La famiglia: calcolare i gradi di parentela e di affinità 

La famiglia: società naturale e parentela. Calcolare i gradi di parentela e di affinità 
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Nell’ordinamento giuridico italiano la famiglia è la formazione sociale più complessa. È la dimostrazione che il diritto è vivo. Tale perché nella sua dimensione oggettiva si compone di regole, norme ed istituti. Ma il diritto è vivo perché sono vivi tutti i soggetti che con esso si confrontano.

L’articolo 29 della Costituzione italiana stabilisce che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. E il matrimonio, nell’ordinamento italiano, è l’istituto ordinato per eccellenza all’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, “con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare” (art. 29 Cost.).

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Le parole chiave della Legge fondamentale sono: “diritti della famiglia“; “società naturale”; “matrimonio”. Altri concetti cardine, che potremmo dire accidentali, sono: “la famiglia fondata sul matrimonio (famiglia legittima)” e “l’unione civile”.

Gli elementi “essenziali” di questa formazione, perciò, sono il rapporto di coniugio, che lega marito e moglie e il rapporto di parentela,  che costituisce il legame di sangue tra persone discendenti da un comune capostipite (fino al sesto grado).

Non importa oggi che la filiazione sia avvenuta dentro o fuori dal matrimonio, tanto più se il figlio è adottivo, poiché la legge ordinaria ha superato ogni definizione discriminante, riabilitando la nascita a un fatto giuridicamente rilevante.

C’è, infine, un ultimo elemento nella famiglia, il rapporto di affinità, che lega il coniuge ai parenti dell’altro coniuge. Ma a differenza della rilevanza che la società dà al rapporto tra affini dell’uno e dell’altro coniuge, per il diritto non esiste rapporto d’affinità nel caso di consuoceri o rispettivi cognati. Pertanto, la famiglia, come vedremo, ruota soltanto intorno ai due coniugi e con non poche difficoltà…

Il diritto di famiglia

L’insieme delle norme del Codice civile che disciplina lo status delle persone e i rapporti tra membri della famiglia è detto diritto di famiglia. L’ordinamento non pone l’attenzione sui singoli soggetti, bensì considera il gruppo familiare nella sua unità.

Dal 1975, anno della Legge n. 151, nota come riforma del diritto di famiglia, è venuta a mancare la struttura gerarchica con a capo il marito, ponendo i coniugi su un piano di parità, che tra loro collaborano e concordano l’indirizzo familiare.

Negli ultimi anni, dopo decenni di silenzio legislativo di fronte ai tumulti politici e sociali, si sono susseguite una serie di riforme del diritto di famiglia. Le novità legislative di questo secolo hanno assecondato il mutamento delle coscienze individuali e sociali.

Le primissime novità sono apparse nella Legge n. 219 del 2012 e nella Legge n. 162 del 2014. La prima, ha abolito la succitata differenza tra figli legittimi e naturali; la seconda, invece, ha introdotto la negoziazione assistita da avvocati nell’accordo di separazione e divorzio. Poi è intervenuta la Legge n. 55 del 2015, con cui è stato introdotto il divorzio breve, per infine giungere alla celebre Legge n. 76 del 2016, che ha regolamentato le unioni civili e la convivenza di fatto.

Altre riforme, ancora, hanno trattato la materia del cognome (vedi anche Ecco come funzionerà col doppio cognome), le sue modifiche e la sua attribuzione. Epperò, su quest’ultimo argomento, così come per la ricostruzione delle proprie origini per i figli non riconosciuti dalla madre alla nascita, nonché per il diritto delle madri all’oblio, pochi sono i riscontri legislativi e numerosissimi quelli giurisprudenziali di ogni ordine e grado. Gli interventi dei giudici, tuttavia, hanno condotto a risultati assai efficienti. I numerosissimi principi pronunciati con sentenze hanno mostrato la dinamicità di questa materia giuridica in continua evoluzione, secondo le esigenze della società civile, bisognosa di tutela dei propri diritti fondamentali.

Questa branca del diritto è fondata sull’etica. All’interno delle norme giuridiche sulla famiglia manca il dato coercitivo, esistendo disposizioni che seppur presentano contenuto normativo di divieto o di obbligo, non prevedono mai sanzioni in caso di loro violazione. La ragione per cui il legislatore abbia qui abbandonato lo strumento sanzionatorio si ricerca con agilità nel fatto che i soggetti interessati debbono essere indotti al rispetto di dette norme mediante principi etici e non col timore di una reprimenda.

Parentela e rapporti familiari: il calcolo dei gradi di parentela e di affinità

Probabilmente, l’introduzione a quest’articolo avrà indotto alcuni lettori a porsi una domanda: quali persone sono legate da rapporto di affinità? Ebbene, rispondere non è possibile senza alcune premesse.

Bisogna innanzitutto distinguere la famiglia nucleare da quella parentale. La prima è quella composta dai coniugi e dai figli. Per tutti gli altri rapporti, ad esempio quelli tra zii e nipoti, sono rapporti parentali, intendendo il vincolo giuridico che lega i consanguinei ex artt. 74 e ss., Cod. civ. Tutti i rapporti che avvengono all’interno della famiglia sono disciplinati dalla legge ordinaria. Distinguiamo, perciò, il rapporto di coniugio da quello di parentela e di affinità. 

Il calcolo tiene conto della discendenza in linea retta, che comprende i familiari che discendono gli uni dagli altri (dal figlio al padre), e in linea collaterale, ossia i familiari che discendono da un capostipite comune ma non discendono gli uni dagli altri.

Ecco la tecnica per contare i gradi:

  • Parenti in Linea Retta, familiari che discendono gli uni dagli altri: si contano tanti gradi quante sono le generazioni tra un parente e l’altro, senza contare il capostipite. (Per esempio, tra nonno e nipote si contano, escludendo il nonno, due generazioni; pertanto sono parenti in linea retta di 2° grado).
  • Parenti Collaterali, familiari con capostipite in comune che non discendono gli uni dagli altri: i gradi si contano col numero di generazioni che separano un parente dal capostipite comune e, sempre escludendo quest’ultimo, quelle che risalgono all’altro parente. (Esempio: dal nipote Eustacchio contiamo due generazioni fino al nonno Geppetto e, discendendo, altre due generazioni fino alla nipote Genoveffa; quindi Genoveffa e Eustacchio sono cugini, parenti in linea collaterale, di 4° grado.)
  • Affini. Sono nel grado di affinità coloro che corrispondono al grado di parentela del coniuge con i suoi parenti. Chi ha vissuto la pandemia del 2020 e le misure restrittive sulla circolazione, ricorderà l’ampia discussione mediatica per comprendere l’affinità. Quindi, a titolo esemplificativo, il coniuge del nipote Eustacchio sarà affine di 4° grado della nipote Genoveffa. Però, è bene tener presente, come già detto, che tra gli affini di un coniuge e quelli dell’altro coniuge non c’è legame alcuno. (Adfines inter se non sunt adfines, Art. 78 Cod. civ.).

    In conclusione, volendo ricercare il significato di questa breve trattazione, vogliamo riproporre un estratto della Relazione di Meuccio Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione, che accompagna il Progetto di Costituzione della Repubblica italiana del 1947, che così recita: “Tutti sentono l’importanza e la missione della famiglia, come nucleo essenziale della società. […] l’indissolubilità del matrimonio, per lo stato d’animo del popolo italiano e per i riflessi religiosi, è questione così grave da non poter essere in nessun caso toccata con una legge ordinaria, ma solo con una legge di valore costituzionale.” (in www.brocardi.it, Articolo 29 Costituzione, 22.10.2023).