La commedia “Italiani in America” in scena ad Alife domenica prossima

Domenica 27 gennaio all’Auditorium Ipia di Alife, dalle 20:00, va in scena Italiani in America. La regia è di Ernesto Cunto, che, tra l’altro, ha partecipato al film Dov’è l’amore?, del 2010, di Umberto Del Prete, dove interpreta il padre di una ragazza straniera innamorata del protagonista.

Tra le altre sue commedie più famose  ricordiamo: Tutti a tavola, Geppino e Filomena…quante mazzate, Dove avete messo il morto, Socrate immaginario. La sua farsa napoletana si incentra sulle situazioni spiacevoli che possono capitare a chiunque. Fa eccezione Italiani in America. Quello che va in scena è un spettacolo in cui si intrecciano recitazione, danza e canto: diversi attori della compagnia si esibiranno, accompagnati anche dal corpo di ballo della Vitart Academy, con sede a S. Prisco, guidate da Imma Allocca.

La commedia tratteggia la vita quotidiana degli Italiani emigrati in America tra la fine dell’800 ed i primi anni del ‘900, fenomeno che fu indicato come la “grande emigrazione”. Chi partiva, di solito, erano braccianti o piccoli proprietari terrieri, sia dell’Italia del Nord (Genova) che del Sud (Salerno, Napoli) che volevano far fortuna. Erano uomini soli, che nel corso della loro permanenza, se riuscivano a stabilizzarsi, chiamavano dall’Italia anche le loro famiglie. La destinazione erano gli Stati Uniti, l’America del Sud (Brasile ed Argentina) e l’Australia ma per la maggior parte la traversata era un incubo e si rischiava anche di morire. Chi invece arrivava a destinazione, veniva ghettizzato nei quartieri creati appositamente per loro (che divenne nel tempo la Little Italy), dove già erano presenti altri conterranei; soventi erano gli episodi di razzismo, sia verbale che di fatto, verso gli Italiani, considerati, come gli Ebrei, una razza inferiore o collusa con fenomeni malavitosi ed anarchici. I lavori che svolgevano erano quelli della costruzione di ferrovie, di strade, di lustrascarpe, di becchini ma alcuni di loro furono costretti a rubare per sopravvivere. Con gli italiani, purtroppo, in America si trasferì anche Cosa Nostra, che in quel caso venne chiamata Cosa Nostra Statunitense o Mafia italo-americana, originata da alcuni mafiosi siciliani emigrati. Il loro terreno fertile furono proprio i ghetti dove si ritrovavano tantissimi italiani poveri: essi divennero in poco tempo falsari, ladri, assassini, vessando prima gli stessi connazionali in seguito la popolazione americana (la Mano Nera). Un problema che ingigantì il fenomeno mafioso fu il proibizionismo, con cui fu severamente vietato produrre, trafficare e vendere alcolici ma la mafia iniziò il mercato nero dell’alcool. Infine, ricordiamo anche Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore, 22 aprile 1891 – Charlestown, 23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafelletto, 11 giugno 1888 – Charlestown, 23 agosto 1927). Uno era operaio in una fabbrica di scarpe  mentre il secondo era un lavoratore precario: entrambi furono accusati ingiustamente di due omicidi e condannati a morte. Non tutti gli italiani fecero una brutta fine: molti si arricchirono grazie ai prodotti della loro terra (la pasta, la mozzarella, l’olio, la pizza) oppure aprendo piccole imprese. Fino a pochi anni fa in molti paesi si celebrava la festa del migrante, in cui gli italiani, che ormai vivevano da lungo tempo in America, ritornavano in Italia per le vacanze dove riabbracciavano le loro famiglie.

Tutto questo viene raccontato, in modo leggero ma senza essere banale, nella commedia Italiani in America, che merita di essere visto, anche per guardare con occhio diversi tutti questi poveri esseri umani che migrano da molte parti del mondo in altre parti dell’ecumene, dove vengono visti come un fastidio, proprio come noi italiani tanti anni fa.