato al Patriota, giornalista e pittore, scrisse Se hai una montagna di neve tienila all’ombra poesie 1974; Quiproquo 1974; Le gambe del serpente 1975; Oggetto: la via Emilia 1976. Compagno Morto (1945), edita il 24 marzo del 1947 sull’Avanti, è un toccante ricordo di un amico:

Le imposte erano chiuse al tuo passaggio.
Tu giacevi coperto da un lenzuolo
su un carro di campagna.
La morte ti ha sorpreso senza dirti
il perché dei fucili.
Due colpi: e l’erba bagnata ti ha raccolto
con un filo di sangue troppo breve
per non crederti vivo.

È un’ottava, a versi liberi (terzina e pentastica) propria dei poemi cavallereschi, per ricordare gli eroi, con assonanze, consonanze, allitterazioni (sorpresa, senza), paronomasie (erba-bagnata) e personificazioni (la morte, l’erba). La poesia, di stile narrativo, ci racconta la morte di un amico: una salma, cui non è stata concessa la carezza dei cari o la presenza della gente, coperta da un lenzuolo, adagiata su un carro, è trasportata lungo una strada vuota, simbolo della paura di un popolo.

Il drammatico vuoto tra le due strofe crea una pausa infinita di pathos e di attesa che ci conduce al tragico epilogo, due colpi, rimbombanti nelle nostre teste, sparati senza una ragione, che hanno inferto una ferita innocua ma mortale. Solo l’Erba, simbolo del Paradiso, piangendo (bagnata), accoglie quest’anima, emblema di una gioventù che non voleva morire ma desiderava solo una terra libera.