La Mozzarella di Bufala Dop punta sul peptide: sempre fresca e mai più in contatto con le plastiche per il trasporto

Si chiama peptide ed è la risposta che la scienza e la ricerca ha dato al mercato dei prodotti alimentari da conservare freschi il più al lungo possibile e senza il rischio di contaminazioni da plastiche di pellicole, vaschette e imballaggi vari.

A spiegare la straordinaria capacità di questa proteina naturale brevettata dai ricercatori della società napoletana Materias, è stato il presidente della società Luigi Nicolais intervenuto ieri all’incontro promosso dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop presso la sede alle ex Cavallerizze di Caserta.

Perchè è stato proprio il Consorzio di tutela della “regina” campana delle tavole nel mondo a porsi il problema di come conservare al meglio la Mozzarella di Bufala Campana Dop quando affronta viaggi in Italia e nel mondo dove la richiesta è cresciuta almeno del 20% solo negli ultimi tre anni.

E la risposta è arrivata dalla scienza che punta sempre di più sui materiali biologici a zero impatto sulla salute umana e sull’ambiente.

Il peptide – ha spiegato ieri Luigi Nicolais ospite del presidente del Consorzio Raimondo –  è un pezzo di proteina naturale capace sia di legarsi al materiale plastico, sia esso una pellicola sottile oppure una vaschetta, sia di intercettare e distruggere i microrganismi presenti nei liquidi di governo che avvolgono la mozzarella.  Insomma un difensore a due braccia, una per attaccarsi ai polimeri della plastica dei contenitori, e l’altra pronta ad uccidere i batteri cattivi che minacciano la freschezza e la salubrità del prodotto alimentare“.

Sperimentato e brevettato in laboratorio insieme all’Università Federico II di Napoli – ha aggiunto Nicolais – il peptide uscirà tra un anno dai laboratori per essere fruibile anche a livello industriale e permettere così alla filiera della Dop di avere una aumentata shelf life del prodotto alimentare fresco e una maggiore garanzia per la salute dei consumatori e dell’ambiente rispetto all’utilizzo delle plastiche“.

Ospite dell’incontro di ieri anche la direttrice della Reggia di Caserta Tiziana Maffei, a testimonianza che le eccellenze targate Caserta viaggiano insieme nel mondo, vessilli di qualità, unicità, tradizione, progresso.

A valle dell’incontro  l’ex ministro Luigi Nicolais ha affrontato anche la questione della plastic tax, su cui importanti aziende con stabilimenti anche nel Casertano, tra cui la Ferrarelle e la Coca Cola, sono intervenute chiedendo modifiche.

Bisogna puntare sul riciclo del Pet, come ha sperimentato con successo già la Ferrarelle – ha rimarcato Nicolais – Non si può immaginare solamente di togliere la plastica. Dopo che facciamo? Usiamo il vetro o i metalli? Materiali la cui lavorazione richieste costi e inquinamenti giganteschi“.

E mentre la discussione è tuttora in corso in Parlamento, la Coca Cola ha addirittura paventato la chiusura degli stabilimenti ubicati nel Sud Italia, ovvero Oricola (L’Aquila) e Marcianise.  Sarebbe invece al riparo da ridimensionamenti o chiusure il sito di Verona, più grande e situato sulle strade dell’export.

I mezzi di informazione – ha aggiunto Nicolais – vedono solo un piccolo pezzo, non tutto il sistema, ma quando si realizza un’analisi ecologica è necessario guardare il tutto. Bisogna assolutamente puntare sulla plastica riciclata, come il Pet“.

Ma due giorni fa proprio sul tema Pet si erano espressi Confindustria Caserta, in linea con la Confindustria nazionale, e le organizzazioni sindacali di categoria.

Portavoce del tavolo, dove erano presenti anche i dirigenti delle aziende di produzione di bibite e di imbottigliamento di acque minerali, fu il  presidente di Confindustria Caserta Luigi Traettino:La plastica delle bottiglie (PET) è 100% riciclabile. Molti produttori ed imbottigliatori già utilizzano plastica riciclata (rPET) che però risulta difficile da trovare e solo in Italia esiste un limite del 50% di plastica riciclata che è possibile utilizzare. Il prezzo del PET è di 900 euro a tonnellata, la tassa è di 1.000 euro a tonnellata, questo comporterebbe un aumento del costo della materia prima del 110%”.

L’introduzione della plastic tax avrebbe un impatto annuale di circa 40 milioni, una tegola non totalmente trasferibile al consumatore ma che tuttavia comporterà inevitabilmente un aumento di prezzo di circa il 20% dei prodotti. La conseguenza dell’aumento di prezzo genererà a sua volta una diminuzione stimata di circa il 10%.

Lo stabilimento di Marcianise della Coca-Cola HBC Italia, anche se una grande realtà industriale sul territorio, a livello mondiale rappresenta una piccola fabbrica in crescita che produce però un po’ tutto, in diversi formati, in una zona logisticamente scomoda.

 

 

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