L’11 settembre: tragica ispirazione poetica

11 settembre

Quel pomeriggio accesi la televisione. Vidi una delle Torri Gemelle con uno squarcio e diversi notiziari che pensarono ad un incidente aereo. Anche io lì per lì fui dello stesso parere. Fu l’impatto devastante del secondo velivolo che spiazzò tutti. Era l’inizio del cambiamento, come la caduta dell’impero romano. Vivevamo consapevoli che dovevamo sconfiggere Al-Qaida e Bin Laden ma nessuno si aspettava un attentato così eclatante e impattante come quello dell’11 settembre. Negli anni successivi altri attacchi, come quello alla stazione di Madrid nel 2004 ed alla metropolitana di Londra nel 2005.

Da allora due parole sono entrate nel nostro vocabolario: attacco terroristico e teoria del complotto. C’è ancora chi afferma che l’11 settembre non sia mai avvenuto: o era tutto una farsa o era una mossa politica statunitense per dichiarare guerra. Invece, dopo tanti anni, rivedere di nuovo il crollo, gli uomini che si lanciano nel vuoto, i fazzoletti bianchi agitati dalle finestre fa ancora impressione e nessuno crederebbe ad una fantomatica messinscena.

Dopo Al-Qaida ci sarà l’Isiss e ora di nuovo i Talebani. Che altra mossa organizzeranno i nuovi nemici dell’Occidente? Dopo una pandemia che ci ha destabilizzato sotto tutti i punti di vista, con la tacita guerra ancora in atto tra Stati Uniti, Russia e Cina, nuova padrona del mondo, cosa ci aspetterà?

Grazia Rombolini, un’artista completa

Arte, letteratura, musica e danza: tutto questo in Grazia Rombolini, poetessa romagnola. Si è dedicata all’insegnamento ma di più al teatro canoro con il Bausette Theatre del professore Aldo Redi di Criscio. Il suo primo libro di poesie è Profumo di Tiglio. Nella prefazione, che riporto in parte, cito le parole della poetessa:

Se mi chiedono perché scrivo…rispondo: “Mi sento libera!” Quando mi “scappano” le parole, sento l’irrefrenabile bisogno di “fermarle” sulla carta e scrivo ovunque mi trovo, con qualunque oggetto, tranne che con il computer. Alcuni parlano con gli animali, con le piante; io inveisco contro il PC in cui intravedo un folletto maligno che mi distrae e mi inibisce. I pensieri escono inconsapevoli, le pulsioni del cuore e dell’anima si rincorrono come una musica, un’armonia, una dieto l’altra, si aggrovigliano, si dipanano, si dissolvono tra sogno e realtà. Passione, desiderio, dolore e gioia si intersecano, ingombrano la mente fino ad esplodere nel bisogno di lasciarle andare per provare una sensazione di leggerezza. I versi che esprimono le mie emozioni mi rendono vulnerabile e forte nel contempo, mi permettono di condividere col mondo esterno la mia fragilità e la mia determinazione ma sono anche messaggi che cercano di invocare la reazione ed il coinvolgimento del lettore.

Una poesia particolare

Ecco il componimento che commemora in chiave filosofica l’11 settembre:

11 SETTEMBRE 2001

Siamo niente di niente
polvere al vento dell’odio e del pianto
siamo torri protese verso il firmamento
ma fragili al cenno di pochi potenti.
Nemmeno la memoria può dare conforto
ai cuori che gridano nemesi al tormento
e bruciano gli animi a tanto sgomento.
I corsi e ricorsi di storia e dolori
infrangono il sogno
di giorni migliori.
Attoniti e immobili come statue di cera
lasciamo che l’acqua tracimi dai ponti
che il fuoco distrugga i nostri raccolti
piangiamo le vittime con ipocrisia
ma senza il coraggio di prender la via
che porti alla pace e al divin sentire
che renda la terra un luogo migliore
per vivere insieme soltanto d’amore.

Questa poesia descrive l’immobilismo e le responsabilità dell’uomo dinanzi alle tragedie. Nell’apostrofarlo come le stesse torri, che sembrano indistruttibili e si slanciano orgogliosamente verso il cielo, la poetessa ha voluto farci capire, invece, quanto sia debole e insicuro. Neanche il passato, la historia magistra vitae, ci ha aiutato a non commettere gli stessi errori. Quello più grave è che noi dimentichiamo.

Sì, dimentichiamo volutamente il dolore delle vittime delle guerre passate, sapendo che ritorna all’improvviso (i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico, filosofo napoletano, menzionati dalla poetessa). Sbandieriamo slogan pacifisti eppure c’è sempre qualcuno che accende quella fiammella che si trasformerà in un incendio: solo quando il disastro è compiuto, con la sua scia di morti e ricordi atroci, ci rendiamo conto che potevamo fermarlo ma, come sempre, non ci abbiamo pensato!