L’ Angelo degli Ultimi, ricoveri in tenda e pronto soccorso su strada, cambia il modo di fare assistenza ai clochards

Nel giro di qualche anno il territorio urbano della città di Caserta è cambiato, la stazione fino a poco fa affollata di senza tetto di passaggio e stanziali appare quasi vuota.

I famigerati punti di ritrovo, come l’area del Banco di Napoli, sicuramente svuotati. Certo, potremo ancora trovare in giro alcuni dei nostri amici senza fissa dimora che talvolta cedono a brevi ritorni nostalgici della vita di strada, fatta di alcool e marciapiedi, ma sicuramente lo Skyline di Caserta è cambiato.

Il motivo c’è: la presenza sul territorio di associazioni assistenziali come Caritas, Croce Rossa, qualche altra associazione ed un paio di Case Famiglia per certo funzionano e sono di supporto, ma rispettano una procedura da protocollo nel senso che il clochard viene sfamato, vestito, talvolta lavato, poi della sua vita non si sa più nulla.

Non così L’Angelo degli Ultimi, ma non per fare una classifica dei più bravi, semplicemente cambia il “metodo”. La presidente dell’associazione Antonietta D’Albenzio ci spiega come: “In realtà più che assistere noi ci prendiamo cura di queste persone, dall’accoglimento iniziale all’accompagnarli in un percorso di ripresa.

Conosciamo le loro storie, sappiamo chi sono, se hanno famiglia, da dove vengono, soprattutto li curiamo se sono ammalati, cosa che capita abbastanza spesso. Abbiamo non solo dotato il nostro camper per l’assistenza on the road, di tutto il necessario per un primo soccorso, ma abbiamo allestito anche una tenda mobile nello spiazzale interno alla Casa del Sorriso dove in questo momento è alloggiato Vincenzo, il nostro ultimo “ospite”, con una patologia e delle esigenze personali che non gli consentivano di stare in mezzo agli altri.

Lo abbiamo recuperato alla stazione di Cancello dove viveva da tempo in strada, conosciuto da tutti e benvoluto ma ormai ammalato in modo serio. Nessuna famiglia alle spalle, nessuno che potesse cercarlo se gli fosse capitato qualcosa.

Tutto questo ci fa riflettere tantissimo, è così che a volte si muore in solitudine ..e abbandonati, è davvero tristissimo.  Intanto i ragazzi già ospiti che noi assistiamo e che stanno facendo un bel percorso adesso si prendono cura di lui facendo i turni per non lasciarlo solo, non sono professionisti ma gli fanno tutto come se fosse in ospedale. Questa è la povertà, c’è tanto amore da donare anche tra di loro”.

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