Caserta, la Compagnia Teatri di Carta mette in scena “Shnell!”, il dramma dell’Olocausto

Stamani, 6 Febbraio 2020, alcune classi del Liceo Pietro Giannone di Caserta sono state coinvolte nella visione dello spettacolo teatrale dal titolo “SHNELL!”, presso il Teatro Don Bosco, messo in scena dalla compagnia di produzione, ricerca e formazione teatrale napoletana “Teatri di Carta”.

Lo spettacolo, progettato e diretto da Francesco Campanile e Tiziana Tesauro, si è presentato come un’originale rielaborazione del celebre film “La vita è bella”, diretto ed interpretato dal grande Roberto Benigni, una delle più significative ricostruzioni -rigorosamente italiana -della drammatica vicenda della Shoah, il genocidio degli ebrei di cui furono responsabili le autorità della Germania nazista.

“SHNELL!” (titolo derivante dall’omonima parola tedesca, col significato di “Velocemente”, ”in fretta”) è la storia di un amore profondo e autentico, che intreccia i fili delle vite di quattro protagonisti (Beniamino, Maria, Duccio e Margherita) sullo sfondo della seconda guerra mondiale. È una favola in cui viene narrata la storia di una famiglia divisa in due: di un uomo alla ricerca della felicità; di una donna che, per amore, trova il coraggio di cambiare il suo destino, pur consapevole di trasformarlo per sempre; di un bambino, Samuele, che soltanto l’amore del padre può proteggere e salvare dall’inferno più terribile di tutti i tempi. E’ un inno alla vita che, anche nelle situazioni più brutte, continua ad essere meravigliosa.

La scena si presenta scarna, vuota, occupata da otto sedie che, di volta in volta, ridefiniscono lo spazio trasformandolo. La musica, le luci e gli oggetti scandiscono il ritmo brioso e coinvolgente della prima parte. Nella seconda, invece, tutto cambia diventando cupo e teso, scandito dal il ritmo della morte che trasforma e abbrutisce.

Interessanti e coinvolgenti sono state le scelte scenografiche e metaforiche, tra cui quella di interpretare delle bambole animate, o usare delle palle da gioco, a simboleggiare l’innocenza e l’ingenuità con le quali si può guardare la realtà con lo sguardo di un bambino; o ancora l’ampio velo a rappresentare l’anima, o la paura, che a volte viene messa da parte dando spazio al coraggio, ma altre attanaglia inesorabilmente la nostra esistenza.

Infine le coreografie, curate da Christian La Sala, hanno completano ed arricchito l’insieme scandendo il trascorrere del tempo e della narrazione.