La figura della madre nei versi di Giuseppe Garibaldi

La figura della madre nei versi di Giuseppe Garibaldi

L’amore di madre non può nemmeno esser compreso dagli uomini. […] Con donne simili una nazione non può morire. (Giuseppe Garibaldi)

Per l’approssimarsi della festa della mamma voglio presentarvi una bellissima poesia di Giuseppe Garibaldi dedicata alla madre Maria Rosa Nicoletta Raimondi, mostrandovi un aspetto insolito del grande generale, il suo amore per la poesia.

Giuseppe Garibaldi, un poeta poco noto

Su Garibaldi si conosce moltissimo dal punto di vista militare ma ben poco da quello letterario. Egli amava la poesia, tanto da scrivere un poema autobiografico ed altri componimenti (Montevideo, Roma, Anita, Caprera) purtroppo di difficile reperibilità. Il suo modello di riferimento era il Foscolo, per quell’amor patrio che spesso si poteva scorgere nei suoi versi. Il metro più utilizzato, invece, era l’endecasillabo. Della sua produzione è di recente pubblicazione Giuseppe Garibaldi. Poema autobiografico con cd audio, edito da Promo Music nel 2008.

Maria Rosa Nicoletta Raimondi nei versi del figlio

Maria Rosa Nicoletta Raimondi era figlia di pescatori, gente umile e dedita al lavoro, non acculturata ma tenace, come si legge in questo aneddoto:

– mamma, ancora l’Italia non esiste
e lei…
“e uniscila a mamma, che aspetti!!??”

Un dialogo amorevole, tipico di una madre che incita il figlio a perseverare nella sua missione, ripreso anche nella poesia sottostante:

Mia madre

Nelle circostanze più terribili
della mia vita, quando l’oceano ruggiva sotto
la carena, contro i fianchi della mia nave,
sollevata come un sughero; quando le palle
5 fischiavano alle mie orecchie e piovevano a
me d’intorno fitte come la gragnola, io vedevo
sempre mia madre inginocchiata, immersa e
nella preghiera, ai piedi dell’Altissimo.
Ed in me, quello che trasfondeva quel coraggio,
10 di cui anch’io rimanevo stupito, era la convinzione
che non poteva cogliermi alcuna disgrazia,
mentre una così santa donna,
un tale angelo pregava per me.

Prima di tutto una piccola notazione. I versi sono descrittivi; più che una poesia sembra infatti di leggere la pagina di un romanzo di argomento militare dello scrittore norvegese Henrik Ibsen (I quattro cavalieri dell’Apocalisse) o del tedesco Erich Maria Remarque (Niente di nuovo sul fronte occidentale).

Questo perché Garibaldi era un uomo di guerra, che aveva vissuto l’esperienza bellica, respirando la polvere che non gli fa capire se ha dinanzi un alleato o un nemico, macchiandosi le mani del sangue di un suo amico che gli muore fra le braccia ma mai capace di scappare dinanzi agli orrori della guerra, come fece al contrario il famoso poeta mercenario greco Archiloco del VII sec. a.C.

A livello stilistico abbiamo allitterazioni (carena-contro v. 3; sollevata-sughero v. 4; mia madre v. 7; inginocchiata immersa v. 7), anastrofe (a me d’intorno invece che d’intorno a me vv. 5-6) anacoluto o irregolarità stilistica (immersa e nella preghiera v. 7-8), antonomasia (dell’Altissimo al posto di Dio v. 8), enjambement (sotto/la carena vv. 2-3; le palle/fischiavano vv. 4-5; piovevano/a me vv. 5-6; vedevo/sempre vv. 6-7; immersa e nella preghiera vv. 7-8; convinzione/che vv. 10-11), epifonema (un tale angelo pregava per me v. 13), metafore (ruggiva v. 2; piovevano v. 5), personificazione (un tale angelo v. 13) e similitudini (come un sughero v. 4; come la gragnola v. 6).

La madre è il fulcro tematico, termine che è posto anche al centro della poesia. In un climax emotivo crescente, che descrive una terribile tempesta durante una traversata (quando l’oceano ruggiva sotto la carena, contro i fianchi della mia nave vv. 1-2) e una tremenda battaglia (quando le palle fischiavano alle mie orecchie e piovevano a me d’intorno fitte come la gragnola vv. 4-6), lo scrittore ha una visione: io vedevo sempre mia madre inginocchiata, immersa e nella preghiera, ai piedi dell’Altissimo (vv. 6-8). Questa rappresentazione della Raimondi da parte del figlio, rafforzata anche dai due versi finali (una così santa donna, un tale angelo, vv. 12-13), ci permette di comprendere come ella rappresenti il prototipo di tutte quelle madri che hanno i figli in guerra (attualmente i nostri militari ad esempio sono presenti in Iraq, Afghanistan, Libia, Somalia e nei Balcani, con grande preoccupazione delle proprie mamme!).

Ritornando alla poesia, negli ultimi versi, il poeta dichiara che ella riusciva ad infondergli coraggio durante le battaglie e la sua protezione lo metteva in salvo dalle atrocità della guerra, esaltandone la figura quasi come se fosse un angelo protettore. Forse Garibaldi non sarà Leopardi o D’Annunzio ma il pathos di questo componimento è sublime e penso sia anche giunto il momento di riscoprire l’indole poetica del nostro grande uomo del Sud.