La creazione della parola poetica in Jimenez

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Oggi vi presentiamo un poeta famoso per le sue poesie romantiche, spesso menzionato a San Valentino, che dimostra invece una profonda conoscenza dei sentimenti ben al di là della banalizzazione data all’utilizzo dei suoi componimenti durante la festa degli innamorati.

Jimenez, un poeta esistenzialista

Uno dei versificatori d’amore più importanti della Spagna, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, Juan Ramón Jimenez fu premio Nobel per la Letteratura, dopo aver lasciato la patria a causa della cruenta guerra civile. Fu lui a plasmare la futura generazione dei poeti. Giovanissimo pubblicò Almas de la violeta, in cui la sua sensibilità sposò la corrente letteraria del modernismo, ispirata alla poesia francese, che Jimenez personalizzò in modo così particolare da creare egli stesso una sorta di corrente letteraria.

Dal 1917 la poesia diventò intellettuale, con considerazioni poetiche sul comporre e sul rapporto pensiero/creatività. Scrisse molte sillogi nelle quali è possibile delineare il suo percorso poetico a partire da Diario de un poeta reciencasado. Andiamo con ordine. La sua poesia rispecchia la cosiddetta ansia di eternità e di bellezza, al di là dello spazio/tempo e della nullità delle cose terrene, un percorso maturato nel tempo che si avvale della presenza di aspetti della realtà cui lui si immedesima, come il mare ad esempio. Eternità contro la paura di morire, che solo l’amore può realizzare.

Così se inizialmente ogni oggetto o sensazione era adombrata dalla malinconia del non esserci più un giorno, successivamente, invece, abbiamo che la morte viene depotenziata dall’essere amati. La seconda innovazione della poetica è l’idea che l’uomo in quanto demiurgo di parole è simile ad un Dio: proprio nell’animo del poeta si nasconde la sua indole divina. Così dal dialogo, che è confronto con l’altro, si passa al monologo, espressione egotica dell’ispirazione poetica.

Accion o l’Espressione, lo statuto poetico di Jimenez

Tratta dalla raccolta Eternidades/Eternità, dedicata alla moglie, è la prima poesia della silloge. Ecco il testo:

No sé con qué decirlo,
porque aún no está hecha
mi palabra

Di cui la traduzione di Claudio Rendina:

Non so con che dirlo,
perché ancora non si è creata

la parola mia.

Queste poche righe, che potremmo definire un epigramma, quel genere poetico capace in pochi versi di racchiudere un pensiero, hanno un doppio significato. Il primo riguarda la composizione, il secondo il tema. Andiamo con ordine. La difficoltà evidente del poeta è quella di non trovare ancora la sua palabra v. 3, parola, per poter decirlo v. 1, dirlo al pubblico o alla propria donna.

Bruno-Cristillo-Fotografo
Terrazza Leuciana
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Il verbo principale, decirlo, è legato in composizione chiusa, una sorta di struttura ad anello tematica, con il termine palabra. Il senso filosofico, di matrice greca, in cui lo scrittore, ispirato da una divinità o da un sentimento divino, quale l’amore, connesso alle divinità di Afrodite e di Eros, diventa una sorta di demiurgo, il creatore semidivino, è racchiuso nell’espressione riferita alla creazione, no está hecha.

Chi scrive, allora, dovrà riuscire a creare un linguaggio nuovo per cantare l’amore, con terminologie nuove e concetti mai espressi prima ed il geniale Jimenez riuscirà nell’intento.