La fanciulla di Vermeer, quando arte e poesia si unificano

La fanciulla di Vermeer, quando arte e poesia si unificano

L’arte e la poesia sono due massimi esempi della potenzialità creativa e spirituale dell’uomo. Come ha detto l’artista contemporanea Gabriela Stigliano, l’arte è una porta d’accesso sull’essere, proprio come l’ars poetica. Entrambe, come disse il grande scrittore Tolstoj, riferendosi all’arte, hanno la capacità di suscitare quel sentimento di gioia nel rapporto che si instaura tra l’artista e gli altri che contemplano l’opera. Non è facile trovare una poesia su un’opera d’arte e ho dovuto fare ricerche approfondite per riuscirci fino a che non mi sono imbattuto finalmente ne La fanciulla di Vermeer di Adam Zagajevski dedicata alla Ragazza col turbante (1665, Mauritshuis) di Jan Vermeer, pittore olandese del ‘600.

Adam Zagajevski, il poeta della contemporaneità

Siamo nella seconda metà del ‘900 quando la Russia decise di trasferire forzatamente molte famiglie in Polonia. Tra queste ci fu quella di Adam Zagajewski (Leopoli, 1945). Dopo aver studiato psicologia e filosofia, iniziò nel 1967 a pubblicare le sue poesie. Prese parte al movimento letterario denominato New Wave o Generazione ’68 che combatté culturalmente contro le falsificazioni e la modificazione del linguaggio a fini politici e propagandistici attuata dall’ideologia comunista.

L’apice di questo scontro tra libertà e tirannia si ebbe con la Lettera dei 59, in cui si denunciò il Partito Comunista di aver cambiato la costituzione. A causa di questa scelta, le opere dello scrittore furono censurate, dovette scappare a Parigi dal 1981 per tornare in patria solo nel 2002, continuando a svolgere il suo ruolo di professore di letteratura all’università.

Diversi i premi ricevuti, come la Guggenheim Fellowship (1992), fu vincitore al Neustadt International Prize for Literature (2004), ricevette l‘Heinrich Mann Prize (2015), la Legion d’onore (2016) ed il Premio Principessa delle Asturie per la letteratura (2017). La sua poesia più famosa fu Prova a cantare il mondo mutilato dedicato alle vittime degli attentati dell’11 Settembre. Le sue opere tradotte sono disponibili. Il poeta si è spento l’anno scorso.

La fanciulla di Vermeer

Non sono riuscito a sapere la data di composizione di questa poesia e pertanto riporto il testo ed il commento del poeta e critico letterario Giorgio Linguaglossa:

La fanciulla di Vermeer, ora famosa
mi guarda. La perla mi guarda.
La fanciulla di Vermeer ha labbra
rosse, umide, lucenti.

Fanciulla di Vermeer, perla,
turbante azzurro: tu sei luce,
e io sono fatto d’ombra.
La luce guarda l’ombra dall’alto,
con indulgenza, forse con rimpianto.

Il rapporto soggetto-oggetto, osservante e osservato, è rovesciato; è «la fanciulla di Vermeer» che «guarda» il soggetto poetante («la perla mi guarda»). È un concetto esattamente opposto a quello invalso da un pensiero estetico che pensa l’oggetto linguistico in guisa riflessiva, che contempla la precedenza e la prevalenza del principio soggettivo secondo il quale la poesia nasce «dalla vita del soggetto» secondo un procedimento lineare: di qua il soggetto e di là l’oggetto. L’«ombra» è la condizione del rigor mortis degli «oggetti» e del «soggetto», il loro mutismo significazionista dipende dalla condizione di «ombra» entro la quale sono (siamo) immersi nella vita diurna: «La luce guarda l’ombra dall’alto»; la «luce» è il principio attivo, il principio agente, «l’ombra» è la dimensione del «soggetto» costretto nella dimensione della non-significanza, dell’oscurità. L’oggetto della poesia è il lettore; la poesia diventa un periscopio che guarda il mondo, si pone a disposizione del lettore, si scinde in due versanti: l’autore e il lettore (il soggetto e l’oggetto). Il lettore può e deve vivere all’interno della poesia (in altri termini: l’oggetto può e deve vivere all’interno della poesia). Per Zagajevski i grandi artisti sono gli spiriti costretti nella dimensione della zona d’ombra ma sono i soli che riescono ad uscire da quella zona di neutralità della significazione meramente linguistica per raggiungere la «luce» della significazione simbolica. Questa è la dimensione spirituale nella quale si trovano Franz Schubert e il «pianista», essi sfiorano, toccano una «grande ricchezza» ma sono «poveri», della povertà dell’«ombra», l’unica dimensione che però consente loro di raggiungere la piena significazione del piano simbolico. La «morte» («il grande cacciatore di talenti») è la dimensione attigua a quella dell’«ombra». La poesia di Zagajevski è tutta situata nella dimensione intermedia tra la luce e l’ombra, una sorta di rappresentazione plastica in bianco e nero.”