La poetica bellezza della natura dell’Oasi WWF di San Silvestro

La poetica bellezza della natura dell’Oasi WWF di San Silvestro

Pnta eTutto scorre via”, così affermava un filosofo presocratico greco, Eràclito di Efeso, vissuto tra il 535-475 a.C.; con questa espressione, tràdita da Platone nel Cratilo 402a ed inserita in un contesto più ampio, egli faceva riferimento all’acqua del fiume che scorre impetuosa e non è mai la stessa: nessuno, infatti, può bagnarsi due volte nella stessa corrente e ciò avviene anche nella vita dell’uomo. A questo concetto è legato il senso della poesia di oggi, scritta da Robert Frost e intitolata Nothing Gold Can Stay.

La natura, luogo dell’eterno cambiamento

Un luogo davvero magico, dove possiamo vedere i mutamenti stagionali che si attuano nel passaggio dall’inverno alla primavera, è l’Oasi di S. Silvestro. Per chi ha avuto la possibilità di visitarla rimane estasiato dal contatto con i maestosi alberi, pronti a invitare i viandanti ad accedere nel loro regno fatato, ricco di bellezze storico-artistiche: il Real Casino di S. Silvestro, la fattoria borbonica voluta da Re Ferdinando, la Foresteria, l’antico ovile ristrutturato per diventare un luogo di incontri culturali e naturalistici e la Casa Ecologica.

Chi si inoltra nel bosco di giorno può scoprire la natura nel suo arcano mistero, assaporare i suoi prodotti (miele, olio e marmellate) mentre se volete andare di sera, sarete incantati dalla danza fatata delle lucciole, dallo scintillio delle stelle e dall’agitato svolazzo dei pipistrelli. L’Oasi non è solo un luogo di svago ma anche di studio, dove naturalisti e docenti universitari studiano l’avifauna, le specie autoctone o alloctone ed i cambiamenti climatici. Un regno naturalistico che permette di ritornare a respirare la propria armonia e ne abbiamo davvero tutti bisogno.

Robert Lee Frost, il poeta della natura

Proprio l’ambiente è il tema predominante nei versi di Robert Lee Frost. Gli Stati Uniti sono stati la culla del poeta, nato a S. Francisco nel 1875 e morto a Boston nel 1963; la sua seconda patria, quella del successo letterario, fu l’Inghilterra, dove si recò spesso ed ebbe contatto con il gruppo poetico dei giorgiani ed in particolare Harold Monro, poeta d’avanguardia e mecenate, redattore della rivista Poetry Review. Il Frost a Londra pubblicò A Boy’s Will (Testamento di un fanciullo 1913), North of Boston (A nord di Boston, 1914) mentre a New York Mountain Interval (Intervallo di montagna, 1916), New Hampshire (1923) e West-running Brook (Ruscello che scorre verso ponente, 1928); altre opere A Witness Tree (Un albero testimone, 1942), A Masque of Reason (Un “Masque” della ragione, 1945) e A Masque of Mercy (Un “Masque” della pietà, 1947). Vinse due volte il premio Pulitzer, con New Hampshire nel 1930 (in cui è inserita la poesia di cui ci occuperemo oggi) e con Collected Poems. La sua poetica, figlia della vita solitaria tra i boschi, volle essere sia un elogio del bellissimo rapporto che si può creare tra uomo e natura sia una protesta letteraria al nichilismo. Purtroppo nessuna sua raccolta è presente nelle librerie italiane.

Nothing Gold Can Stay, un eden impossibile

Un eden impossibile è la palese allusione presentata in Nothing Gold Can Stay, scritta e pubblicata nel 1923 nella rivista The Yale Review, di cui riporto il testo:

Nothing Gold Can Stay
Nature’s first green is gold,
Her hardest hue to hold.
Her early leaf’s a flower;
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf.
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day.
Nothing gold can stay.

Niente che sia d’oro resta
In Natura il primo verde è dorato,
e subito svanisce.
Il primo germoglio è un fiore
che dura solo un’ora.
Poi a foglia segue foglia.
Come l’Eden affondò nel dolore
Così oggi affonda l’Aurora.
Niente che sia d’oro resta.

A livello strutturale la lirica è composta dal trimetro giambico con spondei (verso greco composto di tre metri composti di giambi, piede ritmico formato da un tono lungo ed un tono breve) e da distici (strofa di due versi); dallo schema rimico AABB, che crea una bellissima sonorità; dalla presenza a livello stilistico delle consonanze, delle allitterazioni (green gold, v. 1; her hardest hue hold, v. 2; so sank v. 6; down down day v. 7), della personificazione della Natura indicata col pronome personale her vv. 2-3 e dai paradossi della verdeggiante natura che diventa oro al v. 1 e del germoglio che è già fiore v. 3.

Cosa ci vuole dire il poeta con questo breve componimento? Che anche la Natura è partecipe della brevità della vita (Nothing gold can stay v. 8). Dopo lo sfolgorio estivo ecco piano piano decadere: ciò che era rigoglioso diventa avvizzito, ciò che era luminoso si opacizza. Se l’uomo non rispetta questo, ne risentirà sia livello fisico che psicologico, perché, come disse un anonimo, le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per tutta la vita e noi ora ne siamo ampiamente consapevoli!