La natura distrutta nei versi del poeta inglese William Cowper

La natura distrutta nei versi del poeta inglese William Cowper

Il taglio degli alberi, una vexata quaestio, come direbbero i latini. Molti ambientalisti si ribellano al loro abbattimento, mentre i cittadini indicano i vari pericoli cui spesso incorrono, con le macchine o a piedi, quando ne cade uno all’improvviso.

Eppure, se in caso di rischio per le persone è giusto tagliare un albero, così non è quando, per scopi meramente personalistici, economici o illegali, si deturpa intenzionalmente un intero boschetto. Con mia grande sorpresa, questo tema è stato trattato da un poeta inglese in piena epoca illuminista, William Cowper.

William Cowper e la nostalgia per la natura

Il poeta inglese William Cowper, nato nel 1731 e morto nel 1800, era soggetto a crisi depressive che lo portarono ad un tentativo di suicidio nel 1763. Solo abbandonando la città e rifugiandosi nella pace della campagna inglese, nell’Huntingdon, riuscì a guarire, sebbene soffrì spesso di solitudine.

Nei suoi versi ci sono diversi accenni alle ingiustizie, allo schiavismo, alla violenza gratuita dei suoi tempi ed all’indigenza di molti inglesi. Due le sue raccolte più importanti, ispirate dalla sua amica Lady Austen, The diverting history of John Gilpin (La spassosa storia di John Gilpin) del 1782 e The task (Il compito) del 1785.

Il pioppeto, nostalgia di un paesaggio scomparso

La poesia scelta, The Poplar Field, dimostra la sensibilità del poeta. Scritta nel 1784, è un componimento struggente. Già a partire dalla prima strofa riscontriamo un triste idillio: tutto ciò che rendeva bello quell’angolo di natura, l’ombra dei pioppi (the shade and the whispering), il mormorio del fresco colonnato (sound of the cool colonnade), i giochi del vento (the winds play no longer and sing in the leaves) ed il bellissimo riflesso degli alberi non esistono più (nor Ouse on his bosom their image receives).

Nella seconda strofa, legata alla prima, il poeta narra il suo incontro con i pioppi: dodici anni prima, infatti, scoprì quell’angolo di paradiso ma ora è tristemente tutto distrutto ed essi sono diventati seat un posto per sedersi per coloro che passeggiano in quel luogo. Il taglio del pioppeto non solo cambia la morfologia del paesaggio ma fa scappare via anche gli animali, come nel caso del merlo, il black-bird, che ha trovato rifugio in un cespuglio di noccioli e non fa più udire la sua voce.

Già dalla quarta strofa si ci avvia alla conclusione della poesia ma anche alla presentazione del pensiero poetico dell’autore, che si vede come quei pioppi, prima o poi sepolto in qualche luogo. Bellissimo il finale filosofico, teso a sottolineare come siamo presi da tanti perishing pleasures of Man, piaceri effimeri: lascio a voi riflettere sulle ultime parole, mentre leggete la poesia qui riportata, la vita è sogno, ma il piacere si consuma più rapido del respiro di un uomo. 

The Poplar Field

The Poplars are fell’d, farewell to the shade
And the whispering sound of the cool colonnade,
The winds play no longer and sing in the leaves,
Nor Ouse on his bosom their image receives.

Twelve years have elapsed since I last took a view
Of my favourite field and the bank where they grew,
And now in the grass behold they are laid,
And the tree is my seat that once lent me a shade.

The black-bird has fled to another retreat
Where the hazels afford him a screen from the heat,
And the scene where his melody charm’d me before,
Resounds with his sweet-flowing ditty no more.

My fugitive years are all hasting away,
And I must e’er long lie as lowly as they,
With a turf on my breast and a stone at my head
E’er another such grove shall arise in its stead.

’Tis a sight to engage me if any thing can
To muse on the perishing pleasures of Man;
Though his life be a dream, his enjoyments, I see,
Have a Being less durable even than he.

Il Pioppeto

Hanno abbattuto i pioppi, addio all’ombra
e al mormorio del fresco colonnato,
e il vento più non gioca né canta tra le foglie,
la loro immagine più l’Ouse non riceve.

Dodici anni fa scoprii un giorno
l’amato boschetto e la riva dei pioppi,
e ora nell’erba sono affondati,
e sedile mi fa chi ombra mi diede.

Il merlo fuggito ad altro riparo,
tra noccioli ha trovato rifugio alla calura,
più non risuona la sua dolce voce
sulla scena che tanto mi aveva incantato.

Brevi scompaiono i miei anni,
presto coi pioppi dovrò giacere,
una zolla sul petto, una pietra sul capo,
prima che un bosco sul posto rinasca.

La vista m’invita, più d’ogni altra cosa,
a meditare sugli effimeri piaceri umani:
la vita è sogno, ma il piacere si consuma
più rapido del respiro di un uomo.