La morte del giovane pugile di San Marco Evangelista accoltellato a Caserta. “Gennaro è figlio di tutti noi”

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Immagine di repertorio
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E’ stata una triste giornata la domenica appena trascorsa, una giornata in cui nessuno ha potuto sorridere, non un giorno per vanità e relax, oggi si è pianto un ragazzo che ha dato la sua vita, ha pagato il prezzo a questa società infame.

Siamo distrutti da questa cosa, la morte di Gennaro Leone, il giovane pugile di San Marco Evangelista accoltellato a via Vico, a Caserta, nel corso di una rissa per futili motivi, ci ha toccati tutti come fosse stato un caro.

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Io non sono madre, sono una zia con nipoti giovanissimi di cui vado fiera e i giovani, gli adolescenti mi sono cari, vedo in loro tutte quelle potenzialità, tutti quei talenti, tutte quelle peculiarità che fanno il mondo bello e ricco di opportunità.

E poi purtroppo vedo anche il brutto in alcuni, in troppi: valori repressi o inesistenti, poca o nessuna partecipazione alla vita della comunità. Penso invece a questo ragazzo che si era impegnato nello sport, che non ha voluto reagire alle provocazioni perché da pugile professionista non ha voluto usare le sue mani come un’arma, così come un bravo maestro gli aveva insegnato e invece l’ha pagata cara.

Pensiamo a quella famiglia, a quando ha ricevuto quella telefonata, al dolore allo sgomento, alla disperazione e ci identifichiamo in quella madre in quel padre in quei fratelli, in quelle sorelle, in tutti i suoi cari, a quanto sarà straziante e dura l’accettazione di una perdita così insensata.

Il dolore è troppo grande anche per chi è solo spettatore di questa tragedia, non osiamo immaginare lo sconquasso del cuore dei protagonisti.

Ed ora arrivano le domande, quasi naturale chiedersi di chi siano le colpe di questa società così malata, d’improvviso ricordiamo le parole della Bibbia quando ci dice che questi sono i segni degli ultimi tempi, e troppe ne abbiamo viste e ancora ne vedremo purtroppo.

Ma la fine del mondo non è uno tsunami o un terremoto gigantesco che ci seppellirà tutti, la fine del mondo è questa, la fine dell’amore, del rispetto, di ogni segno di umana pietà.

In questo momento è davvero inutile fare demagogia, strumentalizzare un dramma così profondo, usare male la politica, riempire la sofferenza di quella famiglia co le colpe di tutti. La società civile invece si stringa tutta attorno alla casa di questo giovane e ognuno di noi ne faccia lezione: oggi come oggi se proprio dobbiamo lottare contro qualcosa lottiamo contro l’ignoranza, contro il lassismo culturale, contro tutti quelli che ci vogliono assopiti, quiescenti e schiavi di un territorio che volutamente viene lasciato nell’ignoranza nel degrado e nell’abbandono, che non deve rialzare la testa.

Io, così come molti della mia generazione, non sono anziana ma nemmeno più tanto giovane, non lo siamo più è vero, siamo quelli che dovrebbero avere già dato, cogliere i frutti del seminato, ma invece dico che oggi spetta anche a noi, anzi spetta ancora a noi!

Il nostro compito non è finito, possiamo e dobbiamo ancora dare perché le basi, i fondamentali sono spariti, forse anche per le nostre responsabilità e noi abbiamo il dovere di ripristinarli, per amore dei nostri cari, per amore di questi ragazzi che anche se non ci appartengono è un po’ come se fossero i nostri.

Gennaro è il figlio di tutti noi, di tutte quelle madri e quei padri che tremano davanti ad un telefono, che attendono con l’ansia del ritorno, che si sacrificano per aiutare i propri ragazzi a sbocciare e prendere il largo, ma è anche il figlio di questa società che guarda ai giovani con speranza e lungimiranza, troppo spesso senza fare i conti con i propri fallimenti.