La poetica santità del lavoro

La poetica santità del lavoro

Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita (Confucio)

Ora et labora citava la Regola di San Benedetto, unendo la sacralità del lavoro allo sforzo fisico. I lavoratori, nonostante il messaggio eucaristico sulla loro importanza all’interno della società, sono sempre in bilico, privi di certezze, basti pensare alla vociferata sostituzione dei robot nei ristoranti!

Negli affreschi Detroit Industry di Diego Rivera per l’industria automobilistica di Edsel Ford (1932-3) si può quasi compartecipare della fatica degli operai, messa ben in evidenza anche dalla poesia scelta. Prima di continuare l’articolo, Casertaweb ringrazia le parole d’elogio da parte della Fondazione Tito Balestra per l’articolo della settimana scorsa.

Il lavoro… tra amore ed odio

In Italia c’è un panorama lavorativo caotico: industrie e negozi che aprono, chiudono, delocalizzano; impiegati a tempo indeterminato o determinato, a voucher, a part time, a chiamata; disoccupati tra cassa integrazione e reddito di cittadinanza; tutto ciò porta alla disoccupazione di buona parte dei cittadini, che non sono assunti a lungo termine.

Nella nostra terra felix, che troppo presto passò dall’agricoltura al boom industriale, alcune aziende (la Siemens e il Tabacchificio a S. Maria C. V., l’Olivetti e la Saint Gobain a Caserta, lo Zuccherificio a Capua e tante altre) fallirono o delocalizzarono, così da generare un’enorme perdita di lavoro; ci furono scioperi, in cui protestarono intere famiglie, come accadde per la Vavid di Pastorano o ultimamente per la Jabil il mese scorso. Ai picchetti di operai si sono uniti anche quelli dei braccianti agricoli, sottopagati o non assicurati, figli della piaga del lavoro nero, ancora troppo diffuso nella nostra terra, sebbene sembra che gli italiani stiano tornando all’agricoltura, come asseriscono le categorie di settore.

Il lavoro e la disoccupazione generano entrambe, per una sorta di ironia della sorte, stanchezza, nervosismo, depressione o suicidio (dati studiati dall’Osservatorio suicidi per motivazioni economiche diretto dal prof.re Nicola Ferrigni) per mancanza, per mobbing, per gli stressanti turni di lavoro, per i problemi con i datori e/o i colleghi e per l’onorario al di sotto di quello previsto. Eppure Confucio ha ragione: molti sono felici del lavoro che hanno ed alcune industrie casertane sono state anche premiate col riconoscimento Industria Felix! Non voglio dimenticare, però, i tanti lavoratori morti durante il loro turno lavorativo, come il poliziotto Pasquale Apicella, tragedie che non dovrebbero verificarsi ma che, purtroppo, tendono ad aumentare.

Renzo Pezzani, poeta dei lavoratori

Renzo Pezzani (1898-1951), parmense, maestro di scuole elementari, impiegato della Società Editrice Internazionale (S.E.I.) e fondatore di case editrici, raccontò la propria terra con poesie, racconti per l’infanzia ed articoli, in italiano ed in dialetto. Con la raccolta narrativa Credere vinse il Premio Pallanza nel 1934. La poesia scelta, Le mani dell’operaio, si presenta come l’allegoria della figura dell’operaio:

Dice il Signore a chi batte
alle porte del suo Regno:
Fammi vedere le mani;
saprò io se ne sei degno.
L’operaio fa vedere
le sue mani dure di calli:
han toccato tutta la vita
terra, fuochi, metalli.
Sono vuote d’ogni ricchezza,
nere, stanche, pesanti.
Dice il Signore: Che bellezza!
Così son le mani dei Santi!

La poesia è a rima alternata imperfetta, con allitterazioni, anafore (mani), analessi (han toccato tutta la vita), antifrasi (che bellezza), climax (terra, fuochi, metalli; nere, stanche, pesanti), enfasi (che bellezza…Santi) e perifrasi (sono vuote d’ogni ricchezza). Il poeta ricalca le parole della Bibbia, in cui Dio giudica i vivi ed i morti per farli accedere al regno dei Cieli, collegandole all’ora et labora benedettino. La sacralità del lavoro è risaltata, infatti, dall’usura delle mani (le sue mani dure di calli); sembra quasi di toccarle quelle mani, rovinate (stanche) dalla terra, bruciate (nere) dal fuoco e muscolose (pesanti) per aver sorretto le lastre.

Eppure il rispettoso guadagno, così desiderato, non c’è stato; ecco, quindi, la palese condanna del poeta contro lo sfruttamento operaio (sono vuote d’ogni ricchezza). Dio può solo benedire questi lavoratori perché, come i Santi, la loro vita è un’esistenza di sacrificio e morte.  Per chi volesse inviare una poesia può scriverci a poesia2019@virgilio.it . Alla prossima!