La letteratura cristiana sempre più protagonista in provincia di Caserta. Intervista a Elpidio Pezzella

Nonostante internet la letteratura cosiddetta “di carta” resiste bene e soprattutto affascina ancora. Crescono trasversalmente i generi e le tematiche ed anche le letture più di nicchia conquistano nuovi lettori ed estimatori

Come nel caso della letteratura cristiana, un mercato squisitamente dedicato ad una fascia di fruitori abbastanza selezionata, eppure anno dopo anno, grazie anche alla freschezza di alcuni nuovi scrittori, gli scaffali si riempiono di titoli accattivanti che ci aiutano non solo a leggere ma più largamente a meditare.

È il caso di Elpidio Pezzella, scrittore del casertano, di cui abbiamo già parlato da queste pagine, autore eclettico e ormai nota firma nell’ambito del mondo editoriale cristiano nazionale, formatosi proprio nella sua provincia di origine.

Lo abbiamo incontrato a Casale di Principe nei locali della chiesa evangelica Nuova Pentecoste, proprio per parlare un po’ del suo ultimo lavoro, “Un padre e due figli”, edito da BE Edizioni.

In un territorio noto per la sua complessità, cosa ci fa uno scrittore e blogger?

Sono in questa terra da oltre un ventennio, a fare quello che possiamo definire uno dei lavori più belli e gratificanti, ossia curare le anime, sono un Pastore evangelico.

Da questo punto di osservazione, difficile ma molto privilegiato ne ho viste tante, dal ragazzo depresso all’uomo caduto nelle fila della malavita, la donna tradita e umiliata, la coppia per bene e felice.

La comunità è come un porto, dove attraccano imbarcazioni di ogni tipo. Forse dovrei parlare di cantiere navale, perché ogni barca ha bisogno di una messa a punto. E un libro può aiutare anche a questo.

Potresti spiegare?

Sono un predicatore, un insegnante biblico, un counselor, un confessore, un amico, motivatore ed esortatore … è difficile trovare una sola parola per descrivere il lavoro pastorale. Vivo il tessuto di questa cittadina e di tutti i comuni circostanti da oltre un ventennio.

Sono testimone di come il riscatto sociale possa avere un propulsore unico nei testi del Vangelo, l’unico in grado di produrre un profondo cambiamento dell’essere, del pensare e del fare, un cambiamento che può nascere e durare solo se accompagnato da una concreta rinascita interiore.

E la mia missione è aiutare questa trasformazione a resistere nel tempo. Il libro può essere uno dei sassi a mia disposizione per smuovere l’acqua.

Un padre e due figli

Parliamo del tuo ultimo libro

Come è già chiaro nella premessa, quel che anima il mio impegno editoriale è sicuramente la fede. Scrivo di quello che vivo e che ho toccato con mia propria mano, racconto testi del Vangelo e della bibbia che hanno segnato vite.

Parlo di verità capaci di dare nuova speranza e indirizzo alle persone. Non cambierà alcuna società se le persone non cambiano prima individualmente, poi nel loro contesto familiare e così via.

“Un padre e due figli” non è la mia opera prima, siamo al dodicesimo libro scritto. Il primo però edito da una casa editrice. E come i figli, all’ultimo sei sempre particolarmente legato.

Fin’ora ho pubblicato autonomamente. Ho cercato di rendere i miei scritti facilmente fruibili attraverso la distribuzione di Amazon, e la possibilità di scaricarli sul proprio cellulare da Google Play e Kindle.

Un padre e due figli è l’incipit della parabola che Gesù racconta a chi, mettendo in dubbio il suo agire, mostrava un’immagine di sé fatta solo di apparenza, giudizio e niente misericordia.

Questa parabola è ritenuta la sintesi del vangelo, perché la figura del padre incarna l’agire di Dio nei nostri confronti. Una storia che riesce a includere nell’azione divina tutti, piccoli e grandi, buoni e cattivi.

Chi la legge per la prima volta si immedesima da subito nel giovane che decide di lasciare la famiglia, vivere la sua vita in un paese molto lontano. E poi, accade quel che è accaduto a tutti noi.

Errori, distrazioni, trasgressioni, fino a ritrovarsi senza amici, senza aiuto e senza futuro. Passare così nel giro di poco tempo dall’avere tutto al non avere più niente. Nel libro ripercorro le tre figure principali come stadi della nostra esistenza, fasi nelle quali ognuno si ritroverà prima o poi.

Ciascuno di essi ci sfida a dei cambiamenti, e nello stesso tempo ci ricorda che tutti possono migliorare.

È quindi un messaggio di speranza?

Sì, ma anche di coraggio. Ammettere le proprie colpe, riconoscere i propri errori, essere disposti a tornare sulle proprie scelte richiede grande, grandissimo coraggio. È la storia ci dice che è possibile.

Basta tornare da chi ti ha generato, da chi si è preso cura, da chi ha provveduto con amore, e con lo stesso amore ha permesso che tu andassi lontano, ma non hai mai pensato minimamente che non c’era più posto per te.

Si tratta quindi di un emozionante viaggio alla riscoperta della fede…

Non solo, ma è anche un viaggio per ritornare in sé, per esaminare sé stessi alla luce di quelli che ci circondano.

Uno stimolo a riappropriarsi della ricchezza delle relazionali primarie, quelle familiari, quelle più di altre poste in discussione nella società odierna, quelle più martoriate nella corsa del successo.

Ciascuno di noi ha nei genitori prima, e nei fratelli e sorelle poi quelle relazioni che lo segneranno nel bene e nel male. Ecco perché la parabola ci riguarda indistintamente.

Poi veniamo da un tremendo periodo, in cui  la pandemia da Covid-19 ha lasciato in ognuno un profondo bisogno di abbraccio, di calore e di affetto, prima che sia troppo tardi.

Scoprire di avere un padre pronto ad accoglierci tra le sue braccia di amore e perdono, non so a te, ma mi commuove e mi dona nuova energia.