La crisi energetica obbliga al cambio di tecnologia: l’energia solare è sempre più popolare

La crisi energetica obbliga al cambio di tecnologia: l’energia solare è sempre più popolare
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Una delle problematiche che sta attanagliando i paesi europei e non solo da oltre sette mesi è quella legata alla crisi energetica. Il conflitto in Est Europa, che ha preso il via alla fine dello scorso febbraio, ha gettato nella confusione gran parte degli Stati del Vecchio Continente, che sfruttavano le risorse russe per poter fornire gas ed elettricità ai propri cittadini.

La progressiva chiusura dei rubinetti da Oriente verso l’Occidente ha costretto i capi di stato a cercare fonti alternative – sia in termini di tecnologia che di provenienza – per non soccombere soprattutto ai freddi mesi invernali che stanno giungendo, ma anche per non portare la popolazione a dover pagare cifre folli sia per quanto riguarda le utenze casalinghe che per mandare avanti la propria attività.

Questo scoglio non è però un argomento recente dato che, a causa del cambiamento climatico e del conseguente innalzamento delle temperature medie terrestri, in ogni stagione dell’anno, ogni governo è alla ricerca di nuove soluzioni per produrre energia in modo più green.

Le due soluzioni che, allo stato attuale, meglio si adattano a questa forsennata – e soprattutto obbligata – ricerca risiedono nelle fonti rinnovabili come quella del vento, quella solare o quella idroelettrica.

Parlando di energia solare, questa è probabilmente quella che si sta espandendo a vista d’occhio, in particolar modo negli ultimi anni. Questo grazie ai bonus proposti che hanno, tra le altre cose, permesso ai cittadini di far installare sui tetti delle proprie case dei pannelli solari per poter produrre energia più ecologica e, in secondo luogo, essere più autonomi.

Per chi dunque abbia sposato la causa dell’energia rinnovabile di derivazione solare, i prodotti proposti da EcoFlow sono la scelta migliore anche quando ci si trova lontani da casa. Per poter ricaricare i propri apparecchi elettronici anche fuori dalle mura domestiche, le soluzioni messe in vendita possono soddisfare le richieste di chiunque.

Dai pannelli solari pieghevoli che possono essere trasportati in una pratica borsa ai più importanti generatori portatili, capaci di soddisfare sia le ingenti quantità di energia in caso di viaggi molto lunghi – lontani dalle città –, ma anche di sopperire ad una eventuale mancanza di corrente nella propria abitazione. Per ulteriori informazioni sui generatori solari EcoFlow, nel nostro sito è possibile trovare tutte le specifiche tecniche di ogni prodotto.

In questa corsa alla ricerca di più energia  – in particolar modo di energia più pulita per rispettare quelli che sono gli obiettivi posti, da raggiungere entro il 2030 e il 2050 – è la Danimarca quella che si può definire la nazione più all’avanguardia del mondo (nella somma solare+eolico), mentre tra i vari continenti, l’Europa comanda la classifica.

Secondo gli studi effettuati lo scorso anno dall’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), in Danimarca più della metà dell’energia viene prodotta grazie al vento e al sole. Nello specifico, si parla del 52 per cento, e ad avere la fetta più importante del mercato è l’energia eolica che da sola produce oltre il 40 per cento dell’elettricità del paese.

A seguire a soli 5 punti percentuali di distacco c’è l’unico paese non europeo: stiamo parlando dell’Uruguay che, a sorpresa, ha quasi un 47 per cento di energia prodotta con queste soluzioni.. Valori tre o quattro volte superiori rispetto a paesi ben più importanti del continente americano. Stati Uniti e Brasile si fermano infatti al 13 per cento.

A chiudere il podio c’è invece un paese molto piccolo, ma che non si è dato per vinto per farsi notare: è il Lussemburgo che insieme alle due nazioni precedentemente citate è l’unico a superare la soglia del 40 per cento di energia prodotta tramite vento e sole.

Come visto, quindi, tra queste posizioni non risulta l’Italia che, nonostante il progressivo avvicinamento alle fonti rinnovabili, è ancora troppo dipendente dal gas anche per la produzione di energia elettrica. Il nostro paese si attesta sul 16 per cento che però lo porta ad avere un punteggio superiore a quella che è la media mondiale. Quest’ultima è di poco superiore al 10 per cento; dato su cui si pone il valore del Giappone.

Tra questi paesi non appare la Svezia, nota per essere un territorio che da anni lotta per la produzione di energia tramite fonti rinnovabili. Questo perché il paese scandinavo è tra quelli che sfruttano maggiormente gli impianti idroelettrici. Se nella classifica sopra illustrata si aggiungesse anche questa fonte, allora gli svedesi si ritroverebbero al primo posto assoluto, almeno per quanto riguarda il nostro continente. Dietro seguono la Finlandia e la Lettonia.

Se si prendesse in considerazione solo ed esclusivamente l’energia solare fotovoltaica allora anche in questo caso il leader sarebbe ancora una volta differente. A comandare il gruppo non è né la Danimarca, né la Svezia, né alcun altro paese scandinavo, bensì la Germania. La nazione del centro Europa è all’avanguardia in questo settore, avendo iniziato a porre le proprie basi già a partire dai lontani anni Ottanta.

Prendendo invece in considerazione il “Green Future Index” del 2022 – basato sia sul tipo di tecnologie rinnovabili utilizzate, sia sulle innovazioni green, ma anche sulla quantità di emissioni di carbonio prodotte – allora è l’Islanda il paese più virtuoso, seguito da Danimarca e Paesi Bassi. L’Italia anche in questo caso è lontana, soprattutto per colpa delle emissioni di CO2, ma rientra comunque tra i primi 20 paesi al mondo.

Sono tanti i passi in avanti fatti negli ultimi anni e anche gli obiettivi a breve termine che sono stati posti, ma la sfida non è ancora vinta e in più lontana dall’essere archiviata.

Dato che riconvertire l’industria produttrice di elettricità non è una battaglia facile, né tantomeno rapida, in questo momento in cui tanti paesi, in particolar modo europei, sono colpiti da questa crisi energetica, tra le varie soluzioni adottate ci sono la riduzione dell’intensità delle luci dei monumenti o addirittura lo spegnimento delle stesse, oltre che a quelle legate all’illuminazione cittadina..

Come previsto in Italia, invece, verrà ridotto il numero di ore e il periodo durante il quale la popolazione potrà accendere i riscaldamenti nel corso dei mesi più freddi, a seconda della zona del paese presa in esame.