La pizza casertana è migliore di quella napoletana? Intervista ad Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana

La pizza Margherita di Francesco Martucci, Pizzeria I Masanielli
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Napoli – A margine della conferenza stampa di presentazione del progetto “Le meraviglie della Campania nel mondo” abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Antonio Pace, presidente e fondatore dell’Associazione Verace Pizza Napoletana.

Tema della conversazione, la pizza casertana al confronto con la pizza napoletana, in un momento storico in cui tanti pizzaioli di Terra di Lavoro stanno facendo incetta di premi e stanno dominando le classifiche stilate dalle riviste di settore.

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Quante pizzerie del casertano sono affiliate alla Sua associazione?
In questo momento, tra le mille pizzerie che abbiamo associate nel mondo, mi riesce difficile dare un numero. Certamente la pizza ha un legame importante con il territorio di Caserta che è la Mozzarella. Quindi la pizza a Caserta è ben presente e ben rappresentata.

In questo momento c’è una pattuglia di pizzaioli casertani che sta vincendo premi, superando anche i colleghi napoletani. Lei cosa ne pensa? È vero che Caserta ha superato Napoli?
Io non credo. Quando si parla di pizza, io non faccio campanilismo. Quando abbiamo avuto il riconoscimento UNESCO, io ho detto che per pizzaiolo napoletano non si intende qualcuno che parla Napoletano ma una persona che usa il metodo napoletano, in qualsiasi parte del mondo si trovi.

Quello che si sta facendo in questo momento a Caserta è molto vicino al metodo napoletano. Con qualche variazione, perché è sempre giusto creare delle novità. Ma la pizza classica ha 250 anni e continua a vivere.

La pizza casertana sta diventando un vero filone…
Sì ma, con tutto il rispetto, negli anni ci sono stati tanti filoni di pizza. Ma la pizza napoletana c’è sempre perché è l’origine. Poi ci possono essere le variazioni. Quando si usano un forno ed un banco per fare la pizza per poi mangiarla, quello è il metodo napoletano. Poi può essere più preciso e storico oppure variato e più moderno, ma quello è il metodo napoletano.

In molti hanno scritto che Caserta sta diventando la nuova capitale della pizza, lei come commenta?
Tutto si può dire di tutti, esiste il diritto di parola. Ma certamente noi abbiamo tante pizzerie nel mondo che fanno pizza napoletana. Siamo presenti in maniera massiccia perfino in Brasile, in Giappone.

Mi rendo conto che oggi le informazioni informazioni volano, specialmente grazie ai social. Tutto ciò mi fa piacere, ma io prendo queste notizie sempre con le molle.

Circa un anno fa FIPE Confcommercio ha lanciato l’idea di creare un distretto ed un marchio della pizza casertana. Considerando le effettive differenze tra i due stili, lei trova che questa una buona idea?
Sì, ma che cosa significa pizza casertana? Ogni tanto mi presentano l’idea di pizza salernitana, casertana o romana. Ma l’origine è sempre la stessa. Le due grandi scuole sono: la pizza napoletana e l’imitazione della pizza napoletana. Tutte le altre scuole si rifanno a Napoli cambiando qualcosa. Diventa un’imitazione.

Potrebbe dirci il nome di un pizzaiolo casertano che apprezza particolarmente?
Preferisco non fare nomi. A Caserta ci sono tanti pizzaioli bravi, ma non ci vengo molto spesso.

Il presidente Antonio Pace ci lascia con una chiosa: Trovo molto sciocco creare certe polemiche e certi campanilismi. Invece, bisognerebbe puntare sui prodotti del territorio. Come, ad esempio, la Mozzarella di Bufala Campana DOP ed il maialino nero casertano. Questo riscuote molto successo anche quando andiamo all’estero.