La natura magistra vitae nei versi di Maria Pia Latorre

La natura magistra vitae nei versi di Maria Pia Latorre

Dopo la bellissima silloge poetica L’enigma dei crochi edito da Tabula Fati l’anno scorso, è appena uscito in libreria il nuovo labor di poesie di Maria Pia Latorre, Flamenco e cioccolato del Gruppo Letterario Culturale, casa editrice che spesso si dedica all’ars poetica. Sappiamo che l’editoria italiana, anche in ambito poetico, non sta passando un bellissimo periodo ma questa volta sia l’autrice che l’editore sono rimasti soddisfatti: infatti il volume ha vinto il Premio della Critica al Torneo dei Poeti. Non è il primo riconoscimento avuto, infatti nel 2005 la poetessa ebbe la ‘menzione speciale’ al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa Totus Tuus e le sue poesie sono inserite in raccolte varie di diverse associazioni e concorsi poetici.

Ho chiesto alla poetessa come è nato e cosa l’ha ispirata questa nuova avventura lirica:

Flamenco e cioccolato nasce da una profonda esigenza, quella di esprimere una fase cruciale della mia esistenza. Scrivere poesie rappresenta per me una liberazione interiore. Attraverso il movimento emotivo che è all’origine del conseguente bisogno di scrivere s’innesta un processo di intercettazione di suoni suggestioni immagini parole. In quei momenti (che sono anche catartici) mi sento una sorta di ‘sensore’ in grado di captare parole-energia, un catalizzatore insomma, prendendo in prestito dalla scienza l’immagine. La poesia brucia, è materia incandescente oppure è lievissima, inconsistente. La poesia è un valore che ci fa procedere verso la piena libertà umana. A volte si aggroviglia per percorsi tortuosi, altre volte si distende, segue le pulsazioni del nostro vivere. Poesia è incontro tra uomo a parola che si fa bellezza. Non riuscirei a stare un giorno senza poesia. E anche quando essa sembra non esserci, io la vado a cercare.”

Passiamo ad una delle poesie inserite nel viaggio letterario. Ho scelto quella intitolata Ad ogni stagione

 Ad ogni stagione, l’insegnamento della natura

Leggere queste parole poetiche e comprenderle nel loro intrinseco significato significa dare atto alla Natura che è ancora una magistra vitae, un esempio da seguire affinché anche il nostro benessere psicofisico sia sempre più spesso al top e non negativizzato da diverse esperienze asfissianti. Leggiamo i versi:

Non si stancano
gli steli a
lanciarsi nel vuoto
ad ogni stagione
né le gemme a
esplodere sorrisi
Perché, tu, ti stanchi
all’inciampo
del primo vagito?
Accorate sfumature
del cielo
calmeranno la tua paura
Chiamala senza timore
gridala, se ti aiuta
 
Paura Paura Paura
SCAN-DI-SCI-LA
guardandomi
nei tuoi occhi

Nella prima parte, la poetessa si rivolge ad un interlocutore, forse immaginario o al lettore che può immedesimarsi in esso, facendogli comprendere come in natura le difficoltà del vivere sono tante ma essa, proprio come hanno verseggiato molti poeti, ha quella forza vitale che irrompe come un oceano in tempesta. Ed ecco allora la vivida immagine degli steli che si lanciano nel vuoto oppure le gemme che in ogni stagione sono pronte a sbocciare ed ammaliare con un tenue sorriso chi le guarda.

Da questi esempi, si passa alla domanda diretta, come una freccia d’amore che deve penetrare un’anima ferita: noi siamo come bambini ma a differenza loro non siamo sempre in grado di rialzarci quando cadiamo. Homo homini lupus, la malvagità e tante pressioni spesso lacerano la mente di chi vuole vivere una vita dignitosa. Ed ecco il suggerimento della scrittrice, guardare il cielo. Io l’ho fatto, distendendomi sull’erba e guardandolo. Un’esperienza indimenticabile ed unica, quando vedi quelle nuvole catturare i tuoi pensieri negativi e portarli via mentre l’immenso blu ti apre gli orizzonti per intraprendere nuove strade d’esistenza.

Ed ecco la paura, nella terzina finale, che è la nostra maligna matrigna pronta a sbarrarci la strada su ogni scelta eppure alla fine bisogna scandirla, questo termine moderno che ci pone una soluzione: sconfiggerla lentamente, pezzo per pezzo, per poter guarire ogni parte di noi. Gridarla, espettorare tutto i blocchi che ci frenano. Solo guardando negli occhi chi ci ama, Madre Natura o la persona cara, potremmo fare quel salto nel buio per tornare di nuovo i cavalieri di un tempo.