La Nona Sinfonia di Beethoven per Un’Estate da Re nell’Aperia della Reggia di Caserta

Caserta – Incastonata in una cornice di rara bellezza, l’Aperia della Reggia di Caserta, una perla musicale ha reso magico ieri sera il primo appuntamento con “Un’Estate da Re“: La IX Sinfonia di Ludwig Van Beethoven. A dirigere l’opera il Direttore d’orchestra Juraj Valçuha, dal 2016 Direttore del Teatro San Carlo di Napoli ed insignito quest’anno del Premio Abbiati come migliore Direttore d’Orchestra al Mondo. L’Orchestra ed il Coro del Teatro San Carlo di Napoli, per il terzo anno consecutivo, hanno dato prova di grande professionalità eseguendo un capolavoro della musica sinfonica, con un ensemble di circa ottanta coristi (diretti dal Maestro Marco Faelli) ed altrettanti orchestrali, disposti nell’appena restaurata Aperia. Le esecuzioni soliste sono state interpretate dal soprano Ainhoa Arteta, dal contralto Julia Gertseva, dal tenore Saimir Pirgu e dal basso Goran Juriç.

Lo sfondo rappresentato da muse e paesaggi arborei, illuminati da luce soffusa, hanno senz’altro valorizzato la suggestione visiva, accompagnando l’ascoltatore in un mondo fatto di emozioni pure ed intense, il tutto accarezzato da una piacevole brezza.

Dopo un inizio un po’ disturbato dai soliti ritardatari, la Sinfonia sviluppa il famosissimo tema in re minore che viene ripreso, ciclicamente, dalle varie sezioni e nelle tonalità affini (cioè si bemolle e sol): prima i contrabbassi, poi i violoncelli, di seguito i violini ed infine i fiati.

Il Maestro Juraj Valçuha

Nell’opera di Beethoven grande valore hanno gli ottoni che, con gli archi,  riprendono le frasi musicali in modo quasi echeggiante (in forma di fuga) durante tutta la durata della Sinfonia, attraversando tutte le sonorità, dal fortissimo al pianissimo, sussurrando e ricordando costantemente il tema dell’Inno alla Gioia.

Il quarto tempo è, infatti, completamente dedicato alle voci soliste ed al coro che canta un tema quanto mai attuale oggi: la fratellanza; dall'”Ode alla gioia” di Schiller Beethoven prende spunto per una riflessione morale che sovrasta il pensiero razionale, mirando all’esaltazione dell’uomo nel sentimento comune dell’unione universale.

Il dialogo tra strumenti e voci è perfettamente strutturato per tessere il “leitmotiv” che già precorre i tempi, anticipando lo stile wagneriano del motivo conduttore: si alternano così crescendi, diminuendi, coloriti effetti strumentali che valorizzano al massimo ogni esecutore (timpani, ottoni, archi).

L'”Inno alla gioia” è il titolo che comunemente si dà alla IX Sinfonia, proprio perché vi si identifica. Nel periodo della Germania divisa è stato utilizzato per i Giochi Olimpici del 1956 e del 1968 e dal 1972 è ufficialmente l’Inno Europeo (versione solo strumentale), rappresentando l’unificazione politica, morale ed identitaria di un unico popolo fra le Nazioni, forse utopistico ma attuale.

Anche nel cinema spesso il Corale finale è stato scelto per sottolineare sentimenti umanitari e di solidarietà, passione e desiderio di rinascita (“L’attimo fuggente”, ad esempio).

La direzione del giovane Maestro Valçuha (di Bratislava) ha colpito per la compostezza e l’efficacia, esaltata dall’acustica del luogo perfettamente in sintonia con il ricco ensamble. C’è da registrare sol un piccolo problema tecnico accusato da alcuni orchestrali quando, ad un certo punto hanno chiesto al Maestro di non dare l’attacco perché in difficoltà con il cambio di pagina sul leggìo… Come detto in precedenza, la brezza ieri sera si percepiva.

Vale la pena ricordare che Beethoven, quando scrisse la IX Sinfonia, era già sordo da circa vent’anni e che, durante l’esecuzione della “prima” a Vienna, mentre dirigeva, andò fuori tempo al punto che il contralto dovette avvicinarsi con discrezione per informarlo della defaillance.