La Dodicesima Notte di William Shakespeare, una commedia innocente che vive della malinconia e della gioia dell’immaginazione

Isa Barzizza e Gianrico Tedeschi
Isa Barzizza e Gianrico Tedeschi in La dodicesima notte

Il 19 novembre del 1954, al Teatro Manzoni di Milano, andò in scena La Dodicesima Notte di William Shakespeare, presentata dalla Compagnia stabile del Teatro di via Manzoni, per la regia di Renato Castellani. Questi gli interpreti: Gianrico Tedeschi, Laura Adani, Memo Benassi, Nando Gazzolo, Glauco Mauri, Isa Barzizza, e altri.

La dodicesima notte, una bellissima commedia della fantasia, della malinconia, della beffa, dell’ironia e del buon umore, del desiderio di vivere, dell’amore, dell’innocenza che diventa motore di ogni atto e di ogni situazione, tersa e continua, dove tutto è ordine musicale e manifestazione sensibile di una realtà che esprime in se stessa il fuggire e il ritornare delle immagini e dei suoni. In questo spettacolo persistono la poesia, la libertà, l’innocenza e fiducia dei personaggi nei loro rapporti ai margini dell’incanto.

La nota vicenda, che muove le immagini e i suoni attorno a Viola e Orsino, a Olivia e Sebastiano, a Malvolio e ai quattro allegri compari che lo beffeggiano; malinconia, equivoci, false lettere, sospiri, canti. In sintesi, La dodicesima notte è una commedia innocente che vive della malinconia e della gioia dell’immaginazione.

Il teatro shakespeariano, come d’altronde la maggior parte del teatro, è fatto sopratutto di parole. E con quale meraviglioso strumento si possono illuminare le profondità più intime di un personaggio e far apparire i conflitti più segreti, la sua anima piena di dubbi e di collera, di nostalgia, di speranza, etc.? Secondo me proprio con la parola. E, qual è la condizione ideale, per ascoltare soltanto la parola pura, nitida, esente da aberranti influenze “estetiche”, se non quella di assistere a un monologo? In effetti, il dialogo a volte non permette un’attenta analisi della parola.

Ovviamente però, questo potrà essere perfettamente irreprensibile, a condizione che il monologhista sia realmente capace di riportare alla luce queste misteriose penombre. In questo periodo di disattenzione, a causa dei vari “rumori mediatici”, sarebbe opportuno ritrovare il senso della parola, perché, semplicemente, si pronunciano frasi solo per “sentito dire” o “meccanicamente”, senza capire il reale significato di ciò che si sta affermando. Forse solo allora si comincerà a capire che la parola non è altro che uno dei numerosi ponti, il più esteso forse, che unisce l’isola della nostra comunicazione al grande continente della vita sociale. Si ricomincerà a utilizzare, consapevolmente, l’uso della parola, in simbiosi con il significato.

Tuttavia, in alcuni casi, il monologo ha sempre bisogno di precisazione, di sviluppo per proseguire la sua strada verso quella verità sempre più celata da un astruso e perverso conformismo, che “galleggia” infidamente sopra tutte le cose; sopra le parole e gli avvenimenti.

L’attendibilità del monologhista, comunque, non è legittimata solo dall’interprete, ma naturalmente, molto dipende da come si redige un soliloquio: se la pièce è drammaturgicamente carente, si avrà comunque una cattiva performance, anche se il suo interprete sia un attore “consumato”, di comprovata esperienza; oppure, nonostante la magnificenza dell’autore del monologo, ci si potrebbe trovare ad assistere a una cattiva rappresentazione, a causa dell’eventuale insufficienza interpretativa. Per cui, se si vuole una straordinaria rappresentazione del monologo, si ha bisogno, naturalmente, di un abile interprete e di un valente autore.

In ogni modo, il monologo, ha diritto di esistere. È simile a un sipario prezioso e bello calato dinanzi a una prospettiva profonda e chiara. Ci si può anche accontentare di un sipario e i poeti, gli attori e il pubblico possono accordarsi per riconoscere la sua bellezza e il suo valore, ma ciò che si nasconde dietro è riservato a coloro che sono già pervenuti a una meta molto lontana.

(*) Direttore Artistico del Piccolo Teatro Cts di Caserta