Miti del teatro: la drammaturgia di Eugene O’Neill in “Viaggio di un lungo giorno nella notte”

Eugene O’Neill
Eugene O’Neill (New York 1888 - Boston 1953)

Quando si dice attualità al teatro, non significa che il teatro deve essere attuale, ma far vibrare la trepidazione della vita che si vive al momento. Marlowe scriveva le sue fosche tragedie su argomenti e motivi remotissimi e leggendari come Faust, Tamerlano, ecc. Racine componeva i suoi poemi drammatici, le Fedre, le Andromache, traendo figure e ispirazione da miti di un tempo perduto. Ma tutti erano compiutamente attuali.

Il linguaggio di Marlowe, irto, torbido, dirupato, esprimeva, balenando i furori dell’età elisabettiana, la grazia tenera e crudele. L’incantevole armonia di Racine penetrava il secolo d’oro francese con una levità e un’aderenza perfetta. Psicologia, sogno, finezza, chiarezza, fantasia, già mettevano brividi romantici o decadenti nella misura del verso impeccabile, ed erano e sono esattamente, la voce, il suono, l’immaginazione, della classica e razionale eleganza d’allora e di adesso. E questi aggettivi “sciabordano” nel teatro in generale, ma in particolare nel teatro di O’Neill.

Infatti il 9 febbraio 1956 al Reale Teatro Drammatico di Stoccolma, è stato rappresentato un dramma di Eugene O’Neill, dal titolo Viaggio di un lungo giorno nella notte. La rappresentazione durò cinque ore e iniziò alle 19. I quattro personaggi di quest’opera s’identificano con i quattro membri della famiglia dalla quale proveniva lo stesso O’Neill.

Locandina dello Spettacolo di O'Neill
Locandina dello Spettacolo di Eugene O’Neill

Il dramma rievoca una giornata del 1912, nella casa della famiglia Tyrone (in realtà in casa dell’autore), giornata che risultò poi di grande importanza per lo sviluppo successivo dello scrittore, allora giovanotto ventenne, privo di idee chiare sul suo avvenire, perché quel giorno, egli seppe di essere gravemente ammalato e, nel sanatorio dove si recò per curarsi, iniziò la sua attività di drammaturgo, ponendo fine, una volta per tutte, alla vita che aveva fino allora condotta.

Nel dramma sono illustrate, con meticolosa e persino crudele precisione, la personalità del padre, un vecchio attore mancato, della madre morfinomane, del fratello ubriacone, e dello stesso O’Neill già ex attore, ex marinaio, ex poeta, ecc. ecc.

L’ambiente familiare, l’ereditarietà dei vizi, degli istinti, il complicato repertorio psicanalitico sul quale O’Neill era piuttosto competente, hanno sempre agito nel suo teatro come un fato naturalistico e inesorabile.

(*) Direttore Artistico del Piccolo Teatro Cts di Caserta