Il valore della Giornata della Memoria nel nostro tempo. Ecco le risposte

La Sala dei Nomi nello Yad Vashem, il memoriale ufficiale alle vittime dell'Olocausto a Gerusalemme
La "Sala dei Nomi" nello Yad Vashem, il memoriale ufficiale alle vittime dell'Olocausto a Gerusalemme

Ricordarsi di ricordare, è questo l’unico modo che si ha per non sbagliare e se talvolta sembra complicato è giusto che il nostro pensiero vada ai 6 milioni di ebrei assassinati durante l’Olocausto e ai 7-8 milioni di persone non-ariane che sono state uccise in nome della “pulizia della razza”.

Forse bisognerebbe ridare un senso alla  “Giornata della Memoria”, scendere nel profondo, far capire che ciò che è stato non è soltanto il racconto riportato nei libri di storia, ma ha avuto volti, occhi, voci di uomini, donne, bambini. Ricordare significa anche avere la percezione di ciò che le persone pensano di questa pagina triste della storia dell’umanità.

Le risposte alle domande che seguono offrono un’occasione di riflessione.

Hai mai sentito parlare, a scuola o tra amici, di antisemitismo?”

“Beh, diciamo che a scuola non ne parliamo tanto, è un argomento che talvolta ci viene proposto quasi come se gli insegnanti fossero costretti a parlarne, ma non scendiamo mai nel profondo. Mi ricordo addirittura che, in terza media, chiesi alla mia professoressa di storia di spiegarmi il significato del termine “antisemitismo,” ma lei esordì dicendo che, non essendo argomento incluso nel programma, avrei dovuto ricercare da solo. Il giorno della memoria è finalizzato a ricordare, ma mi sembra stia diventando quasi inutile, anniversario di qualcosa accaduto tanto tempo fa.” (Alessandro, 15 anni)

“Secondo te, ora come ora, possiamo considerare definitivamente chiusi i campi di concentramento?”

“Forse si, o almeno fisicamente, strutturalmente. Quella che invece non è svanita è la nostra paura dell’altro, o meglio del diverso; tanti sono i pregiudizi verso quello che per noi non è “normalità” e che, perciò, consideriamo pericoloso, causa di danni. Contro i muri e le barriere, frutto dei nostri pregiudizi, si può e si deve promuovere una cultura volta all’accoglienza, perché l’altro, seppur nella sua diversità, resta per noi un’occasione di ricchezza incommensurabile.” (Rosalba, 46 anni)

Conosci delle testimonianze di persone che hanno vissuto l’olocausto? Come pensi ti possano aiutare”

“Soprattutto nell’ultimo periodo si è tanto parlato dell’olocausto ricordando la vicenda umana di Liliana Segre dopo i commenti antisemiti da lei ricevuti. Liliana Segre è una delle sopravvissute all’Olocausto, la sua testimonianza mi ha sconvolta, lei così piccola, più piccola di me, in quel posto così grande, così grigio, spogliata di tutto.” (Francesca, 12 anni)

Non è forse il modello che dovremmo seguire invece di appigliarci alle mode passeggere? Quando lei stessa dice: “Mi fa impressione quando sento di barconi affondati nel Mediterraneo, magari 200 profughi di cui nessuno chiede nulla. Persone che diventano numeri anziché nomi. Così facevano i nazisti. Anche per questo non ho mai voluto cancellare il tatuaggio con cui mi hanno fatto entrare ad Auschwitz, la matricola 7519 ci insegna a non restare indifferenti, a non girarci dall’altra parte, ci insegna che la vita è una e non è mai troppo brutta per essere vissuta.

E se il segreto fosse vivere questi giorni non solo per commemorare qualcosa che è passato, avvenuto e finito 75 anni fa, ma per fare una profonda e sincera riflessione, affinché, partendo dal quotidiano, si possa realmente affermare “ricordiamo per non ripetere mai più gli stessi errori?”

 

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