La donna del vino: Mariapina Fontana, giovane imprenditrice di Caserta

Mariapina Fontana

Caserta – Bionda, occhi azzurri, bella ed elegante. Lei è Mariapina Fontana, giovane imprenditrice casertana che insieme al fratello Antonio è l’anima di Tenuta Fontana, azienda vinicola che negli ultimi anni ha conosciuto un grande successo e che, tra l’altro, di recente si è aggiudicata il bando pubblico per far rivivere la “Vigna del Re” nel complesso monumentale della Reggia di Caserta.

Mariapina è il volto pubblico di Tenuta Fontana e sta diventando sempre di più un personaggio noto ed influente anche oltre il territorio casertano. Per questo abbiamo deciso di intervistarla e di dedicarle la copertina di novembre 2021 di CasertaWeb:

Ti definisci imprenditrice o preferisci qualche altra definizione?
Forse più “donna del vino” che imprenditrice. Perché sono almeno nove anni che faccio parte dell’Associazione Nazionale le Donne del Vino e detengo il primato di essere la più giovane.
La mia storia nasce da cinque generazioni, i mei nonni avevano ed hanno ancora la cultura del fare il vino ed io rappresento la quinta generazione della mia famiglia che possiede questo vigneto ad Alberata.

Una lunga tradizione familiare ma la vostra azienda è molto giovane, quando e come avete deciso di commercializzare il vostro vino?
L’azienda nasce nel 2009 da me e da mio fratello con l’idea di condividere e di rendere pubblica la nostra tradizione familiare. Noi abbiamo vissuto ogni vendemmia fin da bambini ma allora avevamo una produzione familiare, piccolissima. Un’altra mission della nostra azienda è cercare di rendere noto l’Asprinio che è un vitigno autoctono poco conosciuto.

Ci siamo battezzati con una fiera ad Hong Kong nella quale eravamo l’unica azienda della Campania. E così è iniziato il nostro percorso nel mondo del vino, quella del 2013 è stata la nostra prima annata.  Io sono anche appassionata di cucina oltre che di vino ed il mio lavoro mi consente di coniugare le due passioni.

Per te fare il vino è più un lavoro oppure una passione?
Per me fare il vino è passione e soprattutto è dedizione perché ci vuole impegno per curare tutto in prima persona: anche dettagli come l’etichetta, la scelta della bottiglia… il tutto sotto la guida del nostro enologo che è Francesco Bartoletti che guarda all’aspetto tecnico. In effetti l’innovazione sta proprio nella ricerca di nuove tecniche di affinamento e di fermentazione del vino.

Hai un tuo vino preferito?
Sì, più di uno in realtà. Dei miei: Alberata, Falanghina e Sciascinoso, sono questi i 3 vini che preferisco. L’Alberata per un fatto personale, perché lo vivo in prima persona seguendo ogni passo del processo di lavorazione come e più degli altri vini. La Falanghina è una garanzia, un biglietto d’ingresso nel mondo del vino.

L’ultimo è lo Sciascinoso che è un vino rosso. Attualmente ci sono solo tre produttori di questo vino. Si produce prevalentemente a Pietrelcina e nella zona del beneventano e si produceva anche anticamente. La maggior parte delle altre aziende lo usa per fare i tagli quindi come base per altri mix di uvaggi. Noi, invece, abbiamo deciso di dare importanza a questo vigneto, infatti, abbiamo studiato un affinamento metà in anfore di terracotta e metà in barrique. Ha una gradazione di 12,5 gradi, quindi, è un vino molto piacevole, lo definisco anche “il vino delle donne”. Per chi non beve oppure si approccia per la prima volta al vino, è più bevibile e più facile da apprezzare rispetto a vini più strutturati.

Qual è la parte più faticosa e quale la parte più divertente di tutto il processo?
Non ho una mia parte preferita, mi piace tutto il processo. Mi piace vivere le quattro stagioni, dalla potatura che parte a febbraio a quando esce la bottiglia finale. Tutto è così ampio, così vasto. Non potrei dirti che c’è qualcosa che mi piace di meno.

Ti porto ad esempio il progetto con la Reggia di Caserta. Quando ci siamo presentati tre anni fa, essendo un bando pubblico, abbiamo deciso di provarci perché l’idea era bellissima. Anche lì, nel momento in cui abbiamo vinto il bando abbiamo seguito tutto passo dopo passo e, giorno dopo giorno, il progetto mi è piaciuto sempre di più.

Com’è essere donna, giovane ed imprenditrice? Ti sei mai scontrata con il maschilismo?
Io sono una che si è sempre fatta spazio da sola. Non ho mai avuto difficoltà nel rapportarmi con persone più grandi di me o dell’altro sesso perché ognuno fa il proprio mestiere. Forse dipende anche dal mio carattere ma non ho mai avuto bisogno di scontrarmi con nessuno.

Vedo ancora maschilismo, sì, tanto. Nella nostra zona si fa ancora distinzione tra uomini e donne. Ma questo non c’entra niente con l’avere una visione imprenditoriale o con le capacità che può avere una donna.

L’azienda nasce con te e tuo fratello nel 2009 ma è un’azienda già piuttosto affermata. Come siete riusciti ad ottenere questa crescita?
Con la dedizione più assoluta. Quando si fanno prodotti di qualità significa che c’è tanto lavoro dietro, i risultati vengono con il tempo. Di recente siamo andati al Vinitaly, siamo stati selezionati in una masterclass dei vini che rappresentassero tutta la Campania. Mentre qualche anno prima eravamo semplicemente una delle aziende che partecipavano sempre al Vinitaly, partecipando alla masterclass accanto ai grandi nomi ci siamo resi conto che il nostro lavoro è andato a buon fine. Le soddisfazioni vengono gradualmente.

Hai anche un breve passato da modella ed hai partecipato a Miss Italia nel 2018. Hai voglia di raccontarlo?
L’idea di partecipare a Miss Italia è nata per gioco. In precedenza avevamo partecipato come azienda a Miss Italia ed anche ad altri grandi eventi come Casa San Remo, il Festival del Cinema di Venezia, il Festival di Cannes… Eventi nei quali eravamo a contatto con la stampa e con gli artisti, con le miss nel caso di Miss Italia. Un anno mi è passato davanti il volantino delle iscrizioni ed il mio compagno (Lucio Falco) mi ha incentivata ad iscrivermi.

Ero un po’ titubante. Ho partecipato a due selezioni ed ho vinto la fascia che mi ha portato alle finali regionali. Da lì è iniziata un’altra sfida. Sono riuscita ad arrivare alle semifinali nazionali nel 2018 con la fascia di Miss Miluna Basilicata dopo aver partecipato a 12 o 13 tra selezioni e finali regionali.

Lo avevo preso per gioco ma poi mi sono resa conto che non poteva essere soltanto un gioco, ho iniziato ad impegnarmi. L’ho presa come una sfida personale. Perché Miss Italia ti mette in condizioni di conoscere un po’ il tuo corpo ed anche la tua personalità perché hai bisogno di tirarla fuori. Sono tornata a casa con una grande soddisfazione.

Cosa ti ha lasciato Miss Italia?
Mi ha aiutato a crescere, ti forma tantissimo e mette in risalto i valori femminili sia al livello caratteriale che fisico. Mi ha lasciato l’insegnamento di dare importanza alla personalità nella vita. E poi mi ha fatto conoscere tante altre ragazze che vengono da realtà diverse, quindi è anche un modo per confrontarsi con il mondo femminile.

Poi ho avuto anche poche esperienza da modella, questo è venuto di conseguenza dopo Miss Italia.

Progetti futuri?
Sicuramente presto uscirà il vino del Re. Aspettiamo tutti la prima bottiglia e siamo nella fase di preparazione, quindi di affinamento e fermentazione del vino, stiamo studiando l’etichetta… Ovviamente noi siamo i produttori ma la matrona è sempre la Reggia di Caserta.

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